Rivista "IBC" XVII, 2009, 1

Dossier: Studi d'artista - Conoscere e conservare i luoghi della creatività in Emilia-Romagna

Case-museo tra Emilia e Romagna

Patrizia Tamassia
[IBC]

Le case-museo rappresentano una tipologia significativa nel sistema dei musei dell'Emilia-Romagna, arrivando a contare una cinquantina di realtà museali, molto diversificate tra loro: dall'appartamento di città alla villa in campagna, dallo studio/laboratorio alla casa al mare, una varietà di edifici e di contesti, ciascuno dei quali trova una diversa ragione di memoria da conservare e trasmettere.

Per la maggior parte sono case natali o dimore di personalità conosciute, almeno in ambito locale, siano essi scrittori, artisti oppure protagonisti delle vicende storiche; qualche volta, invece, l'edificio è più rilevante di coloro che vi hanno vissuto: palazzi signorili o case borghesi che si offrono al pubblico nella loro identità originale, gli ambienti arredati secondo il gusto dell'epoca con le suppellettili e i quadri alle pareti come fossero ancora abitate. Le dimore possono anche essere utilizzate come prestigiosi contenitori per esporre altre memorie e patrimoni culturali del territorio; in questo caso, quindi, non sono sempre immediatamente identificabili, proprio perché il museo prevale sulla casa e si scinde quel binomio che le contraddistingue.

Pur nella diversità delle declinazioni, andando a cercare alcune peculiarità comuni, che permettano di delineare questa tipologia museale, potremmo pensare che, forse, la caratteristica più significativa è la volontà di fermare il tempo a un determinato periodo storico; infatti le case-museo sono la testimonianza di una volontà di memoria che si esprime attraverso la forte identità della casa e di quanto in essa è contenuto. Raccontano insieme la storia della vita e delle opere di un personaggio, ma anche la società del tempo nel quale viveva, l'epoca che faceva da sfondo a quell'esistenza, non meno rilevante della stessa vicenda personale.

Le case-museo si trovano collocate, molto spesso, in un contesto urbano e paesaggistico radicalmente mutato rispetto all'epoca che ci propongono: proprio per questa ragione, con la loro caparbia diversità, riescono a testimoniare i cambiamenti in modo tangibile ed evidente, offrendo dall'esterno un contrasto già molto chiaro rispetto a quanto le circonda. Il messaggio risulta ancora più marcato all'interno dell'edificio e si percepisce nel momento stesso in cui si varca la soglia e si entra nell'atmosfera intima e raccolta della casa e, in qualche misura, della sua epoca. Si viene così a creare una possibilità di relazione con il visitatore del tutto particolare: alcuni esperti di educazione museale ritengono che questa dimensione di quotidianità, molto lontana dal museo tradizionalmente inteso, possa avvicinare soprattutto il pubblico dei giovani, e hanno quindi realizzato specifici progetti educativi con il coinvolgimento delle scuole.

Anche se gli arredi spesso non sono quelli originali ma il frutto di accurate scelte di ricostruzione degli ambienti, fatte in anni successivi, anche se gli interventi di manutenzione dell'edificio hanno modificato alcune caratteristiche rilevanti, ciononostante l'effetto derivato dal contrasto con il contesto attuale è sempre molto interessante e stimolante. Proprio per affrontare le complesse problematiche di queste composite realtà museali, e in particolare del loro restauro, nel 1998, all'interno dell'ICOM - International Council of Museums, è nato il DemHist - Comitato internazionale dimore storiche museo (demhist.icom.museum/index.htm).

Nella nostra regione le case-museo dedicate alla civiltà contadina non hanno trovato quella diffusione che invece hanno avuto le raccolte di materiali, strumenti di lavoro e oggetti di uso comune all'origine dei musei etnografici: proprio perché non è stata accolta l'indicazione di "destinare una aliquota, sia pur minima, di villaggi, case e campi abbandonati, alla istituzione di nuclei museali in vivo della cultura contadina", come suggeriva Lucio Gambi in un fondamentale articolo dedicato alla museografia delle società rurali negli anni Settanta. Le due case-museo che è possibile individuare oggi, in ambito etnografico, testimoniano vicende molto diverse tra loro: si tratta della raccolta che Ettore Guatelli, collezionista "onnivoro" di materiali etnografici del mondo contadino, ha sapientemente e artisticamente allestito nei locali della sua corte colonica a Ozzano Taro, nella campagna parmense, e del Museo di Casa Cervi, a Gattatico, tipica casa contadina della pianura reggiana che conserva gli attrezzi di lavoro e gli ambienti di vita dei sette fratelli ricordati per il loro impegno nella lotta di Liberazione e per l'eccidio perpetrato dai nazifascisti.

La diffusione sul territorio regionale delle case-museo è ben rintracciabile nella banca dati dei Musei curata dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (www.ibc.regione.emilia-romagna.it/wcm/ibc/menu/dx/03musei.htm) ma per darne un'idea si possono individuare alcuni filoni tematici. Ampiamente rappresentato, innanzitutto, è quello delle abitazioni dei poeti e degli scrittori. A titolo puramente esemplificativo segnaliamo: a Bologna, Casa Carducci, caratterizzata dalla quantità di libri conservati in tutti gli ambienti, quasi una casa-biblioteca; a Cesenatico (Forlì-Cesena), la "casa sul canale" di Marino Moretti; ad Alfonsine (Ravenna), il settecentesco edificio dove nacque Vincenzo Monti; a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena), la casa natale di Giovanni Pascoli; a Bellaria (Rimini), il villino per le vacanze di Alfredo Panzini, recentemente restaurato e aperto al pubblico, e a Casola Valsenio (Ravenna), l'edificio denominato "il Cardello", dove visse a lungo lo scrittore Alfredo Oriani.

Un altro filone è costituito dalle case dei pittori/artisti, di cui si parla in questo dossier; tra queste, il caso di Giorgio Morandi tra l'appartamento bolognese e la casa di Grizzana Morandi, quello di Remo Brindisi a Comacchio (Ferrara), a cui si è recentemente aggiunta, sempre nel Ferrarese, Villa Bighi a Copparo. Vi è poi quello rappresentato dai musicisti: a partire da Giuseppe Verdi, con la casa natale a Roncole di Busseto (Parma) e Villa Verdi a Villanova sull'Arda (Piacenza), e poi casa Rossini a Lugo (Ravenna) e casa Toscanini a Parma. Infine il filone dei personaggi storici: Villa Saffi a Forlì; la casa di Don Giovanni Verità, oggi museo del Risorgimento, a Modigliana (Forlì-Cesena); la casa-museo di Francesco Baracca a Lugo e, a Modena, il Museo Muratoriano. Ricordiamo che la maggior parte di questi edifici è stata tutelata con il riconoscimento di Monumento nazionale.

Come edifici in sé menzioniamo, tra i palazzi di città: a Imola (Bologna), Palazzo Tozzoni, esempio di edificio signorile bolognese del Settecento con gli arredi originali e, a Faenza (Ravenna), Palazzo Milzetti, museo dell'età neoclassica, di cui è un mirabile esempio. Tra le dimore di campagna, invece, l'ottocentesca Villa Magnani di Mamiano di Traversetolo (Parma), nella quale è esposta la collezione d'arte secondo un percorso voluto dallo stesso collezionista e proprietario, e Villa Braghieri a Castel San Giovanni (Piacenza), che ospita la biblioteca, un museo etnografico nelle cantine e il cui restauro è ancora in corso.

Questo elenco delle case-museo presenti sul territorio regionale, solo parziale ed esemplificativo, prova quanto la loro formula caratteristica, in grado di coniugare storia pubblica e vicende private, sia stata ampiamente e variamente utilizzata. E continua a esserlo, come evidenzia l'impegnativo progetto museale dedicato all'automobilismo e alla meccanica, in corso di realizzazione a Modena: non a caso, ruota intorno alla casa natale di Enzo Ferrari.

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