Rivista "IBC" XVII, 2009, 1

musei e beni culturali, territorio e beni architettonici-ambientali / pubblicazioni, storie e personaggi

Jacopo Barozzi da Vignola, a cura di B. Adorni, Milano, Skira, 2008.
Jacopo Barozzi da Vignola

Stefano Luppi
[storico dell'arte]

Modena è la patria di architetti illustrissimi, che purtroppo non hanno lasciato esempi edilizi nella provincia e sarebbero stati edifici ammirati e invidiati da tutto il mondo: è il caso del grande architetto barocco Guarino Guarini, che nel Seicento ha lasciato tracce indelebili alla corte dei Savoia (sua la cappella della Sacra Sindone del Duomo torinese, ora oggetto di restauro) e anche del rinascimentale Jacopo Barozzi, detto "il Vignola" per il luogo della sua nascita (1507-1573). Sul Vignola l'editore Skira di Milano ha pubblicato una corposa monografia a firma di Bruno Adorni, ordinario di Storia dell'architettura a Parma ed ex collaboratore di Paolo Portoghesi.

L'introduzione del testo è proprio di quest'ultimo progettista, presto protagonista a Modena della riqualificazione dell'ex Manifattura Tabacchi: "Vignola" - ricorda Portoghesi - "appartiene alla generazione successiva dei grandi allievi di Bramante e Raffaello: Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane, Giulio Romano, il Sansovino e il Sanmicheli. Lo studio sempre più approfondito dell'antichità fu l'impegno che accomunò i tre architetti Vignola, Palladio e Ligorio".

Lo studio dei monumenti antichi romani è dunque per il maestro vignolese la base su cui costruire la sua carriera, che a ogni modo inizia in Emilia come pittore prospettico, prima di "incontrare" la trattatistica, tutta rivolta al canone classico, prodotta da Sebastiano Serlio e Leon Battista Alberti. Prima di stabilirsi definitivamente a Roma, il Vignola lavora alla corte francese di Francesco I, a Fontainebleau, con Primaticcio, e a Bologna, dove negli anni Quaranta del Cinquecento è incaricato di eseguire progetti per la facciata non finita di San Petronio.

Nella città eterna divenne presto l'architetto di riferimento della potente famiglia dei Farnese, e per papa Giulio III trasformò Villa Giulia in un organismo ordinato e articolato, grazie all'inserimento, nei corpi di fabbrica preesistenti, di una esedra verso il giardino e di scale. Ma il capolavoro è di qualche anno successivo: a Caprarola, nella campagna laziale, Vignola allestisce, su una precedente fortezza, la Villa Farnese, a pianta pentagonale. Notissima, qui, è ancora oggi la magnifica scala elicoidale interna e la scenografica sequenza di rampe e terrazze esterne. Il volume di Adorni è organizzato per capitoli dedicati ai singoli interventi e tocca anche il ruolo di trattatista dell'architetto, noto per la Regola delli cinque ordini d'architettura (1562), diffusa in tutta Europa. Un capitolo anche per Palazzo Boncompagni di Vignola: sulla sua attribuzione al grande rinascimentale, l'autore rimane "possibilista", notando che il bugnato a pettine è poco utilizzato dall'architetto nelle altre opere, anche se alcune caratteristiche rimandano all'ospedale di Caprarola.


Jacopo Barozzi da Vignola, a cura di B. Adorni, Milano, Skira, 2008, 256 pagine, 85,00 euro.

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