Rivista "IBC" XV, 2007, 4

Dossier: 'VILLAS' in Emilia-Romagna

territorio e beni architettonici-ambientali, dossier /

Sette edifici storici da valorizzare: uno studio di fattibilità

Vincenzo Barone
["eco & eco. Economia & Ecologia"]
Annunziata Robetti
["eco & eco. Economia & Ecologia"]
Francesco Silvestri
["eco & eco. Economia & Ecologia"]

Premesse

Il tema della valorizzazione dei beni culturali, tra i quali rientrano i sette edifici storici considerati da questo dossier, è definito all'articolo 6 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Codice "Urbani"):

La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione e il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale.

La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.

Valorizzare, per il legislatore italiano, significa promuovere la conoscenza attraverso forme di uso in grado di tutelare l'integrità dei beni. La valorizzazione può essere intesa come promozione di relazioni, tra il bene oggetto di valorizzazione e i cittadini. Valorizzare un bene significa stimolare la nascita di un interesse da parte di un soggetto economico nei confronti del bene stesso: questo interesse si sintetizza in chiave economica nella disponibilità a pagare per usufruirne o soltanto per avere la sicurezza di mantenerne l'esistenza.

Nella ricerca e promozione di relazioni è opportuno considerare due tipi di contesto, quello territoriale e quello tematico. Le relazioni, infatti, avvengono sul territorio, con un'intensità in genere inversamente proporzionale alla distanza, per cui, a mano a mano che ci si allontana da un edificio storico, anche l'interesse dei cittadini verso il bene diminuisce. Il contesto tematico della relazione si riferisce invece al tipo di motivazione che sottostà all'interesse verso il bene: in questa categoria rientrano quindi i diversi tipi di uso cui è possibile sottoporre l'edificio da valorizzare.

Nel corso dello studio di fattibilità inerente i sette edifici individuati in Emilia-Romagna nell'ambito del progetto "Villas, stately homes and castles: compatible use, valorisation and creative management" (Programma Interreg III B CADSES) si è prestata particolare attenzione ai due tipi di contesto appena esposti, ricercando quindi le connessioni sia in ambiti locali ristretti, sia in ambiti di livello sovralocale (parco, distretto industriale, area turistica). Sono anche emerse varie opportunità di relazione:

  • le visite culturali;
  • la ricerca scientifica;
  • gli eventi o le manifestazioni culturali (esposizioni, feste, mostre, fiere, ecc.);
  • il volontariato;
  • le attività amministrative o di produzione di beni e di servizi;
  • la possibilità di residenza;
  • le attività formative.

In termini generali, il valore economico di un edificio storico è correlato positivamente con il numero di soggetti con il quale riesce a entrare in relazione. Non sempre, però, la creazione di relazioni tra gli edifici storici e le comunità è un'attività di semplice realizzazione. Nel bilancio tra costi e opportunità, infatti, emerge spesso un eccessivo onere della manutenzione e della tutela a fronte di un limitato interesse da parte delle comunità di cittadini a tutelare e fruire del bene. Il problema di chi si occupa di valorizzazione di edifici storici e in generale del patrimonio culturale non si conclude quindi con la riflessione sui possibili usi ai quali sottoporre il bene, ma comporta la ricerca di soggetti interessati a stabilire una relazione con il bene, sia per quanto riguarda la cura e la tutela, sia per quanto riguarda la fruizione.

Negli ultimi anni si è registrata la forte crescita di alcuni tipi di uso, che hanno consentito il mantenimento di molti edifici storici. Gli usi di successo, dalla struttura ricettiva al museo e alla vetrina di prodotti del territorio, in linea generale rientrano nella tipologia appena esposta. Ma non sempre questi usi sono in grado di conservare l'immagine storica e culturale del bene: è il tema di un interessante dibattito che contrappone chi sostiene che comunque, grazie a questi usi, è stato possibile salvare il bene dal progressivo degrado, e chi invece sostiene che con la banalizzazione degli usi il bene snaturato genera comportamenti emulativi pericolosi per la conservazione di altri beni che necessitano di interventi di recupero e di valorizzazione. Gli esperti sostengono che non è ipotizzabile immaginare nei prossimi anni il recupero e la valorizzazione dell'intero patrimonio di edifici storici esistente in Italia, per cui andrebbe fatta una seria riflessione sulle potenzialità di sviluppo esistenti e su questa base andrebbe costruita una politica di valorizzazione.

Gli edifici storici considerati presentano una grande varietà di situazioni di contesto, e costituiscono un laboratorio per l'analisi di diversi temi:

  • la localizzazione di attività di ricerca e formazione;
  • l'organizzazione di eventi e attività volte alla tutela dell'ambiente e della cultura locale;
  • la realizzazione di strutture di gestione complesse;
  • l'opportunità di finanziamento da parte di soggetti pubblici e privati per interventi di recupero e di valorizzazione;
  • la creazione e la ricerca di reti di attori locali per avviare progetti di recupero.

L'obiettivo di questo studio è esplicitare i termini della valorizzazione dei sette edifici storici individuati, verificando in primo luogo le caratteristiche di ogni singola struttura, il suo stato di conservazione, le relazioni tra il bene e la comunità locale. Sulla base del quadro di analisi si procede ad approfondire le potenzialità di valorizzazione che appaiono rilevanti: se il quadro presenta una situazione critica sia per la conservazione del bene che per la costruzione di relazioni, la riflessione si concentra sulle relazioni possibili e sulla ricerca delle prime idee da sottoporre successivamente a verifica di fattibilità. Se invece il bene è in buono stato di conservazione e sono già allo studio idee per la valorizzazione, queste ultime vengono analizzate per trarre elementi di valutazione economica delle imprese. Accanto alla trattazione riferita ai singoli siti si presenta una riflessione di carattere generale che riguarda il complesso di risorse pubbliche potenzialmente attivabili per avviare progetti di recupero e di valorizzazione di edifici storici in Emilia-Romagna.

La ricerca riguarda in particolare:

  • i castelli di Zena, Paderna e Montanaro (nel Piacentino): l'istituendo parco agricolo del Riglio fornisce una chiave interpretativa generale per la problematica di valorizzazione di questi tre siti, ma mentre per i castelli di Zena e di Paderna si ipotizzano usi che sono già stati sottoposti a una prima analisi di carattere economico, per quello di Montanaro è stata intanto effettuata una ricognizione dei potenziali stakeholders ("portatori di interesse");
  • Villa Sorra (nel Modenese) e Villa Torlonia (nel Forlivese-Cesenate): in questi due casi alcune grandi aziende o associazioni di aziende hanno manifestato interesse a partecipare alla cura e alla tutela del bene in cambio della possibilità di usufruirne, per cui lo studio analizza sia gli aspetti economici che organizzativi connessi con questa forma di valorizzazione;
  • Villa Verdi (nel Piacentino): in questo caso si approfondiscono le potenzialità ulteriori di valorizzazione del bene connesse con il rafforzamento del legame tra l'offerta dei servizi museali della Villa e l'offerta turistica del territorio locale, con una riflessione sul possibile ruolo dell'associazionismo legato alla figura del Maestro Giuseppe Verdi;
  • Villa Paleotti (nel Bolognese): in questo caso si è proceduto a effettuare una ricognizione dei possibili interessi manifestati dagli stakeholders.

I Castelli del Parco del Riglio

La strategia di valorizzazione dei Castelli di Montanaro, di Paderna e di Zena è correlata agli obiettivi che si intendono promuovere con l'istituzione del Parco agricolo del Riglio. Risultano quindi predominanti, nelle proposte avanzate, gli usi legati alla ricerca e alla formazione sul tema dello sviluppo sostenibile, l'attenzione alla tutela delle colture rurali e l'attenzione alla qualità alimentare. L'area del Parco fa già parte di un ben definito bacino economico e culturale: sono presenti, infatti, diverse aziende agricole e zootecniche di tradizione familiare in un contesto ambientale caratterizzato da colture estensive che presentano un limitato impatto ambientale. È un'area che comprende aziende agricole aderenti al progetto "Natural Valley", studiato e realizzato dalla Provincia di Piacenza per valorizzare l'agricoltura delle aree di collina e di montagna attraverso il sostegno e la promozione di percorsi di certificazione di qualità alimentare.

L'area del Parco del Riglio, inoltre, è già inclusa in percorsi di enogastronomia (la "Strada dei vini e dei sapori dei Colli piacentini") ed è coinvolta nelle iniziative dell'Associazione Castelli del Ducato di Parma e di Piacenza (che interessa in particolare il Castello di Paderna). Il gruppo di aziende agricole che promuove il Parco è tra i firmatari del progetto "Una campagna per vivere", iniziativa bandiera prevista all'interno del Piano strategico per Piacenza. L'obiettivo di questo progetto, che raccoglie la partecipazione di numerose istituzioni della provincia di Piacenza, è promuovere più strette relazioni tra la città e la campagna, favorendo i contatti tra aziende agricole e residenti dei centri urbani. Particolarmente interessante è l'idea di promuovere filiere agricole "corte", basate sulla costruzione di legami di conoscenza e di fiducia tra i produttori agricoli e i consumatori.

Il territorio dell'istituendo Parco agricolo è localizzato nella Val Nure e comprende una vasta area che si estende lungo il torrente del Riglio, compresa tra le località di Zena, Montanaro, Paderna, Valconasso e Pontenure. L'area in oggetto fa capo ai comuni di Carpaneto Piacentino, San Giorgio Piacentino e Pontenure, con un'estensione di circa 500 ettari. La zona costeggia la Strada provinciale 29 ed è facilmente raggiungibile dalla A1 (il casello di Fiorenzuola è a circa 7 chilometri, quello di Piacenza Est a circa 10 chilometri). L'area così delimitata configura una continuità geografica tra il territorio emiliano e quello lombardo.

Questa area è caratterizzata da numerosi elementi di pregio, tra i quali sono da sottolineare le colture estensive di diverse aziende agricole e zootecniche e gli edifici di particolare pregio storico-architettonico. L'idea di istituire il Parco agricolo del Riglio nasce dall'iniziativa di una decina di aziende agricole e zootecniche, supportate dall'interesse dei Comuni di Carpaneto Piacentino, San Giorgio Piacentino e Pontenure, della Provincia di Piacenza e di associazioni culturali quali il Fondo per l'ambiente italiano (FAI) e la Legambiente. Si è in attesa di un eventuale concorso di altri enti pubblici competenti, quali la Regione Emilia-Romagna. Si tratta di una rara esperienza di promozione che nasce dal basso con l'obiettivo di definire una strategia di territorio per lo sviluppo rurale, in linea con i nuovi indirizzi europei in tema di sviluppo rurale e in grado di trovare una risposta agli effetti della globalizzazione sull'agricoltura intensiva. Tra gli edifici di particolare pregio storico-architettonico spiccano appunto i tre siti considerati in questo capitolo.

Il Castello di Montanaro

Contesto territoriale

Il Castello di Montanaro, insieme ai Castelli di Paderna e di Zena, costituisce uno degli edifici di valore storico e architettonico del parco del Riglio. Si trova nel comune di San Giorgio Piacentino (Piacenza) e si configura come un castello-villa in posizione strategica rispetto ai percorsi stradali e autostradali provenienti dal Nord Italia e dall'Europa. Dista 5 chilometri dalla Via Emilia, 1 dal Castello di Paderna e 4 da quello di Zena.

San Giorgio Piacentino dista 12 chilometri da Piacenza e 20 da Fiorenzuola. È un importante centro della Val Nure, ai piedi delle colline lungo la Strada provinciale per Castell'Arquato. Il territorio comunale si estende su una superficie di 49,7 chilometri quadrati con un'altitudine di 104 metri sul livello del mare, è delimitato a ovest dal corso del torrente Nure, che lo separa dal comune di Podenzano, confina a nord con San Polo di Podenzano, a est con il comune di Pontenure e a sud con i comuni di Carpaneto e Ponte dell'Olio.

Contesto storico

Il Castello di Montanaro nasce come nucleo difensivo per essere trasformato, nel corso del tempo, in splendida villa. Le prime notizie sul fortilizio risalgono al 1385, quando ne erano vassalli i figli di Leonardo Cossadoca. Nel corso dei secoli, le proprietà si sono alternate dai Cossadoca ai Rizzolo, dai Dal Pozzo Farnese ai Portapuglia, tutte famiglie di primo piano della società piacentina, fino ad arrivare ai Marazzani Visconti, la famiglia che più delle altre ha contribuito a trasformare il castello in villa. Così come ci è pervenuto oggi, l'edificio presenta un'impronta quattrocentesca con pianta rettangolare a corte e portico su tre lati. A testimonianza dell'antica struttura fortilizia, vi sono le quattro torri angolari di dimensioni diverse e il cortiletto posto nell'angolo nordoccidentale.

I maggiori lavori per trasformare il castello in dimora signorile sono stati realizzati verso la fine del XVII secolo per concludersi entro la fine del XIX secolo, mentre la definitiva messa a punto, sia dell'apparato decorativo sia della progettazione paesaggistica, è da collocare tra Settecento e Ottocento. Grazie ai documenti d'archivio si può ricostruire l'organizzazione del verde: esisteva un'area dedicata al "giardino all'italiana" che la mappa del 1826 indicava su un'estensione di 19 pertiche (pari a circa 15000 metri quadrati), rigorosamente divisa in aiuole geometriche, e un'altra area in cui vi era il brolo, erede dell'antico pomario, il frutteto che oltre alla funzione produttiva garantiva una piacevole ombra per il passeggio.

Dopo anni di gloria con la gestione dei Marazzani, il Castello di Montanaro conosce una serie di disavventure. Prima fra tutte quella del 1799 quando, in occasione della vittoria contro l'esercito francese, le truppe austro-russe del generale Suvaron vi bivaccarono. Nella prima metà del Novecento il Castello è stato venduto allo Stato che lo ha adibito a educatorio (l'Educatorio provinciale Pallastrelli). Il complesso, compreso tra i beni della Gioventù italiana del Littorio, ha mantenuto questa destinazione fino agli anni Sessanta.

Dimensioni e stato attuale

Il Castello di Montanaro consta di 65 vani - di cui 22 al piano terra, 32 al primo piano, 9 al seminterrato, per un totale di 2957 metri quadrati (di cui 104 per il portico e 36 per l'oratorio al piano terra) e 12250 metri cubi (di cui 454 per il portico e 158 per l'oratorio) - e di circa 4 ettari di terreno di pertinenza, nonché di edifici già facenti parte della corte colonica e ora in prevalenza di proprietà privata e in disuso.

La proprietà è pubblica, della Regione Emilia-Romagna (è in via di definizione il trasferimento di proprietà al Comune). Il Castello è tutelato, sia nelle parti costruite che libere, con vincolo del Ministero per i beni culturali. Allo stato attuale l'edificio si presenta in un avanzato stato di degrado trovandosi in una zona isolata e senza un uso. Questa situazione ha favorito il verificarsi di alcuni furti perpetrati ai danni del patrimonio artistico e decorativo: l'ultimo episodio, nel 2002, ha visto la sottrazione delle porte settecentesche, del camino e di un capitello del colonnato che ha provocato il crollo della colonna sottostante e di una parte del solaio. Il generale stato di abbandono interessa anche i terreni circostanti e la corte, entrambi completamente invasi dalla vegetazione spontanea. Inoltre, la qualità del contesto è degradata dalla presenza di costruzioni di scarsa qualità, edificate in tempi recenti.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Provincia di Piacenza;
  • Regione Emilia-Romagna;
  • Comune di San Giorgio Piacentino;
  • Università cattolica del Sacro Cuore (a Piacenza hanno sede le Facoltà di agraria, economia, giurisprudenza, scienze della formazione);
  • Politecnico di Milano (nella sede di Piacenza sono attivati corsi di laurea afferenti alla IV Facoltà di ingegneria industriale e alla Facoltà di architettura e società).

- Privati:

  • FAI;
  • Associazione Europa-Africa (in corso di istituzione);
  • Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Parma);
  • Italia Nostra.

Usi possibili

Data la complessità e le notevoli dimensioni del bene, gli usi possibili sono molteplici e saranno strettamente legati ai seguenti parametri:

  • la posizione strategica del Castello nel contesto lombardo-emiliano;
  • il suo inserimento nell'area del Parco del Riglio;
  • la presenza di sedi universitarie nel territorio piacentino.

Da parte dell'Amministrazione comunale non è stata data un'indicazione precisa sulle funzioni da assegnare al bene (tra le ipotesi prospettate: un centro di lusso per anziani o una beauty farm). Pertanto, nel paragrafo che segue, sono state individuate delle funzioni rispondenti alle esigenze del territorio e alle caratteristiche del Castello:

  • Uso didattico-scientifico: Centro studi sul paesaggio agrario e/o Scuola di restauro. Il Castello, sia per la sua posizione che per le caratteristiche architettoniche e ambientali, si presta come sede di formazione, con aule, sale congressi, foresteria. I contenuti della formazione sarebbero legati a quelli dei corsi di scienze agrarie e/o di architettura. I corsi di agraria sarebbero tenuti dalla Facoltà della Cattolica e potrebbero usufruire dei terreni dell'area del Parco e di quelli circostanti alla proprietà. Per questi ultimi, gli studi potrebbero riguardare, tra l'altro, le originarie specie vegetali, l'organizzazione delle colture e del "giardino all'italiana". Inoltre, il Castello potrebbe essere anche sede del Parco del Riglio, con uffici e direzione, assumendo, quindi, oltre alla funzione formativa anche quella di rappresentanza. Il progetto dei corsi di agraria è da verificare anche in relazione alla presenza sul territorio di altri enti che si occupano dello stesso tema, come l'Azienda sperimentale Vittorio Tadini a Gariga di Podenzano (Piacenza). I corsi di restauro sarebbero tenuti dalla Facoltà di architettura del Politecnico di Milano e potrebbero essere arricchiti da cantieri allestiti all'interno del Castello stesso. Anche in questo caso bisogna verificare la compatibilità con lo stesso tipo di attività prevista per il Castello di Zena.
  • Uso museale: Centro di documentazione sulle ville e i castelli dell'Emilia-Romagna. In questa ipotesi, il Castello si configurerebbe come sede di mostre permanenti sui castelli e sulle ville dell'Emilia-Romagna secondo i contenuti elaborati dall'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC).
  • Uso didattico-culturale: Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Nel 2003, Parma è stata scelta come sede della nuova Agenzia europea per la sicurezza alimentare (European Food Authority). Tra i principali compiti dell'Agenzia ci sono il controllo della qualità degli alimenti umani e animali, l'identificazione di ogni fattore di rischio per la salute del consumatore, azioni preventive. Il Castello, vista anche la vicinanza con Parma, potrebbe divenire un centro a supporto dell'attività per la sicurezza alimentare, ospitando meeting e congressi.
  • Uso residenziale: in questa ipotesi, considerata anche la posizione strategica rispetto al territorio lombardo, il Castello sarebbe destinato a ospitare residenze attrezzate per il telelavoro. È da verificare la disponibilità di qualche agenzia immobiliare a questo tipo d'investimento.

Per quanto attiene alle risorse economiche per la gestione del Castello, si potrà far riferimento a eventuali fondi erogati dagli enti territoriali (Regione e Provincia) oltre all'intervento delle aziende direttamente impegnate nella rifunzionalizzazione, come le Università, o la Fondazione Cassa di risparmio di Parma e Piacenza. Tra i vari enti, si potrebbe formare una fondazione di partecipazione.

Dall'analisi delle istituzioni locali e dei soggetti interessati non sono emerse idee in merito a modalità di valorizzazione da avviare nel breve periodo. L'ipotesi più interessante è quella relativa alla localizzazione dell'Associazione Europa-Africa. Date le dimensioni notevoli dell'edificio, sarebbe possibile immaginare accanto a quest'uso anche altre modalità di uso, in primo luogo quelle indicate in precedenza, ognuna delle quali, considerata singolarmente, non giustifica l'investimento necessario al recupero della struttura, che si stima intorno ai 5 milioni di euro (considerando un costo parametrico di 1600 euro al metro quadrato) più altri 5 milioni di euro per i costi di rifunzionalizzazione.

Bibliografia

  • B. Adorni, L'architettura farnesiana a Piacenza, 1545-1600, Parma, Battei, 1982.
  • Il castello di Montanaro. Storia, arte, cultura. Un patrimonio da salvare, a cura di A. Coccioli Mastroviti, V. Vaghini, Piacenza, TEP Edizioni d'Arte, 1990.
  • M. Matteucci, C. E. Manfredi, A. Coccioli Mastroviti, Ville piacentine, Piacenza, TEP Edizioni d'arte, 1991.

Il Castello di Paderna

Contesto territoriale

Il Castello di Paderna si trova nel comune di Pontenure (Piacenza) a 13 chilometri da Piacenza e 5 dalla Via Emilia, in un contesto ricco di altri edifici di interesse storico-architettonico (www.castellodipaderna.it/). Pontenure nell'antichità ha rappresentato un importante centro agricolo: ne sono la prova le varie iscrizioni romane rinvenute non solo in loco ma anche a Montanaro, Paderna e Albiano. Ancora oggi questo territorio è caratterizzato da coltivazioni estensive grazie alla fertilità del terreno e all'abbondanza di acque, derivanti dai due torrenti (Nure e Riglio) e dalla falda freatica, che facilitano l'irrigazione.

Dimensioni e stato attuale

La superficie totale dell'area del Castello e degli annessi è di 2842 metri quadrati; la superficie totale dei terreni è di 23615 metri quadrati.

La proprietà è privata. Il Castello è tutelato, sia nelle parti costruite che in quelle libere, con vincolo del Ministero per i beni culturali, ed è membro delle associazioni dei Castelli aperti della provincia di Piacenza e dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. L'edificio è in un buono stato di conservazione: attualmente è composto dalla residenza dei proprietari e da 10 appartamenti dati in affitto a persone che lavorano nelle aziende dei dintorni e che rientrano in città nei fine settimana. È anche la sede di diversi eventi, tra cui: una mostra di frutta antica incentrata sulle varietà a rischio di estinzione e realizzata in collaborazione col FAI (si svolge nel primo fine settimana di ottobre e nel 2005 è giunta alla decima edizione); una manifestazione musicale sul tema degli strumenti a rischio di estinzione (l'ultimo venerdì e lunedì di giugno); la celebrazione di matrimoni, per i quali sono riservate la corte e un edificio laterale.

Il Castello comprende un'azienda agricola per la produzione di uva e mele antiche, che ha portato al rimboschimento spontaneo di 2 ettari di terreno e all'allestimento di una fattoria didattica rivolta principalmente ai bambini delle scuole medie inferiori. In questo contesto, il Castello ospita anche un museo della civiltà contadina. Attualmente sono in progetto la realizzazione di un bed and breakfast e la ristrutturazione dell'Oratorio, del secondo piano del castello e di parte del tetto del porticato.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Regione Emilia-Romagna;
  • Provincia di Piacenza;
  • Comune di Pontenure;
  • Scuole e Università.

- Privati:

  • FAI;
  • operatori agricoli;
  • associazioni musicali.

Usi possibili

La specificità del Castello è nella originalità dell'edificio e nella stretta relazione coi terreni circostanti, che ne fanno un raro esempio di struttura castellare intatta. Il complesso è già sede di diversi eventi, il cui filo conduttore è la tutela di prodotti naturali e artigianali a rischio d'estinzione. La strategia di valorizzazione seguita dal proprietario, basata su piccoli investimenti e sulla diversificazione degli usi, sembra essere appropriata al mantenimento delle caratteristiche del bene e al perseguimento degli obiettivi di sostenibilità, sia per gli aspetti ambientali e culturali, sia per gli aspetti economici.

In quest'ottica di sviluppo graduale è stata ipotizzata la realizzazione di un punto vendita dei prodotti agricoli del Parco del Riglio, che possa funzionare nel periodo estivo e nei giorni festivi. A questo esercizio, come si accennava poc'anzi, potrebbe essere affiancato uno spazio espositivo sulle tradizioni agricole dell'area, sui cambiamenti avvenuti negli agroecosistemi e su quelli in atto. Gli investimenti richiesti da questo progetto sono quindi limitati al punto vendita e allo spazio espositivo, stimabili in 50000 euro. Ipotizzando che l'attività del punto vendita sia affidata a una gestione esterna, i ricavi annuali sono stimabili in 9000 euro annuali. Il tasso di ritorno dell'investimento risulta quindi pari al 18%. Ai ricavi si devono inoltre sommare quelli ipotizzabili legati all'aumento delle presenze di scolaresche in visita al Castello e alle proprietà annesse.

Bibliografia

  • M. Matteucci, C. E. Manfredi, A. Coccioli Mastroviti, Ville piacentine, Piacenza, TEP Edizioni d'arte, 1991.

Il Castello di Zena

Contesto territoriale

Il Castello di Zena si trova nel comune di Carpaneto Piacentino, a 20 chilometri da Piacenza, 13 da Fiorenzuola e 4 dalla Via Emilia, in un contesto ricco di altri edifici di interesse storico-architettonico. Carpaneto ai piedi delle colline, lungo la direttrice tra Piacenza e Castell'Arquato. Il territorio comunale si estende su una superficie di 63,2 chilometri quadrati con un'altitudine variabile da 70 metri sul livello del mare a circa 400; si compone di 10 frazioni e ha una popolazione di circa 7000 abitanti. L'economia è a prevalente vocazione agricola, anche se sono presenti sul territorio imprese artigiane, industriali e di servizi.

Dimensioni e stato attuale

La superficie totale dell'area del Castello è di 2470 metri quadrati (di cui 225 non praticabili); la superficie totale dei terreni circostanti è di 23382 metri quadrati.

La proprietà è privata e l'edificio è tutelato, sia nelle parti costruite che in quelle libere, con vincolo del Ministero per i beni culturali. Il Castello, che si presenta in buono stato di conservazione, è membro dell'Istituto nazionale castelli e attualmente si sta valutando l'adesione ai Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. L'edificio - che consta di un piano seminterrato, due piani fuori terra e un sottotetto - è circondato da un vallo, corrispondente all'antico fossato, che si oltrepassa con un ponte realizzato alla fine del XVIII secolo in sostituzione dell'originario ponte levatoio. L'impianto planimetrico è del tipo a corte di forma quadrangolare, privo di un lato (andato distrutto).

Oltre al Castello, la proprietà comprende altri 5 edifici annessi: la Ferraia, lo Stallino (di proprietà della società SAPI), la Casa Douglas Scotti (di proprietà della società Viveva), il mulino e una casetta di 100 metri quadrati. La Ferraia è posta anteriormente al Castello (594 metri quadrati) ed è in corso di restauro. Lo Stallino è retrostante la Ferraia e consta di due piani con una superficie di 144 metri quadrati. L'antico mulino retrostante il Castello è di due piani per una superficie complessiva di 456 metri quadrati. Casa Douglas Scotti è simmetrica rispetto alla Ferraia ed è già stata ristrutturata. Le aree esterne sono costituite dal fondo agricolo Riglio - di circa 44 ettari, dotato di una cascina con abitazione di 2 piani di 480 metri quadrati, cassero, stalla e fienile di 280 metri quadrati ciascuno - e dall'immobile denominato la Bumelliana, di 2 piani e 153 metri quadrati di superficie complessiva.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Ministero per i beni e le attività culturali;
  • Regione Emilia-Romagna;
  • Provincia di Piacenza;
  • Comune di Carpaneto Piacentino;
  • Enìa società multiservizi di Piacenza;
  • Politecnico di Torino (Dipartimento di ingegneria del territorio, dell'ambiente e delle geotecnologie);
  • Università di Bologna (Dipartimento di archeologia);
  • Consiglio nazionale delle ricerche (CNR);
  • Politecnico di Milano (nella sede di Piacenza sono attivati corsi di laurea afferenti alla IV Facoltà di ingegneria industriale e alla Facoltà di architettura e società).

- Privati:

  • FAI;
  • Italia Nostra.

Usi possibili

L'intero complesso è oggetto di intervento di ristrutturazione già approvato dai relativi organi competenti. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura ricettiva costituita da due alberghi e relativa cucina localizzati nei due fabbricati posti all'ingresso e da un ristorante posto nel fabbricato adibito a vecchio mulino con accesso da strada indipendente. Il Castello conserva la funzione di residenza dei proprietari, con la riserva di alcune sale per la realizzazione di incontri culturali rivolti a un pubblico ristretto e selezionato.

Nell'ambito della strategia di valorizzazione dei tre Castelli del Parco del Riglio, l'elemento da sviluppare per il Castello di Zena è l'utilizzazione del Fondo del Riglio: creando un agriturismo si potrebbero soddisfare diverse tipologie di utenze. Nello spirito dei progetti già avviati, il complesso del Castello verrebbe a configurarsi anche come un modello per l'applicazione e lo studio delle nuove tecnologie in ambito edilizio. In questo senso sono già stati intrapresi dei contatti da parte della proprietà con aziende quali la Siemens ed enti di ricerca come l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) e il CNR. Si prevede inoltre di lasciare circa 100 metri quadrati di spazio libero a uso di cantiere e di laboratorio permanente per le suddette aziende ed enti e per la realizzazione di eventi e incontri legati al tema delle nuove tecnologie. L'intento, quindi, non è solo creare un modello di restauro integrato con l'uso delle nuove tecnologie e con l'ambiente circostante, ma anche offrire alle imprese del settore un'opportunità per sperimentare e per disporre di una vetrina dei propri interventi e prodotti, con significativi risultati sul piano economico. Questo "progetto unitario di sperimentazione" comprenderebbe anche l'area del Parco del Riglio.

Il quadro degli interventi di ristrutturazione e di recupero del Castello di Zena e delle proprietà immobiliari annesse è già ben delineato e in corso di ultimazione. Il gruppo di lavoro ha considerato gli usi collegati alla conoscenza, in relazione all'offerta di attività formative e alla produzione di conoscenza attraverso attività di ricerca. Queste attività si collegano inoltre positivamente a quelle ricettive, anche se questo tipo di utilizzo incrociato non è esclusivo e probabilmente neanche prioritario. Le attività ipotizzate riguardano l'alta formazione, sia di tipo universitario, sia aziendale: nel primo caso si considera la localizzazione di summer schools da parte di università italiane e di corsi specialistici, in particolare sui temi del restauro, dell'architettura e del paesaggio, da parte di università di altri Paesi e in particolare degli Stati Uniti.

Questa funzione trova come punti di forza il contesto rurale tranquillo e allo stesso tempo ben collegato e facilmente raggiungibile dai grandi centri urbani, in primo luogo Milano e in generale i comuni posti lungo la Via Emilia. Tra i punti critici si deve rilevare l'elevata concorrenza di siti aventi questo genere di caratteristiche, diffusi un po' ovunque sull'intero territorio italiano. Non vi sono dati che quantifichino la domanda di alta formazione in Italia, in quanto le fonti e le modalità organizzative della formazione sono molteplici (università, aziende, Fondo sociale europeo e così via).

L'opinione comune dei responsabili di centri di formazione professionale è comunque che l'offerta di strutture per la formazione sopravanzi la domanda esistente. Puntare su nicchie di ricerca e su soggetti particolari (università straniere) potrebbe essere la carta vincente. A tale riguardo il Castello potrebbe inoltre essere la sede per la localizzazione di una piccola società di ricerca, specializzata sui temi oggetto di formazione. Questa specializzazione, infatti, potrebbe offrire un contributo rilevante nella progettazione delle attività formative.

Le attività di formazione e di ricerca potranno essere affidate a soggetti esterni alla proprietà. Il costo degli investimenti per la realizzazione di 3 aule (2 da 30 posti e 1 da 50), un'aula multimediale, gli uffici per le attività di ricerca e i servizi a supporto del complesso, si può stimare in circa 200000 euro. I ricavi connessi alla concessione degli spazi per le attività di ricerca e di formazione potrebbero raggiungere la cifra di 80000 euro annui; mentre il costo degli ammortamenti della struttura potrebbe aggirarsi sui 20000 euro annui. Il tasso di ritorno dell'investimento risulterebbe quindi, nell'ipotesi migliore, pari a circa il 30%.

Bibliografia

  • M. Matteucci, C. E. Manfredi, A. Coccioli Mastroviti, Ville piacentine, Piacenza, TEP Edizioni d'arte, 1991.

Villa Sorra e Villa Torlonia

Il tema affrontato in relazione a Villa Sorra e Villa Torlonia riguarda l'organizzazione efficiente della loro gestione. Gli attuali utilizzi, le nuove funzioni di cui i due complessi monumentali potrebbero essere sede, nonché il numero di soggetti potenzialmente interessati a nuovi impieghi delle strutture, fanno sì che la definizione delle caratteristiche principali di un soggetto chiamato a gestire un simile patrimonio, secondo criteri di efficienza economica e imprenditoriale, risulti di assoluto interesse. A ciò si aggiunge che, nelle more dell'attuale generalizzata ristrettezza di bilancio, gli enti pubblici si trovano da un lato a dovere assicurare le condizioni minime di manutenzione e valorizzazione del patrimonio monumentale locale, dall'altro a limitare le spese di struttura e a ridurre il ricorso a collaboratori e nuovi dipendenti per la realizzazione delle attività di gestione.

A fronte di questi problemi, sempre più spesso gli enti pubblici si interrogano sulla migliore forma istituzionale e sulla struttura operativa di cui dotarsi per l'offerta di particolari servizi alla cittadinanza: dalla terziarizzazione di alcune attività al sostegno alla nascita di società di diritto privato o misto pubblico-privato, capaci di fungere da braccio operativo dell'ente, di aiutarlo nella ricerca di fondi così come di assicurargli la fornitura di una serie di servizi in esclusiva; dalle istituzioni, come previste dal Testo unico delle leggi sugli enti locali (Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), alle fondazioni.

L'obiettivo che si ci propone con i casi studio di Villa Sorra e di Villa Torlonia, pertanto, è l'individuazione di un possibile quadro gestionale, in grado di specificare le funzioni, le modalità organizzative, le competenze tecniche e professionali, nonché un quadro generale dei costi e dei ricavi collegati alla gestione dei due beni considerati. Nelle prossime pagine, per entrambi i beni monumentali, viene offerta una descrizione degli usi attuali, delle relative modalità di gestione e degli usi potenziali su cui gli enti proprietari si stanno da tempo interrogando, anche tramite incarichi a professionisti e società per la realizzazione di studi di fattibilità e ipotesi di piani di gestione.

Villa Sorra

Contesto territoriale

Il complesso di Villa Sorra, con terreni agricoli e pertinenze, si trova nel comune di Castelfranco dell'Emilia (Modena), a nordovest del centro comunale e a est della strada provinciale che dall'abitato di Gaggio porta a Nonantola (www.villasorra.it/). Castelfranco è un centro di medie dimensioni localizzato lungo la Via Emilia, tra Modena (da cui dista circa 12 chilometri) e Bologna (21 chilometri). Villa Sorra è inserita nel contesto della provincia modenese e sarà collegata da una rete di piste ciclabili al capoluogo comunale entro il 2007 e a quello provinciale entro il 2008.

Contesto storico

Villa Sorra costituisce un significativo esempio di barocco emiliano il cui impianto risale al periodo tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. Rappresenta un unicum, in quanto risulta inalterata l'unità dell'impianto complessivo che si compone della tenuta agricola, della casa padronale e del parco con il giardino "romantico".

La Villa si sviluppa su tre livelli e presenta un volume piramidale (ora smorzato dalla demolizione della lanterna sopra l'altana, avvenuta nel 1956), con un blocco compatto alla base e due avancorpi che fiancheggiano le facciate d'ingresso, leggermente arretrate. Internamente l'edificio è imperniato sul grande salone centrale ovato a doppio volume sovrastato dalla grande volta a padiglione su pianta ellittica, fulcro intorno al quale ambienti e vani accessori sono simmetricamente e ordinatamente collocati. All'interno si ammira una ricca decorazione pittorica.

Nel Settecento e nell'Ottocento, insieme alla Villa, vengono costruite anche la scuderia, la ghiacciaia e il caseificio. Al periodo di mezzo tra i due secoli risale la realizzazione del giardino storico, che nella prima metà dell'Ottocento viene ristrutturato secondo le regole compositive del giardino romantico "all'inglese". Oggi il giardino di Villa Sorra è forse l'esempio più rappresentativo di giardino informale in Emilia-Romagna.

Dimensioni e stato attuale

Ai 3710 metri quadrati della Villa (di cui 1070 per il piano interrato e 880 per ognuno dei piani: rialzato, primo, sottotetto), si aggiungono le metrature delle scuderie (695 metri quadrati), del caseificio (90), della ghiacciaia (55), degli edifici colonici (130), della stalla (145) e della casa del custode (40). Per quanto attiene alle aree libere, il giardino storico è di 6 ettari.

Dal 1972 la proprietà è dei Comuni di Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e San Cesario sul Panaro (ci sono contatti per includere tra i futuri proprietari anche la Provincia di Modena). I terreni e le pertinenze (in affitto a titolo simbolico all'Istituto agrario Lazzaro Spallanzani) sono in parte proprietà del solo Comune di Castelfranco, in parte di proprietà della Fondazione Cavazza e affittati a scopi produttivi. Altri edifici rurali del complesso sono stati trasformati in abitazioni a uso residenziale e venduti dalla cooperativa agricola a cui appartengono (Granterre-Unigrana).

Villa Sorra - tutelata, sia nelle parti costruite che in quelle libere, con vincolo del Ministero per i beni culturali - è in buone condizioni di conservazione. Il 12 luglio 2004, proseguendo il percorso avviato con i lavori sulle coperture effettuati nel 1999, è stata terminata la consegna dei lavori relativi al consolidamento strutturale. Il progetto è uno dei 27 interventi inseriti all'interno dell'Accordo di programma quadro in materia di beni e attività culturali tra la Regione Emilia-Romagna e il Ministero per i beni e le attività culturali sottoscritto nel giugno 2001. Sono stati inoltre effettuati il recupero dei serramenti esterni e l'adeguamento parziale degli impianti elettrici, dei drenaggi e degli impianti fognari. Pur essendo quindi ancora ragguardevoli gli ulteriori lavori per completare il recupero e con diverse limitazioni dovute al suo stato, la Villa è ora fruibile.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Provincia di Modena;
  • Regione Emilia-Romagna;
  • Comune di Castelfranco Emilia;
  • Comuni di Nonantola, San Cesario, Modena;
  • Istituto professionale statale per l'agricoltura e l'ambiente Lazzaro Spallanzani, Castelfranco Emilia.

- Privati:

  • Fondo per l'ambiente italiano (FAI);
  • Slow Food;
  • Fondazione Cassa di risparmio di Modena;
  • Consorzio dell'aceto balsamico;
  • Consorzio dei vini del Reno;
  • Consorzio interprovinciale vini;
  • Consorzio di tutela del lambrusco;
  • Centro studi sui giardini storici.

Usi possibili

Le potenzialità di Villa Sorra sono molteplici e legate alla organicità del suo complesso e alla sua favorevole posizione (è un'area extraurbana ma è vicina alle città e alle infrastrutture principali). Uno studio di fattibilità del FAI, approvato nel maggio del 2004, ha individuato almeno quattro impieghi potenziali del complesso; si tratta di usi fortemente interconnessi che si configurano come ipotesi reali di valorizzazione compatibili con la necessità primaria della conservazione:

  • Turismo culturale. Questa ipotesi si riferisce alle attività di fruizione e visita del complesso in funzione delle sue valenze storico-documentali e ricreative. Già oggi il giardino romantico è visitabile solo con accompagnamento e con un biglietto di ingresso, mentre il complesso è sede di iniziative aperte al pubblico nel fine settimana tra aprile e settembre (sagre, spettacoli di burattini, esposizioni e performance di artisti).
  • Promozione agroalimentare. Villa Sorra come luogo per la valorizzazione di prodotti agroalimentari di qualità: i pregevoli spazi dell'interno, del giardino e di alcuni significativi edifici del complesso, sono funzionali a tale attività.
  • Formazione. Già oggi alcuni terreni e pertinenze della Villa ospitano l'azienda agricola dell'Istituto Spallanzani; l'evoluzione di questa categoria di impiego - anche grazie al coinvolgimento di Slow Food e del Centro studi sui giardini storici - comporterebbe la nascita di un polo rivolto alla formazione nel campo delle produzioni di eccellenza tipiche e della gestione dei giardini.
  • Produzione. L'obiettivo, in questo caso, sarebbe la costituzione di un polo di eccellenza delle produzioni tipiche locali, dai presidi Slow Food all'aceto, dal lambrusco fermentante in bottiglia alla vacca bianca modenese.

In relazione al quadro degli usi possibili sono state effettuate una serie di valutazioni economiche sugli investimenti e sul quadro gestionale. Il fabbisogno finanziario necessario a sostenere gli investimenti è pari a 7,5 milioni di euro, da ripartire su tre annualità. La stima dei costi di gestione una volta che l'utilizzo sarà a regime ammonta a 358200 euro. La stima dei ricavi una volta che l'utilizzo sarà a regime ammonta a 404550 euro, ai quali si aggiungono i contributi dei soggetti gestori facenti capo alla Fondazione che curerà la gestione del bene. In sintesi si può affermare che l'iniziativa presenta valori di attivo che giustificano gli investimenti previsti.

Bibliografia

  • G. Cuppini, A. M. Matteucci, Ville del Bolognese, Bologna, Zanichelli, 1969.
  • P. Bergonzini, A. Di Paolo, Villa Sorra e il suo parco in Castelfranco Emilia. Un paese, la sua storia, la sua anima, Milano, Telesio Editore, 2002.
  • Fondo per l'ambiente italiano, Studio di fattibilità per la conservazione e valorizzazione del compendio di Villa Sorra, www.villasorra.it/restauro_fattib.htm.

Villa Torlonia (La Torre)

Contesto territoriale

Villa Torlonia è localizzata ai confini orientali del comune di San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena) a circa 1,5 chilometri dal centro, nei possedimenti rurali un tempo di proprietà dei principi Torlonia (www.sammauroindustria.com/it/).1 Il comune, 2,5 chilometri a nord di Savignano sul Rubicone, è un importante centro agricolo e soprattutto un noto polo calzaturiero con oltre 120 aziende, 2500 addetti e una produzione annuale di circa 15 milioni di paia di scarpe, 10 dei quali per il mercato estero.

Attualmente la Villa è raggiungibile dal centro di San Mauro Pascoli solo con mezzi propri, non essendo previsti servizi di trasporto pubblico. È previsto un servizio navetta dalla zona mare alla Villa. Ci sono tre piste ciclabili che intersecano Villa Torlonia. La prima parte dal centro storico di San Mauro Pascoli e arriva fino alla Torre; la seconda corre lungo il fiume Luso e arriva fino a Bellaria; la terza corre lungo la Strada provinciale 10 da San Michele Arcangelo a Mare fino al centro storico di San Mauro Pascoli, incrociando la Villa con strade traverse dove l'accesso automobilistico è limitato.

Contesto storico

Le origini della Torre sono antichissime: si risale all'epoca romana, quando era probabilmente un Saltus ossia un insieme di terreni non coltivati in parte tenuti a bosco e in parte a pascolo per l'allevamento brado del bestiame. Nell'assialità visiva che si stabilisce dal piano nobile della Villa con la collina di San Marino - assialità rinforzata, in piano, nel grande viale di accesso alla Villa - alcuni studiosi hanno visto la persistenza di un originario asse secondario della centuriazione romana. In epoca successiva è intervenuta la trasformazione in latifondo.

Il castello che fu della corte altomedievale è distrutto già nel 1358 e in un documento del 1371 si parla di "Villa", ossia di un modesto villaggio rurale aperto, privo di opere difensive. Durante il periodo malatestiano, la proprietà è divisa in diversi fondi coltivati, organizzati attorno a un'area fortificata (la residenza del signore) e un oratorio per i bisogni religiosi della popolazione contadina (la chiesa di San Pietro in Giovedìa). Tale residenza signorile è l'antenata di Villa Torlonia.

I decenni tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento sono stati quelli in cui il manufatto ha subìto le maggiori modifiche, fino ad assumere l'aspetto con cui ci è arrivato oggi. Tra le figure importanti che hanno trovato la loro residenza nel complesso di Villa Torlonia si ricorda la famiglia Pascoli che ivi si trasferisce dal settembre del 1861 fino al 1867, occupando l'appartamento posto sul lato sinistro della suddetta chiesa di San Pietro della Torre (oggi dei Santi Pietro e Paolo).

Dimensioni e stato attuale

La superficie totale della Villa è di 5600 metri quadrati (esclusa la corte di 1654 metri quadrati), a cui vanno aggiunti il ristorante "I Fattori" (535 metri quadrati) e la chiesa (416 metri quadrati). La proprietà è pubblica, ossia del Comune di San Mauro Pascoli, dal 1983, e la Villa è tutelata dal 1974, quando il Ministero della pubblica istruzione ha dichiarato il manufatto di particolare interesse storico-architettonico;2 dopo un periodo di grave decadimento architettonico, ora è in fase di restauro generale (nel 1986 si è completato il restauro della copertura).

La Villa presenta un impianto a corte centrale di forma quadrangolare, costeggiato lungo il lato occidentale dal rio Salto e lungo il lato orientale da un complesso industriale per l'allevamento di polli. Sia nella parte antistante che sul retro vi sono aree libere di pertinenza della Villa. Il corpo centrale - articolato su tre livelli fuori terra e un interrato, con un portico a sette campate di 146,37 metri quadrati che affaccia verso l'interno della corte - costituisce la parte più antica e nobile del compendio, è posto a sud ed è sormontato dalla storica torre posta sopra l'androne d'ingresso che probabilmente costituiva una sorta di portineria per i carri provenienti dalla tenuta. I corpi laterali, destinati a stalle e magazzini, si sviluppano invece su due livelli; l'ala est è in parte dotata anche di un piano interrato. Affianco all'ingresso della Villa, in posizione speculare rispetto all'asse sud-nord, sono collocati due edifici a due piani aventi forma e dimensioni simili tra loro: la chiesa a sudest e la palazzina dei Fattori a sudovest (oggi adibita a ristorante). Le diverse tipologie che costituiscono il compendio sono legate alle destinazioni d'uso originarie: villa padronale per il corpo principale, magazzini e stalle per i corpi laterali, cantine per gli interrati, uffici e abitazioni per il personale direttivo nella palazzina dei Fattori, cappella con alloggio per la palazzina a levante.

La Torre insiste su un'area di circa 20000 metri quadrati, dei quali circa 3000 risultano coperti. Il volume totale è di 26500 metri cubi, corrispondente a quello di circa 100 appartamenti di 90 metri quadrati l'uno. Per le opere di consolidamento strutturale sono stati necessari 2 miliardi di lire (1032913,80 euro) a eccezione del corpo centrale, per il quale nel 1999 il Ministero per i beni culturali è intervenuto con 3 miliardi e 330 milioni di lire (1719801,47 euro). L'impegno di spesa per la ristrutturazione della palazzina dei Fattori nel 1999 è stato di 1 miliardo e 700 milioni di lire (877976,73 euro).

All'interno del corpo centrale si trovano due sale di un certo valore architettonico: la sala delle Colonne e la sala degli Archi. La sala delle Colonne (307,88 metri quadrati) è così detta per la presenza di 12 colonne ed è posta nell'angolo sudest, mentre la sala degli Archi (194,08 metri quadrati) deve la sua denominazione alla presenza di tre archi che la dividono in due parti ed è posta nell'angolo sudovest. Entrambe le sale sono al piano terra e originariamente erano dei locali destinati a magazzini e granai.

Del corpo centrale sono stati recuperati sia il piano terra che il primo piano, adibito a usi sporadici e limitati. Il secondo piano (sottotetto) non è stato ancora recuperato mentre è stata consolidata la copertura. A causa dell'incompletezza dei lavori di restauro, sono consentite visite guidate soltanto per gruppi di 15 persone. Entrambe le sale hanno una capienza di 100 posti e la sala delle Colonne funge da via di esodo. La sala degli Archi nel periodo estivo è adibita a camerino per gli artisti che si esibiscono nell'arena allestita nella corte, mentre per gli altri mesi è sede di convegni. La corte (per il cui recupero e per i servizi annessi sono stati impiegati 630 milioni di lire, pari a 325367,85 euro) in occasione dei recenti restauri è stata selciata con il riutilizzo di pregiati sassi del Marecchia già esistenti, e con l'inserimento di nuovi sassi nelle parti degradate. L'arena consta di 600 posti con palco di 12 metri per 16, adatto per l'esecuzione di spettacoli come recital, letture di poesie, cinema e cabaret. Il Comune è associato con Santarcangelo dei Teatri,3 che effettua spettacoli anche nell'arena.

Nell'edificio del Ristorante e nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo è stato effettuato il consolidamento delle coperture (quello della chiesa è stato realizzato a opera della Parrocchia di San Mauro Vescovo). La chiesa presenta al primo piano locali ancora da recuperare e non è stata ancora definita una funzione ma solo la volontà di rispettare le partizioni interne esistenti. La Casa del Fattore è stata recuperata con fondi regionali; successivamente è stato indetto un bando pubblico per la concessione in affitto. Nella zona a nordovest e a sudovest sono posti gli uffici di Hera Luce e lo studio di un ingegnere privato. Per il recupero di questa parte della Villa è stato indetto un bando pubblico. Al primo piano dell'angolo nordest era stato previsto di collocare gli uffici del Centro di controllo regionale per il sistema depurativo costiero, ma senza esito. Allo stato attuale vi è la sede dell'Associazione La Torre e di associazioni teatrali in comodato gratuito.

Per la manutenzione ordinaria non è previsto nel bilancio del Comune un capitolo specifico di spesa: le risorse sono collocate nel capitolo relativo agli edifici di proprietà comunale. A consuntivo, le spese ammontano a circa 1000-2000 euro all'anno. Per la corte interna, per le due sale e per le cantine è stato predisposto il certificato di prevenzione incendi per un costo di circa 20000 euro. Per quanto attiene alla manutenzione straordinaria, è stata prevista un'organizzazione per stralci d'investimento per il compendio della Torre (tra gli edifici annessi, viene data priorità alla chiesa). La spesa è così ripartita: 200000 euro per il 2006, 300000 per il 2007, 250000 per il 2008, per un totale complessivo di 750000 euro.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Comune di San Mauro Pascoli;
  • Regione Emilia-Romagna;
  • Provincia di Forlì-Cesena.

- Privati:

  • Cercal - Centro ricerca e scuola internazionale calzaturiera;
  • Sammauroindustria;
  • Accademia Pascoliana;
  • Fondazione Domus Pascoli.

Usi possibili

Allo stato attuale, alla Villa non sono state attribuite funzioni specifiche, nonostante i diversi progetti e le diverse iniziative che si sono sviluppate in tal senso. Uno di questi progetti prevedeva la realizzazione della Scuola delle calzature (e/o Centro congressi) nella zona adiacente la sala delle Colonne e un altro prevedeva la realizzazione del Museo della calzatura abbinato al Centro studi sulla calzatura nella sala degli Archi (di quest'ultimo progetto è stato redatto uno studio di fattibilità nel 2002).

Tra le iniziative culturali e turistiche già presenti sul territorio si ricorda l'"Itinerario pascoliano", che tocca i principali luoghi della memoria di Giovanni Pascoli e che si inserisce all'interno del progetto "I paesaggi d'autore". La Villa, inoltre, è da alcuni anni sede per eventi culturali e premi legati alla realtà comunale, dal premio nazionale di poesia dedicata al poeta sammaurese, a quello sul design della calzatura femminile.

Alla luce degli usi già presenti e delle notevoli dimensioni del complesso, gli usi possibili sono molteplici:

  • Uso espositivo-museale: questa ipotesi - insita nelle caratteristiche stesse del complesso, con la corte e gli ambienti del piano terra attrezzabili per sfilate, esposizioni temporanee e manifestazioni - potrebbe essere altresì implementata dalla realizzazione del museo della calzatura nella Torre e/o del museo di archeologia industriale negli edifici oggi occupati dall'allevamento dei polli (originariamente, infatti, tali edifici erano di pertinenza della Villa ed erano destinati alla lavorazione del tabacco).
  • Uso didattico: con la costituzione della Scuola della calzatura.
  • Uso di rappresentanza: come sede dell'Accademia Pascoliana o del Cercal - Centro ricerca e scuola internazionale calzaturiera (sebbene in questo caso la recente crisi del comparto abbia raffreddato gli interessi).

Per quanto attiene nello specifico le aree libere, sarebbe auspicabile la ripresa del progetto del parco tematico, proposto tempo fa dall'Assessorato al turismo della Regione in collaborazione con un vivaio toscano. Il progetto prevedeva la realizzazione di un parco nella zona antistante la Villa, con la piantumazione delle essenze citate nelle poesie pascoliane: allo stato attuale, sono stati piantati solo i gelsi lungo il viale principale così come descritto nella Cavallina storna, la poesia in cui Pascoli descrive l'assassinio del padre Ruggero, avvenuta in circostanze misteriose il 10 agosto 1857.4

In relazione agli usi possibili sono state effettuate una serie di valutazioni economiche: la stima dei costi di gestione una volta che l'utilizzo sarà a regime ammonta a circa 143000 euro; la stima dei ricavi una volta che l'utilizzo sarà a regime, considerando anche i trasferimenti da parte dei soci aderenti alla fondazione che curerà la gestione della Villa, si aggira intorno ai 238000 euro. L'iniziativa presenta, in sintesi, valori di attivo che giustificano gli investimenti previsti.

Bibliografia

  • Giovanni Pascoli. La Torre San Mauro, supplemento dei "Quaderni di San Mauro",11, Firenze, La Nuova Italia, 1995.

Note

(1) Nel 1932, in onore del poeta Giovanni Pascoli, il nome di San Mauro di Romagna fu modificato, con Regio Decreto, in San Mauro Pascoli.

(2) Nella motivazione del decreto di vincolo si legge: "[...] perché caratteristica villa romana del XVIII-XIX secolo. Singolare l'impianto planimetrico della costruzione principale e delle sue adiacenze [...] di importanza storica il ricordo della Torre nella poesia di Giovanni Pascoli".

(3) Santarcangelo dei Teatri - un'associazione senza scopo di lucro che riunisce i Comuni di Santarcangelo, Rimini, Poggio Berni, Torriana, Verucchio, Sogliano al Rubicone, Bellaria-Igea Marina, San Mauro Pascoli, Longiano e la Provincia di Rimini - gode del contributo del Ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Emilia-Romagna e mira essenzialmente alla promozione della cultura teatrale.

(4) In occasione del progetto del parco tematico è stato redatto il volume: Giovanni Pascoli. Alberi e fiori, antologia poetica, a cura di C. Marchesi, Milano, Fratelli Ingegnoli, 1999.

Villa Verdi

Contesto territoriale

Villa Giuseppe Verdi (www.villaverdi.org) si trova in località Sant'Agata nel comune di Villanova sull'Arda (Piacenza): a 3 chilometri da Busseto (Parma), 34 da Piacenza, 45 da Parma, 98 da Milano e 140 da Verona, la cui Arena costituisce uno dei principali luoghi di rappresentazione verdiana. La Villa è inserita nel contesto delle "Terre verdiane", un ente locale costituito dall'unione di 9 comuni della Bassa parmense: Busseto, Fidenza, Fontanellato, Fontevivo, San Secondo, Sissa, Soragna, Trecasali, Zibello (a breve è previsto anche l'inserimento di Salsomaggiore Terme).

Poco distante da Villa Verdi, a Busseto, si trovano: la Casa natale di Giuseppe Verdi;5 il Teatro Verdi; la Casa Barezzi, oggi sede del Museo verdiano e dell'associazione "Amici di Verdi";6 Villa Pallavicino, dove è allestito il Museo civico;7 il Teatro di Santa Maria degli Angeli.8 Completano i siti di interesse legati al tema della musica lirica la città di Parma, con il Teatro Regio e la Casa natale di Arturo Toscanini, e la città di Piacenza, con il Teatro Farnese e il Teatro Castello di Vigoleno (destinato all'attività estiva).

Contesto storico

La tenuta di Sant'Agata fu acquistata da Giuseppe Verdi nel maggio 1848 e abitata a partire dal 1851. La Villa, così come ci è pervenuta, è il risultato delle trasformazioni dell'originaria casa colonica a cui, nel corso di un trentennio, sono state aggiunte le due ali con terrazza ai lati della facciata e, sul retro, la cappella, le serre e i locali adibiti a deposito. La dimora del Maestro è articolata attorno a una corte rettangolare e presenta un corpo centrale più alto rispetto ai due corpi laterali. Verdi abitava il piano terra, mentre il primo piano era riservato agli ospiti e alla servitù. La Villa è abitata ancora oggi dai nipoti del musicista, i Carrara-Verdi, ma si possono visitare le stanze che furono del Maestro e di Giuseppina Strepponi, localizzate al pianterreno nel lato sud, e che oggi sono adibite a museo.

La Villa è circondata da un ampio parco. Già un anno dopo l'acquisto della tenuta, questo parco fu oggetto di interventi ideati dallo stesso Verdi che progettò il tracciato, scelse le essenze e la disposizione delle piante e curò il sistema di irrigazione facendo scavare un pozzo da cui attingere, con l'ausilio di una pompa, l'acqua dalla falda idrica sottostante. Il parco si presenta ricco di elementi suggestivi: il lago con l'isoletta, la grotta artificiale, la collina della ghiacciaia e le sculture del veneziano Giuseppe Torretti provenienti dalla vicina Villa Pallavicino. Tra gli elementi naturali della tenuta non si può non ricordare il lungo viale di platani rivolto verso l'aperta campagna, che fu la passeggiata preferita del Maestro, e la grande quercia posta al di là del cancello d'ingresso. A Villa Verdi, inoltre, si trovano le carrozze che il musicista soleva utilizzare e che sono state restaurate con il contributo della Società autostrade centropadane.

Dimensioni e stato attuale

Il corpo centrale di 3 piani ha una superficie di 1950 metri quadrati (650 per piano) per 6500 metri cubi; le 2 barchesse laterali di 2 piani misurano 174 metri quadrati (87 per piano) per 1320 metri cubi. Le dimensioni complessive della Villa risultano, quindi, di 2124 metri quadrati e 7820 metri cubi. Gli annessi consistono di una casa di servizio di 2 piani (93 metri quadrati, 260 metri cubi); un cortile; una cappella; una stalla; una serra; un parco di 60800 metri quadrati.

La Villa, di proprietà privata, è tutelata, sia nelle parti costruite che libere, incluse le carrozze, con vincolo del Ministero per i beni culturali (sono esclusi gli interni e il carteggio). Il complesso, in buono stato di conservazione, è gestito da una società di capitali unipersonale con partecipazione al 100% familiare, con un 30% adibito a museo e il restante ad abitazione privata. Attualmente si registrano 22000 visitatori l'anno, di cui il 3% stranieri. Le persone impiegate dalla suddetta Società sono 2 a tempo indeterminato, 10 guide turistiche con contratto a tempo determinato e 3 giardinieri. Villa Verdi, inoltre, insieme al suo parco di oltre 6 ettari, è richiesta dal Comune di Villanova come sede per incontri culturali.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Regione Emilia-Romagna;
  • Province di Piacenza e Parma;
  • Comuni Villanova sull'Arda e di Busseto;
  • Fondazione Arturo Toscanini.

- Privati:

  • associazioni musicali;
  • enti di produzione musicale;
  • Istituto nazionale di studi verdiani;
  • Associazioni per la tutela dei giardini storici.

Usi possibili

L'uso attuale di Villa Verdi, vale a dire residenza e museo, è appropriato perché rispetta sia i caratteri storico-culturali che quelli architettonici dell'edificio. Sono in progetto interventi di manutenzione sia delle parti costruite che del parco (nello specifico un progetto di restauro delle grotte e di pulizia generale del laghetto) insieme a un progetto di allestimento espositivo delle scuderie con parte dei documenti originali del musicista.

A livello territoriale, sarebbe importante creare un collegamento tra i beni che sono appartenuti al Maestro (la Casa natale, Villa Verdi) e quelli che sono stati importanti per la sua formazione (la Casa Barezzi, il Teatro Verdi). In quest'ottica, andrebbe creato un coordinamento tra le Province di Parma e di Piacenza per il potenziamento del sistema infrastrutturale e di quello alberghiero. Tra le ipotesi di cofinanziamento degli interventi di restauro e di ristrutturazione sarebbe interessante verificare la possibilità di un intervento di "sponsorizzazione diffusa" che coinvolgerebbe le diverse associazioni verdiane presenti a livello internazionale.

Bibliografia

  • M. Matteucci, C. E. Manfredi, A. Coccioli Mastroviti, Ville piacentine, Piacenza, TEP Edizioni d'arte, 1991.
  • Il restauro dei luoghi verdiani. Da Roncole a Sant'Agata passando da Busseto, supplemento "IBC", IX, 2001, 1.

Note

(5) La casa, di proprietà del Comune di Busseto, è stata dichiarata monumento nazionale.

(6) Fu la casa del suocero e primo mecenate di Giuseppe Verdi, il facoltoso commerciante Antonio Barezzi. Già sede della Filarmonica bussetana, fu teatro della prima esecuzione pubblica del Maestro.

(7) Il museo (attualmente chiuso per interventi di restauro) è ricco di documenti, manoscritti, spartiti e ricordi verdiani, tra cui una spinetta dell'inizio del XIX secolo. È in fase di definizione un progetto di valorizzazione a opera dell'Associazione Mozart Italia di Rovereto (Trento), che prevede di trasformare Palazzo Pallavicino in un Museo virtuale di Giuseppe Verdi con una previsione di circa trecentomila presenze annue e un investimento di 5 milioni di euro.

(8) Di fronte alla chiesa di Santa Maria degli Angeli si trova una villa del Cinquecento oggetto di un progetto di recupero finanziato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e nelle cui scuderie è previsto l'insediamento di una scuola internazionale di canto.

Villa Paleotti

Contesto territoriale

Villa Paleotti si trova nella frazione di Tavernelle Emilia, in territorio del comune di Calderara di Reno (Bologna), a circa 13 chilometri a nordovest da Bologna e 7 chilometri dall'aeroporto "Guglielmo Marconi". I comuni limitrofi sono Bologna (Borgo Panigale), Anzola Emilia, Sala Bolognese e San Giovanni in Persiceto. La Villa è facilmente raggiungibile tramite la fermata di Osteria Nuova (nel comune di Sala Bolognese), sulla linea del servizio ferroviario metropolitano. La fermata, che nel 2005 ha sostituito quella di Tavernelle Emilia è posta a nord rispetto al complesso della Villa (da cui dista 1,5 chilometri), è dotata di parcheggi per auto, bici e moto ed è raggiungibile anche grazie a nuove piste ciclabili che la collegano con il centro urbano e le nuove zone residenziali. Calderara è facilmente raggiungibile anche tramite l'autostrada A1 (uscita Casalecchio di Reno).

Il territorio di Calderara, nella pianura compresa tra i fiumi Reno e Lavino, in origine era esclusivamente agricolo, ma dalla metà del Novecento si è riempito di insediamenti industriali e artigianali. Sono ancora presenti alcune tracce della centuriazione romana che ha come origine la Via Emilia, posta qualche chilometro più a sud: la griglia dei cardi e dei decumani è presente in modo consistente a ovest, mentre è appena percepibile a est. È un territorio ricco di beni di valore storico e culturale: tra questi, si ricordano la Rotonda romanica di Sant'Elena del secolo VIII, una croce di marmo altomedievale, la chiesa e il campanile rinascimentali, la stele barocca del Triumvirato e la chiesa di San Vitale.

Contesto storico

Il nome della frazione di Tavernelle deriva quasi certamente dalla forma diminutiva del vocabolo latino taberna, ossia "locanda, osteria". L'orientamento del corpo centrale e originario di Villa Paleotti è situato esattamente su un decumano e molto probabilmente, come è testimoniato dai ritrovamenti di parti di mosaico, sullo stesso luogo era già presente una villa suburbana romana. Dalla mappa Fanti si può dedurre che, al 1578, gli unici edifici costruiti rispetto a quelli attuali erano: il corpo centrale quadrato della villa padronale e una parte dell'edificio-osteria sull'antica Strada Maestra (oggi Via Persicetana). Dal confronto di due cabrei del 1666-1680, si desume la successiva costruzione della stalla-fienile retrostante la villa padronale, e dell'ala più corta dell'edificio, che poi sarà dotato di portico. Tale ala era destinata a casa colonica o a "caserma" e solo in seguito sarà trasformata in abitazione.

Nel 1701 risulta già realizzata la cappella gentilizia dedicata alla Santa Croce e detta "delle Piastre"; in origine si doveva trovare all'interno della villa, oggi la sua facciata dà direttamente sulla strada. Tra il 1767 e il 1768 la vecchia Osteria dei Reverendi Padri di San Giuseppe diviene parte della proprietà attraverso una permuta con dei terreni della famiglia Zagnoni. Nello stesso periodo (1765-1767) iniziano i lavori per il portico a sette arcate, che terminano poco prima del 1768, poiché all'inizio di questo stesso anno il marchese Zagnoni ottiene da Papa Clemente XIII la concessione perpetua per lo svolgimento di una pubblica fiera nell'area libera del complesso, definita i "Prati della Fiera". In tale nuova ala verranno trasferite le botteghe a uso "fabbreria" (laboratori artigiani con annesse abitazioni) e falegnameria, prima localizzate nei due fabbricati posti all'incrocio tra la Strada Maestra e la Via Sacernia. Nel 1797 inizia la costruzione dell'ala tangente il corpo centrale, completata nel 1811. Nello stesso anno viene realizzata, con andamento est-ovest, l'ala a nord dell'edificio-osteria, che ospita le botteghe a uso della fiera annuale.

Con la costruzione dell'ala porticata, l'edificio-fabbreria assume in pianta la forma a "L", così come la leggiamo oggi. Probabilmente la realizzazione del portico a sette arcate (di cui l'ultima a sud risulta tamponata), fece sì che l'edificio fungesse anche da accesso alla fiera. Al suo interno, al piano terra, erano collocate le due botteghe della falegnameria e della fabbreria. Negli anni successivi si parlerà di due botteghe artigiane e di un negozio di prodotti alimentari. Il primo piano, quando viene descritto, risulta dato in locazione a uso abitazione. A nord di questo edificio si trovano la stalla-fienile e il forno o camino, poi utilizzato come lavanderia. Nel corso del Novecento, durante l'ultima guerra, l'edificio-fabbreria è stato occupato dai tedeschi, subendo anche dei danni a causa dei bombardamenti. Successivamente vi trovò sede la Scuola elementare comunale, ma la scarsa manutenzione ne ha fortemente danneggiato la struttura. Per diversi anni Villa Paleotti ha ospitato lo scultore bolognese Nicola Zamboni, costretto poi, a causa delle cattive condizioni dell'edificio, a cambiare sede.

Dimensioni e stato attuale

La Villa padronale misura 2593 metri quadrati (il piano terreno, il primo piano e il sottotetto misurano ciascuno 466,08 metri quadrati, l'ala trasversale 1194,74). La stalla-fienile a servizio della Villa consta di 2 piani e misura 675,64 metri quadrati. L'edificio-osteria conta 618,86 + 81,20 metri quadrati, l'oratorio 53,35 e l'edificio-fabbreria 1400.

La proprietà di Villa Paleotti, il cui nome deriva dal primo proprietario documentato del terreno, è privata. Il complesso è vincolato, insieme alla Via Sacernia; il piano urbanistico di Calderara considera la porzione di territorio in cui sorge la Villa come area agricola vincolata. Gli 8 fabbricati oggetto di questo studio - la villa padronale, l'edificio-osteria, l'edificio porticato (l'ex fabbreria), le due stalle-fienili, il magazzino-deposito, il piccolo edificio adibito ad abitazione e l'oratorio - presentano un generale stato di degrado e di abbandono, che ne compromette l'agibilità.

Soggetti interessati

- Enti pubblici:

  • Comune di Calderara di Reno;
  • Provincia di Bologna.

- Privati:

  • aziende industriali e di servizi dell'area.

Usi possibili

Solo due edifici del complesso sono interessati da un progetto di recupero già approvato sia dalla Soprintendenza che dal Comune, per gli altri si è ancora in una fase di preprogettazione. Gli immobili oggetto dell'intervento di restauro conservativo e di rifunzionalizzazione sono l'edificio porticato (l'ex fabbreria) e la retrostante casa colonica. Per l'ex fabbreria, al piano terra, è prevista la destinazione d'uso per botteghe artigiane e, ai piani superiori, per le residenze. A livello di programmazione provinciale vi è il progetto di spostare il tracciato della Persicetana verso ovest, migliorando la visibilità stradale e la visione del complesso.

Allo stato attuale, alcune aziende di Calderara di Reno sono interessate a investire sul bene realizzando un campus, destinando una parte del complesso a sede museale (la villa padronale) e a spazio per convegni, aule-studio, foresteria, e rivolgendosi a un'utenza interessata ad approfondire le conoscenze nel settore specializzato delle aziende stesse. Inoltre, in un'ottica territoriale, sarebbe interessante valutare anche le potenzialità di Villa Paleotti in relazione alle altre tre nobili architetture presenti nei dintorni: Villa Bassi a Sacerno, Villa Terracini a Sala Bolognese e Villa Masetti a Lavino.

Bibliografia

  • M. Guidetti, E. Merli, F. Morisi, Le vicende del complesso di Villa Paleotti-Spalletti alle Tavernelle, "Strada maestra. Quaderni della Biblioteca comunale Giulio Cesare Croce di San Giovanni in Persiceto", 1995, 38-39, pp. 91-136.
  • P. Pancaldi, A. Tampellini, Le Dimore dei Signori. Ville e castelli fra Anzola dell'Emilia, Calderara di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, Sant'Agata Bolognese, San Giovanni in Persicelo, a cura di F. Govoni, San Matteo della Decima (Bologna), Marefosca Edizioni, 2004.

Conclusioni

Dagli esiti del progetto "Villas" in Emilia-Romagna sono emerse problematiche molto attuali nel settore della valorizzazione dei beni culturali. Lo studio, come si è visto, prende in considerazione casi molto diversi tra loro per tipologia di beni (castelli e ville), proprietà (pubblica e privata) e contesto ambientale.9 Le questioni emerse si possono così riassumere:

Il ruolo dei privati

In una fase storica in cui le risorse pubbliche sono sempre più esigue rispetto agli impegni finanziari necessari, il ruolo dei soggetti privati è determinante. Il rischio di investimento in progetti innovativi è spesso un freno alla creatività. Questo fa sì che molto spesso gli investimenti siano ripetitivi e vadano a saturare situazioni di mercato già difficili, dimostrandosi quindi poco redditivi. È questo il caso degli edifici storici usati per feste e banchetti nuziali, per attività formative, per strutture ricettive e centri di benessere. Un ulteriore problema, piuttosto frequente, è rappresentato dal dilemma tra forme di utilizzo che banalizzano gli aspetti culturali e artistici del bene (una pizzeria o una residenza, come nel caso di due proposte avanzate per il Castello di Montanaro e la Villa Paleotti) e l'inevitabile degrado della struttura (con la perdita del bene stesso). L'utilizzo rigoroso del vincolo del Ministero per i beni culturali può generare situazioni del secondo tipo. Alla luce di queste argomentazioni si ritiene di estrema importanza il ruolo del soggetto pubblico come promotore di creatività e di iniziative innovative. Questo ruolo potrebbe ridurre la percezione del rischio di impresa da parte dei soggetti privati interessati a investire nel recupero e nella valorizzazione degli edifici storici, e allo stesso tempo potrebbe stimolare nuove di idee e impulsi di creatività nella progettazione delle destinazioni d'uso.

La progettazione e le strategie territoriali

Questo punto si ricollega alle considerazioni appena fatte sul ruolo del pubblico. Gli edifici storici sono elementi di attrazione e nodi di relazione per il territorio, per cui sono in grado di generare lavoro e reddito. Oltre a stimolare la creatività, le amministrazioni pubbliche dovrebbero puntare a promuovere l'integrazione degli edifici storici con i progetti di sviluppo locale. Il rapporto con il territorio è una componente importante per la valorizzazione del bene culturale, che, mantenuto nel suo contesto, diventa non solo un polo di attrazione ma anche di sviluppo del territorio. Le sinergie tra un bene culturale e il territorio in cui si trova sono chiaramente individuate nei piani che riguardano il Parco del Riglio (con i Castelli di Montanaro, Paderna e Zena), Villa Sorra e Villa Torlonia. La strategia consiste nel generare e captare opportunità positive legate ai beni per innescare processi di riqualificazione urbana e di valorizzazione immobiliare. In questo senso risulta fondamentale esplorare i nessi diretti e indiretti tra i beni culturali e le trasformazioni territoriali. L'obiettivo è riuscire a creare un valore aggiunto e destinarne una quota al reinvestimento nella tutela, nella gestione, nella valorizzazione e nella promozione del patrimonio culturale.

Il governo della complessità

Gli edifici storici, per via anche delle loro notevoli dimensioni, necessitano della partecipazione di diversi attori, spesso sia pubblici, sia privati. Questa eterogeneità dei soggetti interessati, che hanno obiettivi e immaginano attività diverse tra loro, rende necessarie modalità organizzative complesse e un importante lavoro di integrazione. Nell'ambito del governo della complessità, il ruolo degli enti locali è fondamentale per mettere a sistema un utilizzo multifunzionale del bene. Alcuni edifici storici interessati da questo progetto di ricerca - è il caso, per esempio, di Villa Sorra e di Villa Torlonia - per le loro dimensioni non possono essere utilizzati da un unico soggetto ma richiedono l'intervento di più soggetti, non incompatibili tra di loro. L'ente locale, quindi, ha un ruolo attivo sia nel coinvolgere i diversi soggetti interessati alla valorizzazione del bene, sia nel garantire un coordinamento unitario della gestione dei progetti e della fruizione finale.

Nota

(9) Si ringraziano i proprietari e i gestori dei complessi analizzati e in particolare Carlo Giunchi, per le ville-castello del Piacentino e il Parco del Riglio, e Piero Bergonzini, direttore di Villa Sorra. Senza la loro preziosa collaborazione, questo lavoro non sarebbe stato possibile.

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