Rivista "IBC" XV, 2007, 4

pubblicazioni, storie e personaggi

Le Musée des Monuments français. Cité de l’architecture et du patrimoine, a cura di L. Pressouyre, Paris, Editions Nicolas Chaudun, 2007.
Ritorno a Chaillot

Maria Luigia Pagliani
[Assessorato alla cultura della Regione Emilia-Romagn]

"Come è bello entrare da un gessaio e vedere nascere le forme a una a una, le membra stupende delle statue, scoprendo così inattesi aspetti delle figure! E poi si vedono allineati tutti i tesori che sono dispersi per Roma, con utilità inestimabile per stabilire dei confronti". Con queste parole, nei suoi diari ottocenteschi, Goethe racconta l'emozione delle visite nelle botteghe romane che producono i calchi delle principali opere di statuaria, copie destinate a diffondere per tutta Europa la lezione del "Bello" antico. All'epoca, infatti, il calco era uno dei modi più efficaci per riprodurre opere tridimensionali. Ai calchi si affidavano la didattica delle accademie, l'ambizione di molti collezionisti di possedere, sia pure in copia, opere uniche e irraggiungibili e la possibilità, per studiosi e appassionati, di esaminare e confrontare molti e diversi capolavori.

Proprio con intenti didattici, per favorire studi comparativi tra i monumenti e conservare copie di apparati decorativi soggetti al degrado e anche alla definitiva scomparsa, Eugène Viollet-le-Duc propone nel 1879, a Parigi, la creazione di un museo di calchi per documentare aspetti della scultura e dell'architettura francese nelle diverse epoche. Il museo apre le porte nel 1882 nel Palazzo del Trocadéro, lo dirige Alexandre du Sommerard, già conservatore del Museo di Cluny. L'evento è straordinario per la storia dell'arte francese: per la prima volta - dopo la breve esperienza di Alexandre Lenoir, che in età napoleonica aveva salvato dalla distruzione tante opere della scultura francese - sono riuniti insieme capolavori provenienti da tutto il territorio nazionale. Si tratta di copie, è vero, ma proprio per questo la collezione ha caratteri di sistematicità e completezza altrimenti difficilmente raggiungibili e rappresenta quindi una irripetibile occasione di studio in un'epoca in cui non esistevano ancora repertori fotografici di scultura.

Trasformato completamente il palazzo negli anni Trenta del Novecento, il museo riapre i battenti nel 1937 nel nuovo Palazzo di Chaillot e con un nome nuovo "Musée de Monuments français" che riprende il nome dell'ormai lontana esperienza del Lenoir. Sotto la direzione di Paul Deschamps, il museo si arricchisce di nuovi materiali, in particolare di una sezione sulla pittura murale. Numerosi copisti, inviati in tutta la Francia, realizzano copie dei principali affreschi, che vengono riproposte in museo a scala naturale e nelle originarie collocazioni. Alla fine degli anni Novanta, il museo affronta numerose difficoltà: un incendio, la scarsità di risorse, ma anche un mutato contesto: i moderni mezzi di riproduzione, l'affermarsi del turismo di massa e di una più efficiente mobilità sembrano rendere obsoleta la vecchia raccolta di calchi di stampo ottocentesco. L'istituzione rischierebbe di scomparire, se la mobilitazione di studiosi e appassionati non ne garantisse la sopravvivenza all'interno di un più ampio progetto dedicato all'architettura e denominato "Cité de l'architecture e du patrimoine" (www.citechaillot.fr).

Il museo si inserisce oggi in un'articolata struttura che comprende una scuola di formazione per architetti che operano nel campo del restauro, l'Istituto francese di architettura e una grande galleria dell'architettura moderna e contemporanea. Il museo ritrova così i suoi valori originari: autentico archivio storico dell'arte francese e straordinario laboratorio didattico. In occasione della riapertura, un prezioso volume che si avvale del prestigioso coordinamento di Léon Pressouyre (autore anche del saggio di apertura dedicato al ruolo dei calchi nella museografia francese ed europea) ripercorre la storia di questa istituzione e ne illustra le prospettive future. La ricostruzione minuziosa delle vicende del museo e delle collezioni si deve a François Bercé, Robert Dulau e Jannie Mayer, mentre a Marie-Paule Arnaud è affidata la narrazione degli anni più recenti e dei nuovi progetti. Il volume è completato da un ricco e prezioso corredo fotografico storico e dalla documentazione dei recenti interventi di riallestimento.

Le Musée des Monuments français. Cité de l'architecture et du patrimoine, a cura di L. Pressouyre, Paris, Editions Nicolas Chaudun, 2007, 199 pagine, 49,00 euro.

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