Rivista "IBC" XV, 2007, 2

musei e beni culturali / pubblicazioni

A. Dal Lago, S. Giordano, Mercanti d'aura. Logiche dell'arte contemporanea, Bologna, il Mulino, 2006.
Aura vendesi

Stefano Luppi
[storico dell'arte]

Non è un testo semplice Mercanti d'aura. Logiche dell'arte contemporanea, di Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, pubblicato dal Mulino pochi mesi fa, ma comunque va consigliato agli appassionati della creatività del Novecento, soprattutto a quanti davanti a molte opere pronunciano la celebre frase: "Questo riuscivo a farlo anch'io!" (e da un certo punto di vista è ben logico che se lo chiedano, al di là degli intellettualismi spesso interessati di taluni operatori del mondo artistico). Il testo risponde infatti alle domande che tutti, studiosi o meno, naturalmente a seconda del proprio livello di conoscenza di storia artistica, dovrebbero cercare di porsi.

Domande che non solo permettono di comprendere il sistema dell'arte ma forse anche uno spaccato della società odierna (chiara opinione di Dal Lago e Giordano): "Perché i quadri dipinti da uno scimpanzé sono stati quotati più di tante opere di artisti famosi? Perché un orinatoio è divenuto l'emblema dell'arte del Novecento? Perché tanti artisti d'oggi operano con i paradossi della logica, più che con i pennelli? Perché la riproduzione di una zuppa Campbell ha un enorme valore nel mercato artistico, se è opera di Andy Warhol, ma è considerata un sintomo di disordine mentale, se l'autore è internato in un manicomio svizzero? Perché i grandi falsari hanno spesso un'idea tradizionalista della pittura? Perché qualcuno che si taglia con una lametta in una galleria d'arte è considerato un artista contemporaneo, ma non lo è un cuoco o uno stilista?".

Dalle risposte ai punti interrogativi escono pagine meditate, leggibili (ad approfondire poi vi sono le note e una bibliografia documentata): il testo si frantuma in mille frammenti, esempi che servono a definire anche attraverso l'apparato illustrato la tesi di fondo del volume. Secondo le parole degli stessi autori: "L'arte d'oggi è una sfera culturale che esprime, più di ogni altra, la natura mercantile del nostro mondo". E, anche se la definizione appare troppo poco sfumata per essere totalmente condivisibile, le pezze d'appoggio che gli autori portano sono utili a riflettere. Come l'attenzione del "discorso di arte" con cui l'artista "incornicia" un'opera (si pensi all'orinatoio di Duchamp) e la definisce "arte" anche se essa, per esempio, è semplicemente la "stanza immateriale" di Yves Klein; l'artista insomma "metterebbe in scena" e ha bisogno di un pubblico a cui dimostrare la sua teoria, quasi come un mago davanti a un pubblico che deve credere alla magia perché la magia si avveri.

Punto centrale del libro è la nuova definizione di "aura" codificata da Walter Benjamin, quell'aura che oggi, secondo gli autori, non decade e diviene anzi "l'effetto che produce" l'opera stessa, avvalorando dunque con ciò l'idea che il valore dell'opera coincida con la sua mercificazione nel pieno trionfo del mercato. L'arte come "pura merce". Questione troppo complessa per essere discussa qui: certo che il mercato, fortunatamente centrale nell'attuale momento storico, alla lunga non sembra l'unica cartina di tornasole utile ad avvalorare un giudizio di merito, almeno in campo artistico.

Pagine dunque che attivano la riflessione, anche se qui e là nel testo si trovano alcuni concetti francamente sfuggenti, come questo: "Apertamente o no uno studioso di arte classica in genere non prende per lo più sul serio quel che è successo dalle Avanguardie in poi. In fondo non lo considera arte". Neanche troppo vero, forse, è che oggi "l'arte contemporanea sia possibile grazie a un'incessante produzione discorsiva, in cui un ruolo decisivo è assunto dalla critica": il mercato, l'acquirente e l'artista, per l'appunto, sembrano maggiormente centrali oggi nella definizione di cos'è l'arte e la sua aura.

 

A. Dal Lago, S. Giordano, Mercanti d'aura. Logiche dell'arte contemporanea, Bologna, il Mulino, 2006, 328 p., euro 18,00.

 

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