Rivista "IBC" XIII, 2005, 4

convegni e seminari, mostre e rassegne, storie e personaggi

"Leo Longanesi fra avanguardia e tradizione", convegno di studi, 5 novembre 2005, Bagnacavallo (Ravenna).
Longanesibus

Giuseppe Masetti
[direttore del Centro culturale "Le Cappuccine", Bagnacavallo (Ravenna)]

Ricorreva quest'anno il primo centenario della nascita di Leo Longanesi avvenuta a Bagnacavallo (Ravenna) il 30 agosto 1905. Giornalista, editore, grafico, pittore, regista, pubblicitario e tante altre cose ancora, Longanesi visse in Romagna solo la sua prima infanzia, ma conservò affezione e nostalgia per la provincia natale, idealizzata sempre anche negli anni successivi trascorsi nelle grandi città. Quando giunse il tempo degli studi la madre spinse la famiglia intera a trasferirsi a Bologna, dove Leo incontrò l'arte della stampa (guidato da Giorgio Morandi a riscoprire obsoleti caratteri a piombo nelle vecchie tipografie), la politica, i primi successi giornalistici, ma non si laureò mai come avrebbe voluto la sua estrazione borghese.

Nella sua breve ma intensa esperienza (morì a Milano nel 1957 a soli 52 anni) Longanesi produsse un'infinità di scritti, numerosi disegni e pochi quadri, ma in compenso dispensò al Paese intero moltissime riflessioni, e sentenze che bruciano ancora oggi dopo tanti anni. Sui suoi lasciti si potrebbero fare mostre e dibattiti all'infinito, tutto tranne che delle celebrazioni in piazza, di cui egli stesso avrebbe riso per primo. Personaggio scomodo, eclettico e cinico, geniale e rancoroso, egli ha realizzato il più moderno dei giornali del suo tempo, il rotocalco "Omnibus" fra il 1937 e il 1939, ha fondato una prestigiosa casa editrice, ha fatto conoscere in Italia scrittori e pensatori stranieri, ha costretto molti artisti alla notorietà, pur restando sempre un artigiano della comunicazione e figlio della sua provincia ottocentesca, grassa e pigra.

Il Ministero per i beni e le attività culturali ha dedicato al suo lavoro di giornalista una prima giornata di studi a Roma lo scorso 26 ottobre, presso la Biblioteca nazionale, e un'altra seguirà in primavera a Milano sulla sua attività editoriale, mentre le Poste italiane gli hanno dedicato un francobollo nazionale, uscito il 26 agosto. Motivi per ricordare le sue intuizioni geniali, le sue battute al vetriolo e la sua aggressiva nostalgia ce ne sarebbero all'infinito, perché Longanesi è sempre spendibile; c'è sempre un suo epigramma che si può applicare a una situazione odierna e nazionale. Ma il suo "museo borghese" aveva bisogno - per ricordarne la nascita - di un panorama provinciale, di una piccola città, per risuonare ancora nella sua piena attualità.

La sua città natale ha cercato di farlo rivivere, ricordandone il testamento culturale - "Dopo morto vorrei che si ricordasse di me una sola cosa: che esiste un carattere tipografico disegnato da me e che porta il mio nome" - e interpretando la sua insofferenza per le cose banali e di cattivo gusto. Prima di tutto gli ha dedicato una festa intera, quel San Michele che da diversi secoli viene qui ricordato a fine settembre; ha fatto incontrare la gente della Romagna con il suo geniale modo di comunicare, attraverso mostre, citazioni, pubblicazioni, installazioni, performance e, infine, anche un convegno di studi.

Per l'occasione, all'interno di uno storico orto nobiliare, nel nome di Leo Longanesi è stato creato un suggestivo percorso attraverso dieci panchine d'autore, e qualche nota biografica, denominato "il Giardino degli Aforismi", perché lo schienale di ogni panchina contiene una celebre frase abbinata a un disegno del Nostro, finemente incisi nell'ottone, e a pochi metri è possibile ottenere a prestito alcuni dei suoi libri più famosi. Nella piazza centrale del paese 32 grandi stendardi contenevano altrettanti epigrammi, sotto i quali David Riondino ha letto, davanti a un folto pubblico, alcune pagine longanesiane. Ma c'erano anche diversi suoi dipinti esposti nella Chiesa del Suffragio, giunti per la prima volta in Emilia-Romagna e altre esposizioni prestigiose di satira sociale, dedicate alla tradizione della grafica più ironica che è passata nelle penne di William Hogarth nel Settecento e di Franz Borghese in anni più recenti.

In un'altra sala storica del paese erano esposti tutti i suoi 132 santini, cioè i piccoli foglietti pubblicitari, dagli angoli stondati, che Longanesi realizzava per promuovere le sue novità editoriali, ora oggetto di culto per i bibliofili. Se ne può vedere oggi il catalogo completo, insieme alle annate dei periodici e alle sue edizioni più rare, presso un apposito fondo creato dalla Biblioteca comunale in questi ultimi anni; qui sono anche disponibili alcune opere del Longanesi più maturo, ristampate per l'occasione, come Parliamo dell'elefante e Ci salveranno le vecchie zie?.

Infine il 5 novembre - grazie alla collaborazione della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Ravenna e dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna - sempre a Bagnacavallo si è svolto un importante convegno di studi sul tema: "Leo Longanesi fra avanguardia e tradizione". Sono intervenuti Andrea Manzella, Pietro Albonetti, Massimo Fini, Claudio Marabini e Marco Vallora nella mattinata; Massimo Gatta, Alberto Contri, Claudio Santini e don Lorenzo Bedeschi nel pomeriggio. In margine al convegno è stato presentato anche il catalogo curato da Raffaele Bozzi contenete le principali pubblicità create da Longanesi sulle pagine de "Il Borghese" negli anni Cinquanta per sostenerne la coraggiosa redazione. La pubblicazione dei contributi presentati al convegno è prevista per il 2007, quando di Longanesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario della scomparsa.

 

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