Rivista "IBC" XIII, 2005, 3

immagini, mostre e rassegne, pubblicazioni

Il paesaggio italiano contemporaneo, a cura di J. Rubin, Città di Castello (Perugia), Stampe Petruzzi, 2005.
Paesaggio con lambretta

Carlo Tovoli
[IBC]

Dove finisce il paesaggio? È questo l'interrogativo che si pone Marco Meneguzzo nella presentazione al catalogo della mostra "Il paesaggio italiano contemporaneo", allestita nel Palazzo Ducale di Gubbio (Perugia) dal 18 giugno al 18 settembre 2005. Per rispondere occorre anzitutto chiedersi quale sia la nozione odierna di paesaggio. James Rubin, curatore della mostra, preferisce usare il termine nella sua accezione più ampia, inteso come "ambiente", ma anche "atmosfera", e ha affidato a diversi artisti il compito di illustrare con differenti modalità espressive i contraddittori aspetti del paesaggio italiano attuale.

Gli artisti in mostra sono Gabriele Basilico, Bahk Seon Ghi, Arduino Cantàfora, Andrea Chiesi, Giacomo Costa, Sonia Costantini, Paola Di Bello, Fulvio Di Piazza, Letizia Fornasieri, Giovanni Frangi, Paolo Gallerani, Massimo Giannoni, Chris Gilmour, Alessandra Giovannoni, Paolo Grassino, Jonathan Guaitamacchi, Piero Guccione, Franco Guerzoni, Paolo Iacchetti, Francesco Jodice, Giovanni La Cognata, Paola Margherita, Raffaela Mariniello, Klaus Mehrkens, Giancarlo Ossola, Alessandro Papetti, Perino e Vele, Marco Tirelli, Giorgio Tonelli, Giuseppe Uncini, Velasco, Andrea Ventura, Massimo Vitali, Pietro Zuccaro.

Oltre 70 opere tra quadri, fotografie, sculture e installazioni in una mostra che vuole essere "esemplare", cioè giocata sull'esemplarità di certi artisti, e non certo esaustiva di tutti coloro che oggi indagano il paesaggio. Cinque le sezioni: "L'Italia della memoria", una visione non nostalgica di quanto sopravvive dell'Italia classica, rurale e monumentale; "L'Italia del ferro e del cemento", dedicata alla trasformazione del territorio; "L'Italia post-moderna", una ironica ricognizione degli effetti della globalizzazione; "L'Italia dell'utopia", una visione onirica di architetture ed ambienti, dal recupero di forme del passato ad angosciose prefigurazioni; e, infine, "L'Italia del colore", una raccolta di pitture astratte che sublimano il paesaggio italiano in effetti di puro colore.

Le opere esposte offrono nell'insieme un'interpretazione del paesaggio italiano che presenta una sua peculiarità, quella di essere un paesaggio urbano. In mostra pochissima natura, poche vedute, e molta città - abitanti, interni, oggetti, persino animali -, fino alle opere "astratte" in cui è possibile riconoscere le peculiarità cromatiche dei centri urbani. Del resto, scrive Marco Meneguzzo: "Con le dovute eccezioni, la cultura italiana non ha mai tenuto in gran conto la natura. Non siamo romantici. Anche quando facciamo i giardini - e siamo stati tra i primi... - tagliamo siepi e alberi sino a farli diventare forme geometriche... Siamo una civiltà cittadina, e lo siamo da sempre".

Ma torniamo all'interrogativo iniziale: se "paesaggio" può essere un'opera astratta per la sua capacità evocativa, oppure una FIAT Cinquecento in quanto complemento paesaggistico essenziale di un'epoca, allora tutto può essere inserito nella categoria di paesaggio? La mostra evita questo rischio grazie al sistema di relazioni interne che riesce a instaurare tra le diverse espressioni artistiche. E attraverso questa verifica anche una lambretta, il copriletto steso in un interno, o un'officina meccanica, si rivelano elementi utili alla definizione di un paesaggio, quello italiano, nella sua più concreta realtà.

 

Il paesaggio italiano contemporaneo, a cura di J. Rubin, Città di Castello (Perugia), Stampe Petruzzi, 2005, 124 p., _ 20,00.

 

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