Rivista "IBC" XII, 2004, 1

convegni e seminari, immagini

Giornata di studio sul tema "Conservare la materia dell'immagine fotografica", Bologna, 20 novembre 2003.
Materiale fragile

Maria Letizia Bongiovanni
[responsabile dell'Archivio storico provinciale di Bologna]

Con il titolo "Conservare la materia dell'immagine fotografica", l'Assessorato alla cultura della Provincia di Bologna, la Sezione Emilia-Romagna dell'Associazione nazionale archivistica italiana, in collaborazione con la Soprintendenza archivistica e l'IBC - Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna, hanno organizzato una giornata di studio rivolta principalmente agli archivisti, per focalizzarne l'attenzione sulle esigenze conservative proprie di un bene che, nelle sue molteplici valenze - estetiche, artistiche, scientifiche e documentarie - è diffuso e presente nelle più svariate tipologie di istituti culturali, senza peraltro che sia altrettanto diffusa e condivisa, se non in alcuni rari casi, una specifica sensibilità volta a preservarlo nella sua integrità o a intervenire, laddove necessario, tramite iniziative di restauro. I lavori presieduti nella prima parte della giornata da Euride Fregni, e successivamente da Gilberto Zacchè, si sono conclusi nel pomeriggio con una tavola rotonda coordinata da Rosaria Campioni.

I temi trattati - dall'illustrazione delle principali tecniche fotografiche sviluppatesi dall'artigianato all'industria (attraverso la relazione di Lorenzo Scaramella) fino a un puntuale resoconto degli accorgimenti tecnici necessari alla corretta manipolazione ed esposizione della fotografia (affrontati nei densi contributi di Lorenza Fenzi e Camilla Roversi Monaco) - hanno posto in particolare rilievo alcuni concetti di fondamentale importanza per chi è chiamato a occuparsi della fotografia dal punto di vista conservativo.

In primo luogo è opportuno ricordare l'accento posto da Giulia Cucinella Briant, ideatrice del programma, sulla necessità di intendere la fotografia come binomio inscindibile di due componenti: l'immagine ritratta e riproducibile, da un lato, e dall'altro la materia, non riproducibile, attraverso la quale questa immagine si sostanzia, consentendo al restauratore di individuare il più idoneo intervento ai fini del restauro stesso. La fotografia, inoltre, qualora sia inserita in un telaio o corredata da una cornice, deve essere intesa quale "oggetto fotografico", portatore di una propria storia che implica la necessità di un'indagine e il confronto stretto con la professionalità di restauratori di altri tipi di materiali. Il binomio tra materia e immagine e il preciso riconoscimento dell'oggetto fotografico devono comunque essere strettamente correlati all'esame della collezione a cui la fotografia appartiene e, ancor più, all'indagine relativa all'istituto culturale che ne è detentore, per evitare "estrapolazioni" che porterebbero lontano dalla stesura di un accurato progetto di restauro.

Si affaccia, dunque, il tema della progettazione del restauro, ampiamente sviluppato da Silvia Berselli. La progettazione, per un suo ottimale svolgimento, deve prevedere il confronto e la collaborazione tra il restauratore, l'archivista e il conservatore al fine di ottenere un quadro completo delle informazioni necessarie ad affrontare il restauro stesso, concertando, fin dalle fasi iniziali, il tipo di fruizione a cui la raccolta è destinata, individuando le eventuali priorità ed emergenze, nonché monitorando scientificamente l'idoneità degli ambienti e dei materiali scelti per la conservazione. Più volte, nell'ambito della giornata, il restauro è stato metaforicamente rappresentato come un intervento chirurgico che può riuscire, o al contrario non avere successo, provocando, se non compiuto con le dovute cautele, un abbassamento del livello della portata informativa correlata all'oggetto fotografico. Da qui l'importanza dell'analisi preliminare dettagliata attraverso la "scheda di restauro", portatrice di tutte le informazioni necessarie a un corretto agire in sede di restauro: una scheda che, prolungando la metafora chirurgica, diventa una sorta di "cartella clinica" dell'oggetto fotografico. Notevole attenzione è stata inoltre rivolta al tema della prevenzione.

Nell'ambito della tavola rotonda conclusiva sono emerse le azioni di tutela attiva e di valorizzazione del patrimonio fotografico regionale portate avanti dall'IBC, e un particolare accento è stato posto dai partecipanti sulla rivoluzione che si sta compiendo nell'ambito della produzione fotografica con l'introduzione dell'immagine digitale, affidata a un processo di codificazione e trascrizione numerica dell'immagine: un processo che, a fianco di innegabili vantaggi, pone problemi e rischi di difficile soluzione per la trasmissione alle generazioni future del patrimonio fotografico, del suo linguaggio e della sua cultura.

 

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