Rivista "IBC" XI, 2003, 3

mostre e rassegne, pubblicazioni

Giuseppe Graziosi: dalla fotografia al quadro. Opere 1900-1942, Modena, Raccolte fotografiche modenesi "Giuseppe Panini", 2003.
Appunti su lastra

Stefano Luppi
[storico dell'arte collaboratore della Biblioteca "Poletti" di Modena]

Di una interessante mostra dedicata a Giuseppe Graziosi (1879-1942), intitolata "Dalla fotografia al quadro. Opere 1900-1942" e allestita tra aprile e maggio 2003 in più sedi (Palazzina dei Giardini e Raccolte fotografiche "Panini" a Modena, e Borgo Castello a Savignano sul Panaro), resta a testimonianza il catalogo con testi di Walter Guadagnini, Maria Canova, Luca Panaro e Francesca Morandi. L'agile volume si dimostra interessante anche e soprattutto per la parte illustrata, poiché sulla medesima pagina sono a confronto l'opera pittorica o grafica e gli "appunti" fotografici che in qualche modo l'hanno generata. Graziosi - artista tra i più noti a Modena, con formazione presso il locale Istituto di belle arti prima di un utilissimo periodo fiorentino dove studia pittura e scultura con Giovanni Fattori, oltre a una lunga frequentazione della Biennale di Venezia dal 1903 al 1942 - negli ultimi anni è stato il protagonista di alcuni altri eventi espositivi, ma questo, pur non ponendosi traguardi di completezza nella rappresentazione del percorso artistico, ha la peculiarità proprio di analizzare il rapporto molto stretto che l'artista instaura tra la sua attività pittorica e scultorea e quella fotografica.

Se non possiamo definire l'autore nato a Savignano un fotografo professionista in senso artistico, in quanto mai interessato alla resa estetica delle immagini, certamente si deve prestare attenzione al particolare utilizzo che assegna ai numerosi scatti eseguiti (oltre duemila quelli conservati a Modena) in quanto essi hanno contribuito notevolmente a caratterizzare la sua poetica e le tematiche a essa connesse (nudo femminile, interni, vedute). Graziosi recuperava anche a distanza di molti anni gli scatti eseguiti, tutti realizzati tra il 1900 e il 1919, e se ne serviva per frammentare il reale inserendone alcune sequenze nei quadri, nelle sculture e nelle grafiche che al momento stava predisponendo. Siamo insomma davanti a una operazione che ha poco a che fare con l'arte en plein air vera e propria, e molto con la tecnica del bricolage. Come altro chiamare infatti una composizione predisposta "a tavolino" con scene che paiono realizzate avendole davanti agli occhi ma invece sono frutto dell'assemblaggio di numerosi spicchi di reale catturati in tempi lontani e luoghi diversi?

Dal punto di vista tecnico il Graziosi realizzava stampe aristotipiche ad annerimento diretto (lastra fotografica a contatto con la carta fotosensibile senza utilizzo della camera oscura) e, per quel che concerne la tecnica di ripresa, utilizzava la stereoscopia. Diffusissima nell'Ottocento, essa permetteva di avere due immagini sulla stessa lastra, in quanto si utilizzavano due obiettivi leggermente distanziati tra loro e ciò veniva utile all'artista per rendere anche la tridimensionalità, che poi trasportava nella plastica o sulla tela. I saggi critici del volume analizzano quanto qui riassunto: quello della Morandi fornisce lumi sull'opera generale e quello di Luca Panaro, puntuale, restituisce l'idea di quanto Graziosi tenesse ai suoi "appunti" fotografici.

 

Giuseppe Graziosi: dalla fotografia al quadro. Opere 1900-1942, Modena, Raccolte fotografiche modenesi "Giuseppe Panini", 2003, 176 p., Ç 15,00.

 

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