Rivista "IBC" XI, 2003, 3

immagini, mostre e rassegne, pubblicazioni

Attraverso la collezione di cartoline di Gianfranco Luciani, Cervia mette in mostra sessant'anni della sua storia recente: da città del sale a mèta di vacanze.
Immagini in viaggio

Riccardo Vlahov
[IBC]

Dal 28 agosto al 19 ottobre 2003 Cervia (Ravenna) dedica una mostra a sessant'anni della sua vita. L'esposizione, "Cervia in cartolina. Da città del sale a città delle vacanze: 1900-1960", è una storia per immagini ricavata dalla raccolta privata di cartoline del collezionista Gianfranco Luciani, temporaneamente messe a disposizione della Biblioteca comunale per tradurle in una banca dati in formato digitale che sarà disponibile e accessibile anche a iniziativa conclusa. La mostra è ospitata nello splendido spazio del Magazzino del sale Torre ed è organizzata dal Comune di Cervia e dall'Assessorato alla cultura, con il patrocinio dell'IBC. Il catalogo, pubblicato dalla Editrice Compositori di Bologna, ospita saggi di Roberto Balzani, Carla Giovannini, Asterio Savelli, Chiara Francesconi, Brunella Garavini e Riccardo Vlahov. Pubblichiamo il testo di quest'ultimo per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

 

La fotografia, fino dalle sue origini, è strettamente connessa ai viaggi. L'attività del fotografo è raramente stanziale. Dagli anni Quaranta dell'Ottocento agli inizi del Novecento, gli operatori trasportavano in luoghi impervi e lontani, pesanti e ingombranti attrezzature per la ripresa, la produzione e il trattamento dei materiali sensibili, riportando successivamente nel loro paese le immagini, realizzate tra difficoltà d'ogni genere, per poi rimetterle in circolazione attraverso i più consueti canali commerciali. Già nella metà dell'Ottocento le fotografie, testimoni di luoghi ed eventi lontani, erano disponibili a prezzi irrisori rispetto a quelli di un vero viaggio; consentivano di viaggiare "virtualmente" in tutto il mondo conosciuto, senza alcun rischio per la propria incolumità. Fotografi intraprendenti e coraggiosi, come Felice Beato, noto per i suoi reportage sui paesaggi e la vita in Oriente, come Nadar, che sperimentò tra i primi la fotografia aerea realizzando splendidi panorami di Parigi dalla navicella di una mongolfiera, contribuirono col loro lavoro a diffondere la conoscenza di luoghi e situazioni ignote alla maggior parte delle persone del loro tempo.

Con la fotografia e a maggior ragione con la diffusione della sua riproduzione a stampa, sembra avverarsi il sogno di realizzare una sorta di "macchina del tempo" che ci consente di viaggiare, mediante le immagini tratte dalla realtà d'altre epoche e d'altri luoghi, in tempi e spazi ormai irraggiungibili. Di fronte alla notevole quantità e varietà delle fotografie riprodotte nelle cartoline della collezione "Luciani", che rappresentano, in tempi diversi, un luogo relativamente esteso quale il territorio cervese, si prova una sensazione di disorientamento e al tempo stesso una grande curiosità. Ci si rende conto che le immagini, nel loro insieme e nei loro dettagli, cercano di comunicarci qualcosa, pur frammentariamente, senza un ordine predefinito. Occorre trovare un "bandolo della matassa" che ci permetta di dipanare la sequenza di un complesso e interessante racconto.

Scorrendo le immagini ne ho scelta una da cui iniziare: rappresenta una stazione ferroviaria, una locomotiva a vapore in testa a un treno, i passeggeri appena scesi o pronti a salirvi e la prospettiva dei binari. È una vecchia cartolina dei primi decenni del Novecento, porta la didascalia "Un saluto a Grande Velocità dalla Stazione Ferroviaria di `Cervia'". Quella "Grande Velocità", che troviamo associata ad una vecchia locomotiva, oggi fa un po' sorridere, ma rispecchia probabilmente l'infatuazione per l'innovazione tecnologica propria dell'epoca futurista. Quel luogo, invece, può diventare la stazione di partenza per un viaggio, attraverso le immagini e il tempo, nel territorio di Cervia e nelle sue trasformazioni, tra quell'epoca e gli anni Sessanta del secolo ormai trascorso. Vorrei proporre questo viaggio analizzando solamente le fotografie riprodotte sulle cartoline, tralasciando le informazioni, pur preziose, che si trovano sul lato riservato alla comunicazione scritta. Vorrei considerare tutte queste immagini non come semplici riproduzioni fotomeccaniche tratte dalle riprese fotografiche originali, ma come "vere fotografie", cioè rappresentazioni "verosimili" della realtà.


Scendendo dal treno, in quell'epoca, ci si trova, osservando le cartoline, in una Cervia che sembra dipinta ad acquerello. Rarissimi i veicoli, strade ampie e libere, popolate da persone "in posa" come fossero dipinte, il Porto Canale con l'acqua dalla superficie appena increspata nella quale si specchiano le vele dei barconi ormeggiati sulle rive; lo stabilimento balneare costruito su palafitte, sul mare poco al di là della spiaggia, con le curiose sovrastrutture di forma orientaleggiante; le ville della borghesia agiata allineate al limite di una spiaggia ancora dominata dalla tipica vegetazione spontanea e, dove finisce la città, il verde dei giardini e delle pinete. La fotografia di quel periodo è ancora fortemente influenzata dalla pittura e il gusto di chi acquista le cartoline predilige quel modello estetico. L'organizzazione degli elementi che entrano in scena nell'immagine segue rigorosamente i principi della composizione pittorica: niente è casuale, la fotografia viene "progettata" e realizzata con cura, senza fretta.

Si utilizzano ancora ingombranti fotocamere "da campagna", o le più pratiche "folding" (ripieghevoli), adatte alla ripresa fuori studio, ma che richiedono comunque l'uso del treppiede. Utilizzano negativi su lastra di vetro di grande formato e di sensibilità piuttosto scarsa, che non consentono di fermare il movimento con tempi di posa rapidissimi. Per ottenere una buona profondità di campo a fuoco, occorreva chiudere abbondantemente il diaframma e compensare la scarsità di luce che avrebbe dovuto impressionare il negativo, aumentando adeguatamente il tempo di posa. L'acqua del mare risulta pertanto "mossa" (come si usa dire nel lessico fotografico) ed appare, infatti, meno definita, quasi priva delle naturali increspature; le persone vengono messe in posa al momento della ripresa, apparendo in fotografia come vive, ma al tempo stesso pietrificate.

Le immagini realizzate in questo periodo rappresentano, da un lato, una vita di agiatezze riservata ai ceti sociali più elevati, come la villeggiatura nei villini al mare, le attività sportive e le relazioni sociali presso lo stabilimento balneare costruito sull'acqua; dall'altro la normale vita cittadina, rappresentata da tutti i ceti sociali e, da un altro lato ancora, le attività produttive specifiche del territorio, come la "coltivazione", la raccolta, il trasporto e la deposizione del sale, oppure la raccolta dei pinoli nelle pinete attorno alla città. Tutto ciò viene rappresentato in modo pacato e composto: anche il lavoro più faticoso svolto in salina viene "attenuato" dalla messa in posa, restituendo nell'immagine un'improbabile assenza di fatica, ma testimoniando in modo preciso e fedele le tecniche, gli strumenti e i metodi di lavoro. La realtà non appare immobilizzata dalla macchina fotografica durante lo svolgimento dell'azione, ma si manifesta in una indefinibile fissità, irreale, artefatta.

L'insieme di questi aspetti incide fortemente nella resa delle immagini, conferendo ad esse una sorta di "effetto acquerello", accentuato anche dallo scarso contrasto e dalla bassa definizione delle riproduzioni fotomeccaniche e dalle colorazioni monocrome delle stampe, che tendevano ad imitare i viraggi fotografici di moda a quell'epoca. La fotografia è un eccellente strumento per "fissare", immobilizzandolo nel momento dell'esposizione, un paesaggio, un evento, una situazione, un soggetto. Altra importante fase del procedimento fotografico, che segue quella dell'esposizione e dello sviluppo, è il trattamento di "fissaggio", indispensabile a stabilizzare l'immagine e a conservarne l'integrità nel tempo. Questo ricorrente concetto di "fissità" connesso alla fotografia, che porta alla sua definizione di "immagine fissa" in contrapposizione a quella "dinamica" del cinema, tradisce, di fatto, una doverosa estensione delle sue specifiche funzioni, specie se si prendono in esame piccole e grandi serie di immagini.

Se la fissità di una singola foto permette di analizzarla a fondo e di entrare in relazione con essa fino a coglierne aspetti quasi nascosti, le serie appaiono, fin dal primo sguardo, come una sequenza di fotogrammi cinematografici, in sé e per sé fissi, quindi analizzabili singolarmente, ma che compongono, nel loro insieme, scene di diversa natura che si muovono nel tempo e nello spazio, ci attirano nei loro percorsi, evocano ricordi, sentimenti, emozioni, nostalgie. Una grande collezione di cartoline rende possibile l'esplorazione del territorio in senso diacronico, osservando i cambiamenti del paesaggio e degli elementi che lo denotano nelle serie di immagini che rappresentano lo stesso luogo, oppure l'esame e il confronto, in senso sincronico, di situazioni che si svolgono contemporaneamente anche in luoghi diversi.

Selezionando le immagini riprese dai medesimi luoghi, si ottengono sequenze fotografiche di porzioni di spazio che mettono in evidenza le trasformazioni avvenute nel corso del tempo, come nel caso del Porto Canale, le cui rive, da "palizzate", diventano banchine in muratura o in cemento, oppure la progressiva edificazione nella pineta a Milano Marittima. Questi confronti vengono favoriti anche da una costante omogeneità delle tecniche di ripresa, mediante l'impiego abituale di ottiche di media lunghezza (dette "normali") o di grandangolari moderati, che non enfatizzano la prospettiva.


Nelle immagini più datate troviamo ambienti ordinati e gradevoli, di un gusto quasi ottocentesco; in quelle realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta emergono invece le testimonianze visive di un radicale cambiamento. Il rapido passaggio da un turismo d'élite a un turismo di massa incide fortemente sull'assetto del territorio e sui modi di vivere la villeggiatura. La tecnica fotografica è ormai quasi alla portata di tutti e di utilizzo comune; il numero dei fotografi e la richiesta di fotografie sono in continuo aumento. Di conseguenza, le grandi quantità di immagini a prevalente carattere documentario, spesso prodotte a fini di promozione turistica, comportano frequentemente un decadimento della qualità estetica, ma descrivono in modo preciso e capillare luoghi, ambienti, persone e situazioni. Ci appare finalmente, ripresa a tutto campo, una Cervia viva, attiva e vera.

Le fotografie, colte nel corso dell'azione, fissano in immagini assai verosimili ciò che accade nella città e sulla spiaggia. Mentre le immagini di inizio secolo, progettate con maggiore cura mettevano in posa scene rigorosamente organizzate, quindi facilmente analizzabili, quelle prodotte in questo periodo richiedono un maggiore sforzo analitico, poiché contengono dettagli spesso colti inconsapevolmente dal fotografo. Un'accurata analisi di questi dettagli, che sfuggono ad un'osservazione superficiale, rivela, per approfondimenti successivi, l'intero contenuto dell'immagine, che trova limiti soltanto nella qualità fisica (intesa come grado di definizione) della fotografia, specie se riprodotta con tecniche fotomeccaniche.

Viaggiando all'interno delle fotografie, magari con l'aiuto di una lente d'ingrandimento, alla ricerca dei dettagli, ritroviamo ad esempio la tipologia delle automobili presenti a Cervia in quel periodo, e di riflesso, in una sorta di rilevamento statistico, il grado di agiatezza medio dei villeggianti. Ne risulta una località alla portata di tutti, dai proprietari delle "Topolino" Fiat a quelli delle Lancia e delle Alfa Romeo. Ancora in tema di automobili osserveremo che nel campeggio in pineta le auto sono prevalentemente straniere, poiché allora i campeggiatori nazionali erano ancora scarsi. Emergono, dalle immagini di questa serie, dettagli divertenti, quasi ironici, come la barriera di fili spinati in primo piano sullo sfondo di tende da campeggio dalla forma ancora militare.

La spiaggia, uno dei soggetti rappresentati più frequentemente, ci fornisce informazioni di ogni genere. Le foto panoramiche, scattate in ore diverse, rivelano alcuni aspetti tecnici sull'uso delle "tende" rettangolari, oggi sostituite dagli ombrelloni, che nel pomeriggio venivano orientate in maniera diversa rispetto al mattino, per garantire ai villeggianti un'efficace e continua protezione dal sole. Emerge, nelle serie di immagini della spiaggia realizzate in periodi diversi, l'evoluzione dei mezzi per ripararsi dalla luce solare: dagli ombrellini parasole degli inizi del secolo, alle tende, agli ombrelloni, le cui file si infittiscono anno dopo anno. Si nota il progressivo sorgere ed espandersi di infrastrutture di servizio sempre più attrezzate e accoglienti, una sorta di muraglia continua che divide l'arenile nel senso della lunghezza, ma si evidenzia soprattutto, con un'ottima efficacia descrittiva, il grande teatro della vita in spiaggia: l'esibizione, i giochi, i riti che si svolgono in riva a un mare che non è mai protagonista, ma appare solo come un semplice fondale di scena.

Altri aspetti interessanti possono essere colti in alcuni casi di "progettazione" delle immagini, che ritroviamo anche nelle fotografie scattate dopo gli anni Trenta. Mi riferisco in particolare ad un tipo piuttosto frequente di inquadratura, forse di ispirazione cinematografica o pittorica, che rappresenta il panorama della spiaggia: lo sguardo dell'osservatore è suggerito, anzi, accompagnato verso il mare, da quello di una donna ripresa di profilo in primo piano, che guarda appunto in quella direzione dall'alto della terrazza di uno stabilimento balneare.

Nella predisposizione delle immagini fotografiche per la riproduzione in cartolina rientrano frequentemente elaborazioni o alterazioni di varia natura, più o meno evidenti, a fini soprattutto estetici: false nubi bianche inserite nel cielo, false lune che fanno capolino tra le nuvole nei notturni cieli cittadini. False, ma gradevoli, e forse quasi verosimili. La fotografia "scopre" anche la notte e la mette in evidenza per dare segno che il villeggiante può sfruttare al massimo il suo soggiorno al mare: la città, le relazioni sociali, il divertimento non si esauriscono al tramonto del sole. La vita continua nelle strade, nei bar, nei locali notturni di una città illuminata dai lampioni, dai neon e dalle insegne luminose, che le "lunghe pose" fotografiche rappresentano in maniera al tempo stesso realistica e suggestiva.

Navigando nelle immagini, l'occhio più attento scopre quindi anche i "messaggi" trasmessi attraverso le fotografie ed amplificati dalla diffusione delle cartoline, tra i quali risalta in modo evidente la disponibilità del territorio cervese ad accogliere villeggianti di tutte le classi sociali. Anche nelle foto più datate, che rappresentano una villeggiatura d'élite, non si ha mai l'impressione di trovarsi di fronte ad un ambiente esclusivo, riservato a pochi privilegiati. Nelle immagini tra il secondo dopoguerra e gli anni Sessanta, la città e i lidi di Cervia sembrano davvero invitare tutti: i bambini che non possono essere accompagnati al mare dai genitori possono essere accolti nelle colonie, il proliferare di pensioni e piccoli alberghi (spesso male rappresentati in immagini di scarsa qualità estetica) promette una villeggiatura a costi contenuti, la larga e lunga spiaggia non nega spazio a nessuno.

Questa disponibilità all'accoglienza e all'ospitalità viene messa in risalto dall'utilizzo assai frequente di panoramiche riprese dall'aereo, che enfatizzano le caratteristiche di un territorio in cui il sole, il mare, la spiaggia, il verde delle pinete e dei giardini si integrano a vicenda armoniosamente, rappresentando una situazione assai più gradevole rispetto a quella vista da terra. Le immagini semplici e poco curate di interni ed esterni di alberghi e pensioni, conferiscono a quei luoghi un aspetto "famigliare" e poco formale, voluto forse dai committenti dei fotografi. Le grandi colonie marine, rappresentate con un'enfasi prospettica più consona a strutture militari, infondono probabilmente, sotto quell'aspetto, il senso di sicurezza e protezione necessario a riscuotere la fiducia dei genitori.

Un ulteriore esame delle cartoline della collezione "Luciani" riguarda proprio la fotografia, attività un tempo riservata a professionisti o ad una piccola élite di colti e facoltosi dilettanti. In una bella immagine scattata a Cervia negli anni Venti, un giovane villeggiante in accappatoio fotografa un gruppo di persone in posa su di una passerella, nei pressi dello stabilimento balneare, inquadrando la scena nel piccolo mirino prismatico di una "folding" a soffietto e facendo scattare l'otturatore con un cavetto flessibile. Le persone ritratte sono anch'esse in accappatoio, tranne quella in primo piano, in giacca e pantaloni chiari, con cappello e stivali, che regge appeso alla spalla l'ipotetico astuccio di quella macchina fotografica. Un'immagine che prelude all'estensione dell'uso della fotografia a tutti i ceti sociali, come d'altronde verrà estesa anche a ceti meno abbienti la stessa villeggiatura, e mette in luce un rituale, quello della posa, che ritroviamo ancor oggi, quasi intatto, sulle spiagge del XXI secolo. Nelle cartoline degli anni Cinquanta e Sessanta troviamo le vele con la pubblicità dei fotografi locali associata a quella delle allora diffusissime pellicole Ferrania, e le frequenti "fotografie composite" che rappresentano, disposte insieme nella stessa immagine come in un foglio dell'album di famiglia, gli interni e gli esterni di alberghi e pensioni. Una fotografia familiare, alla portata di tutti, che fa ormai parte della nostra quotidianità, consueto mezzo di rappresentazione, informazione e comunicazione.


Non ho preso in considerazione il "verso" di queste cartoline, la parte che reca generalmente un destinatario, un mittente, un messaggio e un francobollo timbrato e che nel lessico dei collezionisti le fa definire "viaggiate" per indicare il trasporto effettuato dal servizio postale. Quel primo percorso tra Cervia e tante località lontane si è concluso da molti anni, ma si è trattato soltanto di una prima tappa. Percorrendo tappe successive, si sono infine ritrovate insieme, riunite e ordinate in una grande collezione. Ma il viaggio non è ancora terminato: oggi, l'occasione fornita dal Comune di Cervia, che prevede la riproduzione e la descrizione delle loro immagini nella mostra e nel catalogo, costituirà per le cartoline del territorio cervese una nuova "stazione di partenza" per ulteriori viaggi futuri.

 

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