Rivista "IBC" XI, 2003, 2

convegni e seminari, media

"Il diritto di leggere: politiche istituzionali e innovazioni tecnologiche per l'accesso dei disabili all'informazione e alla cultura", Bologna, 28 novembre 2002.
Per una cultura davvero accessibile

Liana d'Alfonso
[IBC]

Vi sono persone per le quali andare in una biblioteca, leggere un libro, cercarlo in una banca dati può essere una cosa molto difficile, anche impossibile. Esistono normative specifiche per quanto riguarda l'eliminazione delle barriere architettoniche e la creazione di siti web accessibili; inoltre nuove tecnologie rendono possibile disporre di strumenti fino a non molto tempo fa impensabili per estendere il diritto di leggere e di accedere agli immensi patrimoni culturali esistenti a coloro che hanno qualche tipo di disabilità (visive, auditive, motorie, cognitive, tecnologiche, ecc.).

Problemi di vario ordine rendono, però, ancora molto teorico questo diritto: le norme vanno conosciute e applicate, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie vanno anche esse conosciute e sperimentate nel concreto delle situazioni per capirne limiti e potenzialità. Soprattutto occorre decidersi a investire risorse, senza considerare un lusso impegnarsi in questa direzione, ma valutando seriamente le implicazioni gravi di scelte che, ignorando questi problemi, contribuiscono anche se inconsapevolmente, a perpetuare la discriminazione.

Fattore determinante per affermare questo diritto, probabilmente, è la diffusione di una cultura e di una sensibilità sulla materia che porti operatori, addetti ai lavori e istituzioni, a guardare allo sviluppo e alla qualificazione del sistema bibliotecario con uno sguardo nuovo che consideri le esigenze della disabilità strettamente integrate a quelle più complessive della qualità delle biblioteche. Tenendo anche in considerazione il fatto che assumere una simile ottica fin dall'inizio, integrata nel normale processo di definizione delle scelte, diventa un fattore che qualifica le soluzioni riducendone anche i costi.

Queste e molte altre sollecitazioni sono scaturite dal convegno che si è svolto a Bologna il 28 novembre 2002 "Il diritto di leggere: politiche istituzionali e innovazioni tecnologiche per l'accesso dei disabili all'informazione e alla cultura", organizzato dall'Associazione per lo sviluppo di progetti informatici per gli handicappati (ASPHI) nell'ambito di "HANDImatica 2002. Mostra-convegno nazionale per l'integrazione del disabile" riguardante in particolare tecnologie avanzate, informatica e telematica per favorire l'integrazione delle persone disabili.

Quale può essere il ruolo di una istituzione come la Regione per introdurre questa ottica più ricca nell'affrontare il tema dei servizi bibliotecari? Come è noto la Legge regionale n. 18 del 2000 "Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali" ha rinnovato il quadro normativo in materia, introducendo fra l'altro una novità rilevante in materia di organizzazione bibliotecaria e archivistica: la definizione e l'utilizzo di standard di qualità del servizio e di professionalità degli addetti, il possesso dei quali diviene condizione per l'intervento finanziario regionale che, in questa prospettiva, non è tanto volto a sostenere le realtà più arretrate quanto a premiare le realtà più qualificate.

Da una parte si avrà la definizione di questi standard, che si caratterizzeranno alcuni come requisiti di base e altri come raccomandazioni e indicazioni di possibili soluzioni: saranno cioè una sorta di strumento guida per le istituzioni al fine di programmare ed attuare interventi di riqualificazione e revisione dei criteri di gestione oltre che per svolgere periodiche operazioni di autovalutazione. Dall'altra parte si dovrà sviluppare un lavoro di monitoraggio della loro applicazione con i conseguenti aggiustamenti e arricchimenti; inoltre, cosa particolarmente importante, ci si dovrà occupare anche della diffusione delle informazioni sulle esperienze più avanzate e innovative. Per quanto riguarda i requisiti legati all'accessibilità questa impostazione potrà senza dubbio contribuire alla crescita di sensibilità sull'argomento e alla conoscenza delle possibili soluzioni sia tecniche che organizzative.

È certamente fondamentale che i servizi siano fisicamente accessibili per tutti, e l'abbattimento delle barriere architettoniche è un obiettivo supportato da una ricca normativa di legge, anche se non sempre purtroppo applicata in modo adeguato, spesso anche a causa dei vincoli storici o tipologici dei contenitori edilizi. È però ormai indispensabile occuparsi anche delle barriere tecnologiche. Ad esempio il Web è sempre più importante per la quantità e la qualità delle informazioni veicolate, ed è anche importante per la conoscenza e per la stessa partecipazione alla vita civile.

Se però cresce l'importanza di poter accedere a queste informazioni, molte persone si trovano di fronte a rilevanti ostacoli: i disabili si trovano facilmente in difficoltà di fronte a strumenti e interfacce mal progettati, concepiti per persone abili ed esperte. Questo vale spesso per le stesse biblioteche. E la biblioteca che non rende accessibile il proprio sito Web viene meno a uno dei requisiti essenziali che stanno alla base del proprio funzionamento e del proprio servizio. Non è forse vero che alla base della concezione stessa delle biblioteche pubbliche vi è la garanzia dell'accesso universale, senza distinzioni di età, cultura, sesso religione, nazionalità, condizione sociale?

Mettersi nell'ottica di rendere una biblioteca realmente accessibile vuol dire utilizzare competenze e discipline diverse che siano in grado di individuare le barriere che possono impedire o rendere particolarmente difficoltoso l'accesso e l'utilizzazione dei patrimoni librari. Ad esempio occorre che chi sviluppa i programmi conosca le tecniche di accesso al computer usate da ciechi, ipovedenti, disabili motori, così come è necessario che qualcuno conosca l'esistenza dei display braille, dei dispositivi per la sintesi vocale, dei mouse comandati dalla voce o altro.

Ormai anche la singola biblioteca può essere in grado di fornire all'utente, su richiesta, una versione di un libro in braille o di un libro parlato o a caratteri ingranditi a schermo o su carta, di creare documenti elettronici accessibili a chiunque, o di avere a disposizione strumenti delle speciali tecnologie che oggi consentono praticamente a tutti di usare il computer con piena soddisfazione. Gli ostacoli derivano spesso non solo e non tanto dalla mancanza di risorse, ma soprattutto da disattenzione o scarsa conoscenza.

Va tenuto presente che una progettazione che tenga conto dei potenziali handicap porta dei benefici a tutti gli utenti quando si trovano o in condizioni di disabilità temporanea o in condizioni ambientali difficili, e che quindi l'accessibilità contribuisce ad una migliore progettazione per tutti coloro che usufruiscono dei servizi.

È necessario fare uno sforzo per partire veramente dall'utente, per mettersi nei sui panni, per prevedere (e prevenire) le sua difficoltà e, in questo modo, cercare di innescare un processo in grado di elaborare in continuazione i risultati delle azioni intraprese e di progettare sempre nuove iniziative per migliorare la qualità del servizio. Occorre, in definitiva, diffondere l'idea di costruire sia gli spazi che i supporti informativi e informatici tenendo conto anche delle esigenze di esigue minoranze (che poi, a conti fatti, tanto esigue non sono), e questo richiede una profonda evoluzione sociale e la condivisione davvero generale, in tutta la popolazione, di fondamentali principi di cittadinanza.

 

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