Rivista "IBC" X, 2002, 1

progetti e realizzazioni, convegni e seminari, mostre e rassegne

Una tavola rotonda, una mostra documentaria e un progetto appena avviato: sono questi gli appuntamenti e i riferimenti per tutti quelli che hanno a cuore il recupero, la promozione culturale e la valorizzazione turistica dei castelli esistenti nella nostra regione.
Le torri salvate

Marina Foschi
[IBC]
Paola Monari
[Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali dell'Emilia-Romagna]
Giuseppina Muzzarelli
[docente di storia medievale presso il Dipartimento di paleografia e medievistica dell'Università di Bologna]

L'interesse rinnovato per i castelli nasce da motivazioni diverse ed esige che vengano chiarite ragioni storiche e radici profonde di manifestazioni che attribuiscono a questo tema un crescente significato simbolico. Una seria analisi delle fonti storiche serve poi per meglio orientare gli interventi necessari al recupero scientifico e fisico di testimonianze di primaria importanza. Per la valorizzazione efficace e duratura dei castelli si ritiene dunque di dover canalizzare questo interesse sia verso percorsi organizzati e fruibili, sia verso azioni fondate su solide basi e discipline. A questa esigenza rispondono le iniziative promosse in occasione del Salone del restauro "Ferrara 2002" (in programma dal 4 al 7 aprile): una tavola rotonda ed una mostra.

 

La tavola rotonda "Il futuro dei castelli. Dalla conoscenza al recupero" affronta il dibattito sui possibili interventi di riqualificazione e di analisi preventiva attraverso l'esemplificazione di iniziative in corso, nella consapevolezza che il recupero dei castelli richiede di individuare nuove funzionalità compatibili con le strutture originarie e di esaminare criticamente la stratificazione di interventi succedutisi in epoche diverse. In questa occasione le esperienze in Emilia-Romagna si confrontano con metodologie applicate in ambito nazionale ed europeo.

 

La mostra "Obiettivo Castelli. Immagini fotografiche per la tutela e la valorizzazione" tende a ripercorrere le tappe fondamentali del processo avviato alla fine dell'Ottocento in Emilia e Romagna e cresciuto nel secolo scorso: dalle prime azioni per la tutela (la campagna fotografica di Alessandro Cassarini promossa da Corrado Ricci), fino alle iniziative sorte recentemente nelle diverse province della regione per sollecitare il recupero e la conservazione con azioni che coinvolgono e sensibilizzano un più vasto pubblico.

Inoltre l'esposizione dà conto del progetto regionale in corso di realizzazione da parte dell'Università e dell'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC), progetto che mira a produrre un'esauriente schedatura dei castelli medievali e neomedievali in Emilia-Romagna a partire dalla rilettura critica delle fonti bibliografiche e si collega ai censimenti eseguiti dalle soprintendenze, dall'Istituto italiano dei castelli (IIC) e dagli enti locali, alle cartografie storiche e alla documentazione iconografica, giungendo alla costruzione di una banca dati georeferenziata.

Fra i censimenti si possono citare le carte curate dall'IIC con una simbologia funzionale alle proposte di intervento, i censimenti e le campagne di rilevamento condotti dalle province e dall'IBC, nonché le schede "A" già redatte dalle soprintendenze. Numerose iniziative collegano a sistema siti castrensi legati da origini o appartenenze comuni come "I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza", i castelli matildici e quelli malatestiani. Per alcuni di questi, come per i castelli matildici, ricerche e approfondimenti hanno portato ad indicazioni e programmi comuni per il restauro e la valorizzazione. In altri casi si sono concentrate le ricerche e le azioni promozionali che hanno creato le condizioni per attivare percorsi scientifici e condivisi di restauro e recupero funzionale come a Formigine (Modena).

La mostra è stata promossa e realizzata dall'IBC e dalla Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali dell'Emilia-Romagna (che ha approfondito in particolare il censimento fotografico di Cassarini) con la collaborazione del Dipartimento di paleografia e medievistica dell'Università di Bologna (che ha promosso la ricerca finanziata dalla Regione Emilia-Romagna), e si è avvalsa del supporto dell'IIC.

 

Corrado Ricci e Alessandro Cassarini:

la genesi della campagna fotografica di fine Ottocento

 

Con l'Unità d'Italia la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale venne affidata al "Ministero della Pubblica Istruzione - Direzione Generale di Antichità e Belle Arti", che inizialmente assunse in materia le norme degli stati preunitari. La necessità di censire l'immenso patrimonio artistico italiano portò nel 1864 alla nomina dei "Delegati Regionali", funzionari preposti alla compilazione dell'elenco provvisorio dei monumenti nazionali sulla base di attente ricognizioni del territorio, e, nel 1891, alla istituzione degli "Uffici Regionali per la Conservazione dei Monumenti" con il compito di tutelare gli edifici di interesse artistico e di aggiornarne gli elenchi. Una legge del 1907 trasformò quegli uffici in "Soprintendenze".

Corrado Ricci, figura di spicco nell'ambito del ministero - fu il primo soprintendente ai monumenti di Ravenna e, dal 1906, per molti anni capo della Direzione Generale di Antichità e Belle Arti - aveva ereditato dal padre, scenografo e fotografo, la passione per la fotografia, che riteneva un valido strumento di conoscenza e di confronto nello studio dell'arte e dell'architettura, fino a promuovere la fondazione di un "Archivio Fotografico del Ministero" (1892). Stabilitosi a Bologna appena laureato, Ricci conobbe Alessandro Cassarini, socio del Club alpino italiano e fotografo dilettante. Con lui avviò una campagna fotografica dei castelli del Montefeltro, di San Marino e dell'Emilia-Romagna, favorita dal clima di revival medievale guidato in città da Alfonso Rubbiani. Le precise indicazioni topografiche e tecniche dello studioso condussero sul territorio il fotografo, che realizzò decine e decine di immagini in seguito diffuse presso le biblioteche locali e acquisite dagli Uffici Regionali per la Conservazione dei Monumenti.

La ricognizione fotografica dei castelli emiliano-romagnoli si fermò intorno al 1895 e circa al 1901 si può datare il catalogo a stampa dell'intera opera di Cassarini con cenni illustrativi di Corrado Ricci. Quel lavoro doveva essere la base per la compilazione degli elenchi dei castelli esistenti e delle relative schede illustrative, in vista dei successivi provvedimenti di tutela, molti dei quali furono applicati entro il 1922. Il valore documentario di quelle fotografie fu tale che, intorno al 1940, esse venivano ancora riprodotte su lastra presso le soprintendenze per illustrare l'architettura fortificata. Dopo la morte di Alessandro Cassarini (1929) il suo archivio venne disperso e il suo nome quasi dimenticato.

La Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali dell'Emilia-Romagna presenta, in occasione della suddetta mostra, il risultato di recenti ricerche condotte in collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna. Lo studio sul fotografo condotto da Angela Tromellini e Roberto Spocci, intrecciato alla ricerca sulla storia della Soprintendenza ai Monumenti di Bologna portata avanti da Patrizia Farinelli e Paola Monari, ci offre oggi la possibilità di ricostruire interamente il percorso del censimento, della catalogazione e della tutela dei castelli emiliano-romagnoli attraverso i fondi fotografici di Alessandro Cassarini ritrovati in varie città italiane. L'occasione del Salone del Restauro di Ferrara costituisce la prima tappa di una ricognizione su scala regionale che dovrà avere risalto in una prossima scadenza.

Numerose manifestazioni hanno invece interessato il fondo Cassarini a livello locale negli ultimi anni. Fra i castelli fotografati da Cassarini, Torrechiara occupa un posto particolare. Delle quaranta fotografie raccolte nell'album dedicato al territorio parmense, diciannove riguardano il castello di Pier Maria Rossi. Sono riprese dell'esterno da vari punti di vista, immagini degli arredi, della cappella, particolari della "camera d'oro" che, nelle formelle del rivestimento e negli affreschi della volta e delle lunette, celebra la vicenda amorosa di Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini. Il castello era noto e la "camera d'oro", da sempre oggetto di studio da parte di esperti, fu scelta come argomento da esporre nel padiglione emiliano-romagnolo dell'Expo di Roma del 1911, cinquantenario dell'Unità d'Italia. L'interesse che suscitò fu tale che spinse lo Stato, che aveva tutelato l'edificio nel 1910, ad acquistarlo (1912) per salvarlo dalla rovina. Restaurato a partire dal 1915, più volte usato per lo stazionamento di truppe e rifugio delle opere d'arte durante i bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale, è oggi uno dei castelli più visitati della regione.

 

Il progetto "Castelli medievali e neomedievali in Emilia-Romagna"

 

Nel novembre del 2000 il Dipartimento di paleografia e medievistica dell'Università di Bologna ha proposto di avviare una ricerca regionale sui castelli che avesse più scopi: il censimento dei castelli medievali e neomedievali della regione, l'allestimento di un sito nel quale comparissero le schede preparate dagli storici e dagli archeologi sui castelli attestati dalle fonti, un sito in cui fosse anche offerta, provincia per provincia, la georeferenziazione dei castelli individuati (in vista dell'allestimento di una carta regionale dei siti fortificati). Nel sito si è pensato anche di introdurre informazioni utili a fini turistici, relative cioè a feste o iniziative connesse ai singoli castelli oltre a materiale fotografico di epoche diverse. L'IBC ha quindi coinvolto l'Istituto italiano dei castelli elaborando regole e modelli di conduzione del lavoro.

L'oggetto dello studio presenta una straordinaria ricchezza e varietà di aspetti: storici, archeologici, architettonici, artistici, militari. Il fenomeno dell'incastellamento è a tal punto diffuso e ricco di implicazioni, da esigere il maggior numero possibile di punti di vista, la più alta varietà di attrezzature culturali e, il va sans dire, finanziamenti per sostenere lo sforzo congiunto di molte persone coordinate da Massimo Montanari e Giuseppina Muzzarelli: numerosi studiosi di diverse università ed istituzioni, giovani ricercatori, funzionari dell'IBC, ma anche cultori degli studi facenti capo all'IIC, sono fra quanti stanno già lavorando al progetto che ha ricevuto un finanziamento dall'Assessorato alla cultura della Regione Emilia-Romagna.

La marea dei castelli è davvero montante: solo nella provincia di Modena, per fare un esempio, si contano circa duecento castelli. Per tutta la regione si possono prevedere circa tremila schede corrispondenti ad altrettanti siti fortificati sorti in prevalenza fra X e XIII secolo. La ricerca prevede lo spoglio sistematico della bibliografia storica e archeologica ma anche delle fonti edite e la compilazione di una scheda per ogni castello messa a punto dopo numerose prove. L'impresa è singolarmente impegnativa: per la quantità sterminata di studi, di ineguale ampiezza e valore, da considerare; per la difficoltà persino della definizione esatta del proprio oggetto; per la molteplicità di angoli di visuale che occorre esercitare; e, non in ultimo, per l'essere il tema uno dei più cari a una pletora di appassionati che, conoscendo magari palmo a palmo il territorio al centro del loro interesse, sono pronti a cogliere in fallo chi dimenticherà una torre fortificata o ignorerà un articolo di ben cinque pagine comparso in una rivista minore.

Pur nella difficoltà dell'iniziativa è evidente l'utilità di questo progetto, che vuole ordinare conoscenze sparse, mettere in forma con rigore le informazioni esistenti (non sempre attendibili), rivendicare l'ineludibilità del ritorno alle fonti senza le quali e oltre le quali nulla o quasi potrebbe e dovrebbe essere detto. Ci si è anche convinti dell'opportunità di chiamare a raccolta istituzioni e persone portatrici di competenze e sensibilità diverse, per una conoscenza completa e rigorosa del fenomeno.

Lo scopo è contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione di quanto è giunto fino a noi, attraverso lo "sfruttamento" più razionale possibile di questa risorsa per il turismo e per la cultura (superando magari visioni limitate e nostalgiche, e abbandonando luoghi comuni duri a morire: finiamola una volta per tutte di credere alla fola dell'olio bollente riversato dall'alto dei torrioni sugli assalitori.). Che ogni anno nella nostra regione si svolga mediamente una festa medievale ogni cinque giorni deve far meditare e indurre a sinergie e collaborazioni, o davvero aveva ragione Carducci quando diceva "tre fratelli, tre castelli".

Il lavoro si prospetta lungo e gli avvii in casi del genere devono essere lenti, prudenti e sapienti. Quanto predisposto è ora alla prova dei fatti. Forse serviranno più di tre anni, certamente sarebbero utili maggiori risorse economiche, di sicuro occorre l'aiuto di tutti, ma l'importante è cominciare la strada e dar vita a "opere aperte": da ampliare, perfezionare e proporre alla collaborazione di cultori di ulteriori discipline. Benvenuti a quanti ci vorranno assicurare sostegno e partecipazione.

 

 

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