Rivista "IBC" X, 2002, 1

biblioteche e archivi / convegni e seminari

La legge regionale 18/2000 prevede tra l'altro la definizione e l'utilizzo, da parte della Regione, di standard di qualità del servizio e di professionalità degli addetti nelle biblioteche e negli archivi. Come vengono definiti questi standard e in che modo saranno utilizzati?
Biblioteche e archivi: nuovi progetti per nuovi servizi

Liana d'Alfonso
[IBC]

Questo testo riprende l'intervento dell'autrice al convegno nazionale "Costruire la conoscenza. Nuove biblioteche pubbliche dal progetto al servizio", tenutosi a Pistoia nello scorso dicembre, promosso da: Regione Toscana, Provincia e Comune di Pistoia, Associazione italiana biblioteche - sezione Toscana, Dipartimento di storia e cultura del testo e del documento.

Il nuovo quadro normativo regionale

La legge regionale n. 18 del 24 marzo 2000 "Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali" rinnova il quadro normativo in materia, introducendo, in particolare, rispetto a quello precedente, modifiche sul piano dei rapporti istituzionali e delle competenze, recependo quanto previsto dalla normativa nazionale di questi ultimi anni e da quella regionale.

Sul piano dei contenuti relativi all'organizzazione bibliotecaria e archivistica la novità più rilevante è quella che riguarda la definizione e l'utilizzo di standard di qualità del servizio e di professionalità degli addetti. Viene superato il concetto, presente nella precedente normativa, di requisiti minimi; e d'altra parte l'intervento finanziario regionale non è più volto a consentire il raggiungimento di tali standard nelle realtà più arretrate, ma a premiare le realtà più qualificate. Si definiscono così standard legati a obiettivi di qualità del servizio e di professionalità degli addetti, il possesso dei quali diviene condizione per l'intervento finanziario regionale.

Vi è da dire che, pur essendo previsto un periodo transitorio di due anni nei quali la Regione può dare finanziamenti finalizzati al raggiungimento di questi standard, la scarsità di mezzi disponibili fa ritenere che il problema dell'adeguamento qualitativo delle sedi e dei servizi permarrà ancora per lungo tempo. Così come, se non avviene un significativo incremento nelle risorse regionali a favore del settore, verrà meno una delle motivazioni all'adeguamento agli standard di qualità, e cioè la possibilità che questa scelta possa essere premiata con l'erogazione di contributi da parte regionale per realizzare i progetti.

Gli standard

L'impostazione della legge, e in particolare il collegamento fra raggiungimento degli standard e possibilità di accedere ai finanziamenti, ha fatto subito sorgere il problema del livello a cui attestarsi nella definizione dei requisiti di qualità: definendoli troppo elevati, rispetto alla realtà, si rischierebbe di tagliare fuori dai finanziamenti dei progetti gran parte delle situazioni; definendoli, al contrario, troppo vicini alla realtà esistente, si farebbe venire meno uno degli scopi dello standard e cioè il ruolo di stimolo, di obiettivo verso cui tendere. Questi problemi sono tutt'altro che di facile soluzione e richiederanno una accorta capacità di gestione politica e amministrativa, unita ad una sistematica conoscenza della realtà e delle sue modificazioni.

Pur se con alcune incertezze legate alla possibilità di concreta gestione del meccanismo delineato dalla legge, si è comunque avviato il tentativo di definire ciò che oggi può corrispondere ad un buon livello qualitativo del servizio bibliotecario e archivistico, mettendo al lavoro apposite sottocommissioni, sia per quanto riguarda le biblioteche che gli archivi. Le proposte devono tenere conto del fatto che, data la valenza normativa che gli standard assumeranno, occorre riuscire ad esprimere la qualità mediante elementi non generici o ambigui, ma possibilmente parametrabili, univocamente interpretabili e conoscibili in via preventiva con sufficiente certezza.

Una questione che subito si pone è quella relativa alla possibilità di individuare un "modello" di riferimento. Anche dalle relazioni e dagli interventi al convegno è emerso chiaramente come sia difficile individuare un vero e proprio modello di servizio bibliotecario e archivistico; o almeno come sia possibile descriverlo solo in termini di prestazioni, di risultati, di caratteristiche, poiché le concrete modalità per raggiungere determinati risultati possono variare molto in base a elementi oggettivi e soggettivi difficilmente classificabili a priori.

In sostanza: mentre si può giungere a descrivere in modo soddisfacente e abbastanza condiviso cosa si intende per "struttura che funziona" - in termini di risultati che si ottengono -, non è altrettanto facile descrivere in termini "normativi", trasformandoli cioè in regole generali e astratte, i singoli elementi che determinano il buon funzionamento; questo sia perché i fattori sono molti, sia anche perché spesso è la loro particolare combinazione che influisce sul risultato.

Inoltre va tenuto presente anche il limite insito in tutte le codificazioni, che ovviamente fanno riferimento a quanto già esiste e si è consolidato, rendendo difficoltoso il riconoscimento, e a volte divenendo un oggettivo scoraggiamento, delle esperienze innovative, la cui validità può essere attestata solo verificando i risultati ottenuti e non certo la corrispondenza a un modello dato.

Le linee di intervento

Sulla base di queste valutazioni si intende arrivare a definire gli standard secondo alcune direttrici:

  • recepire esplicitamente, come requisiti obbligatori, quelli derivanti dal rispetto delle normative relative alle esigenze di conservazione del patrimonio documentario, di lavoro del personale, di servizio per il pubblico, con particolare riferimento alle normative in materia di sicurezza, igiene e accessibilità (norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, norme relative all'igiene del lavoro, normativa antincendio, per la sicurezza degli impianti, per l'eliminazione delle barriere architettoniche);
  • scegliere modalità di espressione degli standard di tipo prestazionale, mettendo in evidenza gli obiettivi da raggiungere, naturalmente definiti in termini verificabili, e limitando allo stretto indispensabile il riferimento a precise modalità da seguire o a soluzioni predeterminate;
  • differenziare gli elementi che possono diventare obbligatori da quelli che possono trasformarsi in raccomandazioni: questi ultimi costituiscono solo alcuni dei modi per raggiungere determinati risultati, corrispondono cioè a esperienze positive, che però non si ritiene utile o opportuno trasformare in modelli di riferimento;
  • integrare gli standard con opportune liste di controllo che identifichino elementi da verificare o procedimenti da impostare, utili anche per svolgere una autovalutazione da parte delle singole realtà;
  • puntare a favorire la conoscenza e la circolazione delle informazioni sulle esperienze in corso, conoscenza strutturata naturalmente in modo sufficiente, così da essere utile alla comprensione della possibile applicabilità delle esperienze alle varie realtà e da rendere chiara ed effettiva la valutazione dei risultati.

Si configura così un intervento della Regione che si esplica da un lato su un piano normativo e dall'altro su un piano informativo, tendente cioè a rendere accessibile la conoscenza e la valutazione delle esperienze in corso.

Alcuni principi di riferimento

Può essere utile svolgere infine qualche considerazione generale di tipo metodologico sulla progettazione e realizzazione dei servizi.

  • In primo luogo qualsiasi soluzione deve essere pensata in relazione ad un determinato progetto culturale, che occorre sia esplicitato per quanto riguarda i suoi fini, l'utenza di riferimento, i servizi che si vogliono creare. Solo l'esplicitazione del progetto culturale può rendere verificabile l'idoneità dei mezzi che si intendono attivare.

Nel progetto culturale devono trovare la giusta collocazione, oltre alle strutture, il personale - e non in termini generici, ma con le professionalità idonee a sostenere gli obiettivi definiti - e un minimo di programmazione degli interventi nel tempo, identificando non solo le risorse per la realizzazione, ma anche quelle per il funzionamento e il mantenimento delle strutture e del patrimonio.

In questo quadro un elemento importante è la verifica della corrispondenza fra l'offerta che si vuole realizzare e il contenitore disponibile. E nella descrizione delle caratteristiche dell'offerta vanno analizzati e evidenziati, in termini di esigenze specifiche anche di spazi e attrezzature, gli obiettivi del servizio, i diversi tipi di utenza, la gestione degli spazi, i costi di gestione, sia in termini di personale che di consumi.

  • Di fronte all'allargamento del tipo di servizio che giustamente si tende a fornire, in particolare ampliando l'offerta con i più moderni supporti multimediali, vanno attentamente considerate le caratteristiche richieste in termini di isolamento, luce, dimensioni degli spazi ecc. È bene evitare di puntare a spazi eccessivamente indifferenziati che non sono in grado di rispondere a esigenze che, anzi, sono spesso molto differenziate. Occorre ricercare invece la flessibilità dell'organizzazione spaziale che può consentire differenziazione del servizio e elasticità dell'offerta rispetto alle esigenze che si manifestano.

Un elemento mi pare opportuno sottolineare relativamente alla biblioteca: l'attività di lettura deve poter trovare suoi spazi specifici, luoghi del silenzio nei quali svolgersi e permettere studio, concentrazione e quella formazione alla lettura che rimane un obiettivo fondamentale in qualunque contesto più o meno tecnologicamente avanzato. Occorre quindi affinare le conoscenze per realizzare contenitori non adatti a tutto perché indifferenziati, ma perché dotati di flessibilità nel realizzare spazi diversi nel tempo, ma ugualmente specializzati.

  • Un altro aspetto è quello del personale da destinare alla gestione del servizio. Oltre alle esigenze di qualificazione professionale va sottolineato che l'ampliamento della tipologia di servizi disponibili, anche gestibili autonomamente dagli utenti, pone problemi specifici anche sul piano della qualificazione del personale.

In particolare va tenuto presente che lo sviluppo delle nuove tecnologie ed anche l'uso delle reti informatiche delle biblioteche deve garantire l'accesso, ma sapendo che comunque questo non sarà governato da tutti in modo uguale perché non tutti avranno strumenti per un uso consapevole e critico e per evitare un uso passivo delle reti.

  • Dal punto di vista poi della progettazione dei contenitori vi è anche qui un elemento di metodo fondamentale che potrebbe apparire scontato, ma che troppo spesso viene disatteso. Sia per quanto riguarda l'impostazione del servizio che l'organizzazione degli spazi, è essenziale l'integrazione fra tecnici progettisti e bibliotecari, durante tutte le fasi.

I punti di vista e le diverse competenze professionali devono riuscire a confrontarsi, a esplicitare le richieste necessarie per realizzare spazi idonei a rispondere all'insieme delle esigenze del servizio da rendere, sia per quanto riguarda il personale, che il patrimonio, che gli utenti, considerati con le loro caratteristiche e tenuto conto del tipo di servizio atteso.

La realizzazione di un servizio adeguato agli obiettivi e di spazi idonei alle funzioni da svolgere sono elementi fondamentali per le biblioteche e gli archivi; una caratteristica particolare di questo servizio, infatti, è che l'offerta può essere in grado di generare e qualificare la domanda e di incrementarla quantitativamente e qualitativamente, realizzando quei diritti di cittadinanza legati all'informazione e alla conoscenza tanto più importanti in una organizzazione sociale che dovrebbe prevedere un apprendimento e un accrescimento culturale in tutte le fasi della vita.

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