Rivista "IBC" VIII, 2000, 4

biblioteche e archivi / convegni e seminari

Visti da dentro

Marcello Tosi
[giornalista]

Con la partecipazione di Eraldo Baldini e Carlo Lucarelli, intervistati da un folto gruppo di detenuti lettori sull'appassionante mondo del mistero, si sono aperti gli incontri letterari nella Biblioteca della Casa circondariale di Forlì, a cura dell'Unità Operativa delle Biblioteche della Provincia di Ravenna, coordinati da Maria Angela Barlotti. L'iniziativa, intitolata "Lib(e)ri in carcere", prevede la partecipazione di operatori bibliotecari per creare "pari opportunità" di accesso informativo anche "oltre le mura", e ha messo in cartellone tra ottobre e gennaio l'intervento di narratori italiani e stranieri, saggisti di storia locale, esperti di tradizione e folklore.

L'incontro con i due popolari scrittori di giallo e noir, partiti dalla Romagna per conquistare una popolarità consolidata a livello nazionale, ha spaziato sull'universo dei delitti di carta e dei delitti veri, con tante curiosità sul mestiere dello scrittore, a partire dal "movente" di partenza.

A giudizio di Lucarelli - che cita una frase di Paco Taibo II: "Ho iniziato a scrivere perché non trovavo i libri che mi sarebbe piaciuto leggere" - ci si deve chiedere se quando uno si ispira alla realtà fa letteratura o una specie di falso giornalismo: "Mi incuriosisce il mistero, indagare i lati oscuri delle cose, una storia che si incontra, parlando, vedendo gente". Baldini ricorda di aver scritto prima molto della realtà in chiave saggistica, e di aver sentito poi l'esigenza di raccontare in un altro modo perché la narrazione è un piacere che deriva dal bisogno di esprimersi: "Viaggiando nel tempo, nello spazio, si impara e si frequenta il gusto di sentirsi raccontare storie. Da bambino, sentendo raccontare spesso favole abbastanza cupe, oltre allo spavento dato dai meccanismi della narrazione c'era anche il gusto di sentire cose che facevano paura. Ogni scrittore ritorna alla fine a scrivere ciò che gli piace sentirsi raccontare".

Alla domanda se la ricerca di una parola, della sua modalità d'uso, di un suono particolare risponda solo ad un piacere estetico o anche ad un obbligo, Lucarelli risponde che si deve poter raccontare nel miglior modo possibile scegliendo le parole più belle, quelle "giuste" per raccontare. A questo scopo la documentazione diventa un presupposto fondamentale: "Ho svolto la mia tesi sulla polizia nell'epoca fascista e documentandomi per Guernica ho letto il memoriale di un poliziotto che era stato prima al servizio del fascismo poi nell'antifascismo e nella polizia partigiana, uno insomma che ha attraversato tutta la storia d'Italia restando sempre uguale. Per raccontare in modo credibile una storia del genere occorre sapere persino qual era allora il costo di un caffè. Voglio dire che bisogna conoscere la microstoria di un'epoca per sapere come la pensava la gente, come agiva, cosa mangiava, quale musica ascoltava, quanto valeva il suo denaro".

Le ultime domande non potevano esimersi dal chiedere a Baldini di parlare del suo recente (e premiatissimo) Faccia di Sale e a Lucarelli di raccontare l'esperienza di "Blu notte", il programma televisivo di cui è autore e conduttore.

"Faccia di sale" - spiega l'autore ravennate - "nasce da un fatto storico che risale alla fine del Secento. Cervia a quel tempo venne completamente abbattuta e ricostruita sulla via del mare, lasciando una sola chiesetta romanica, che oggi è un'abitazione privata con la sola facciata conservata. Mi piaceva l'immagine di una cattedrale nel deserto tra acquitrini e paludi, dove qualcosa, un quadro all'interno della chiesa, diventasse una sorta di occhio che vede senza essere visto, la coscienza segreta della città. Il protagonista, dopo essere stato rintanato in una cripta, s'imbarca su di una nave come in un ricominciamento, come in un sogno che, senza quasi accorgersene, ha preso il sopravvento".

"Blu notte" per il giallista di Mordano non è solo il racconto di una serie di casi irrisolti, ma anche una ricostruzione il più fedele possibile di quanto in questi casi è stato accertato: "Molte vicende restano senza soluzione perché gli operatori non avevano dall'inizio le idee giuste per indagare. Noi rileggiamo tutte le carte, mettiamo i fatti accaduti in fila. Tutto ciò che è stato detto viene ricontrollato, anche il numero dei buchi in un corpo. È più forte di me, è quasi una ossessione: finché c'è un mistero da risolvere non riesco a dormire la notte".

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