Rivista "IBC" VIII, 2000, 3

pubblicazioni

Tesori francescani

Loretta De Franceschi
[bibliotecaria presso la Biblioteca del Dipartimento di scienze dell'educazione dell'Università di Bologna]

Il volume Tesori di una biblioteca francescana. Libri e manoscritti del convento di San Nicolò in Carpi. Secoli XV-XIX, curato da Anna Prandi e con la direzione scientifica di Giorgio Montecchi, è uscito in occasione della mostra bibliografica e documentaria su questo raro e pregevole patrimonio, tenutasi dal 15 aprile al 11 giugno 2000 presso il Palazzo dei Pio a Carpi. L'opera si rivolge da un lato al pubblico specializzato di bibliotecari, bibliofili, storici del libro che trovano qui materiali interessanti e inediti in merito a un'istituzione francescana molto attiva, dall'altro lato costituisce una fonte importante per tutti i lettori e gli appassionati di storia locale.

Alle due sezioni principali, quella dei Saggi, e quella più specifica relativa al Catalogo della Biblioteca conventuale di San Nicolò, segue un buon apparato di indici, distinti in base a tre tipologie: per autori secondari, curatori, commentatori, traduttori; per possessori e provenienze; per tipografi, editori, e librai.

Nel Catalogo, riservato più che altro a quanti intenderanno servirsi del patrimonio di questo ente o a coloro che possiedono uno specifico interesse professionale, si trovano riunite le accurate descrizioni bibliografiche della collezione appartenuta alla biblioteca, notizie che nonostante le ineludibili difficoltà di catalogazione - e non si può che essere grati ai compilatori per la loro paziente opera - cercano di essere il più possibile rispondenti a criteri omogenei e uniformi, nel rispetto delle vigenti normative catalografiche internazionali. Vengono illustrati i seguenti materiali appartenenti alla Biblioteca francescana del convento di San Nicolò, e ora consultabili presso la Biblioteca comunale di Carpi o l'Estense di Modena: quattordici corali, decorati e impreziositi da ammirevoli miniature; ventidue libri manoscritti, alcuni redatti in epoca recente, fino al 1700, a testimonianza della forte sopravvivenza della tradizione scrittoria francescana; infine i volumi a stampa, incunaboli e cinquecentine, le cui schede sono raccolte in un'unica sequenza alfabetica, complete di segnatura di collocazione per un immediato reperimento del materiale.

La sezione dei Saggi si presenta particolarmente ricca di spunti. I vari lavori raccolti - di Giorgio Montecchi, Giuseppa Zanichelli, Giorgia Giusti, Anna Prandi, Anna Rosa Venturi, Alfonso Garuti - contribuiscono a meglio contestualizzare le vicende di questa importante istituzione religiosa e culturale carpigiana, formata nel suo insieme da chiesa, convento e biblioteca, anche attraverso l'approfondimento di singoli aspetti e particolari momenti storici maggiormente degni di nota.

Per quanto concerne l'edificio, per il suo valore artistico-architettonico, le origini di un luogo sacro dedicato al vescovo di Mira risalgono al 1100 circa, ma è il principe umanista Alberto III Pio, verso la fine del Quattrocento, che concepisce una profonda ristrutturazione dell'intero complesso, prevedendo un rinnovato, ampio tempio, e una più fornita e vasta libraria nova. Quest'ultima andrà incrementandosi grazie a donazioni e lasciti, sia da parte di religiosi sia da parte di signori e notabili locali, fino alla seconda metà del Settecento. Poi avrà inizio la fase delle soppressioni decretate dal governo napoleonico francese che determineranno, anche per questo ordine religioso come per molti altri, la chiusura del convento e la dispersione del suo patrimonio librario. Parte di esso viene incamerata dalla vicina Biblioteca Estense di Modena nel corso della direzione di Luigi Carbonesi, il quale riesce a acquisire anche altri fondi antichi provenienti da conventi di varie congregazioni di Modena e del suo territorio, quali ad esempio quelli dei Domenicani, dei Cappuccini di Pavullo, dei frati Minori osservanti di Sassuolo. Un'altra porzione della raccolta di San Nicolò viene assorbita dalla Biblioteca comunale di Carpi, andando a formarne il nucleo storico originario, così come accade per molte altre biblioteche di Comune che nascono o di molto si incrementano grazie ai patrimoni delle biblioteche conventuali soppresse.

A partire dal modesto numero di manoscritti di cui disponevano i frati francescani per le esigenze della loro vita religiosa e per la formazione dei confratelli, la collezione libraria di San Nicolò prende forma e si definisce con una serie di donazioni, prima fra tutte quella di venticinque lire per acquisto libri da parte di Antonio Caimi, a favore della propria anima, nel 1463. Più consistente e determinante per la vita stessa dell'istituzione il lascito effettuato circa quindici anni dopo dal padre di Alberto III signore di Carpi, Leonello Pio, costituito sia da una forte somma in denaro, quattrocento ducati d'oro, sia da un discreto numero di volumi da destinarsi alle esigenze di crescita intellettuale dei francescani. Seguono altri due gesti generosi, uno da parte del giurista Mario Correggi nel 1496, esclusivamente in materiale documentario, l'altro del sacerdote Bernardino Meloni, nel 1505, che dona al nipote frate Benigno Meloni la sua collezione personale, nonché la facoltà di attingere annualmente dai beni ereditati la cifra di due ducati. Entrambi questi fondi sono ancor oggi ben riconoscibili mediante i loro ex-libris, contrassegni - "icone" potremmo dire oggi - atti appunto all'identificazione di ogni singolo volume. Per il materiale di fra' Benigno inoltre è consultabile l'elenco completo da lui stesso redatto dei quarantasei libri ricevuti in dono, mentre sono solo una decina le opere giunte al tempo attuale.

Ai primi del Cinquecento comunque, con il nuovo assetto disegnato da Alberto III Pio, la biblioteca, posta sotto il portico del primo piano davanti alla chiesa, offriva ai suoi frati un buon servizio di consultazione per quell'insieme ormai costituito di libri presenti e incatenati ai plutei, prevedendo anche che essi potessero venire prestati a persone degne e fidate dietro presentazione di adeguata malleveria. Questo non impediva, però, come lamentava allora il padre bibliotecario, che a volte il prestito si protraesse inevitabilmente per anni e anni.

La redazione del primo esaustivo inventario, comprendente sia la collezione comune sia i libri di proprietà dei singoli frati, viene effettuata - in conseguenza del clima intransigente che si andava instaurando - all'inizio del 1600, con intenti dichiaratamente censori. L'accurato compilatore è padre Giovanni Francesco Malazappi che per volere papale è incaricato di redigere la lista completa del patrimonio documentario di questo convento, più quelle di altri tre situati nell'area circostante (Modena, Reggio Emilia, Mirandola). Alla Premessa, che illustra le regole descrittive seguite, i criteri di ordinamento delle notizie, e i fondamenti ideologici ispiratori di tutto il lavoro, segue la consueta Excusatio. Qui egli giustifica, ricorrendo alla loro profonda buona fede, il rigore imposto dagli inquisitori nel necessario processo di emendamento e cassazione di testi e autori ritenuti eretici dalle autorità ecclesiastiche. L'Indice dei libri che si trovano nella biblioteca di Carpi della comunità dei frati del convento di San Nicolò, l'anno 1600, il giorno 29 marzo è comunque un punto di riferimento bibliografico fondamentale per delineare le caratteristiche del patrimonio complessivo di questa biblioteca francescana, descrivendone con grande precisione le novantacinque opere allora possedute e così suddivise in base alla loro tipologia: tredici manoscritti, settantotto incunaboli, quattro cinquecentine.

Un altro importante strumento repertoriale viene a costituirsi nel secolo successivo, in conseguenza del lascito del medico carpigiano Domenico Angelo Papotti. Nel suo testamento del 1755 egli dispone di donare la sua intera collezione libraria, completa delle scaffalature che la contenevano, purché fosse consultabile, ma non prestabile a domicilio, agli studiosi interessati. Questa donazione si ritiene appunto sia alla base della parte medica del corposo catalogo settecentesco: redatto da frate Luca Tornini, padre guardiano del convento, esso elenca in quasi seicento pagine tutti i volumi allora disponibili in biblioteca, presentandoli prima suddivisi alfabeticamente per autori, poi per materie.

Sui successivi incrementi e cataloghi e sulle vicende di questa istituzione nei secoli più recenti non è possibile qui dilungarsi, ma già da questa sommaria ricostruzione delle sue origini dovrebbe apparire chiaro come il complesso di chiesa, convento e biblioteca di San Nicolò a Carpi abbia potuto divenire un centro di vitale importanza per la stessa congregazione francescana e per tutta la comunità cittadina locale. In particolare il patrimonio della biblioteca, vista la matrice religiosa e le finalità didattico-formative, si configura fin da subito come un nucleo omogeneo e coerente, in grado di rispondere sia alle esigenze spirituali e istituzionali dei suoi lettori interni, sia alle più ampie istanze culturali dei suoi mecenati e degli eruditi del luogo. La collezione documentaria, pertanto, era formata per la maggior parte da opere di religione, bibbie, testi sacri, libri di teologi francescani, mistici, predicatori; seguivano opere di diritto canonico, bolle papali, fonti giuridiche, codici normativi; infine opere di derivazione umanistica, di filologia, linguistica, poesia, nonché classici della letteratura, della filosofia e della medicina.


Tesori di una biblioteca francescana. Libri e manoscritti del convento di San Nicolò in Carpi. Secoli XV-XIX, a cura di A. Prandi, Carpi, Comune di Carpi, 2000, 274 p., L. 120.000.

 

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