Rivista "IBC" VIII, 2000, 3

convegni e seminari

La biblioteca di Ippocrate

Chiara Bassi
[bibliotecaria presso il Centro per la valutazione della efficacia dell'assistenza sanitaria dell'Azienda USL di Modena]

"Bibliotecari di tutto il mondo, unitevi! Non avete da perdere che i vostri scaffali!". Con queste parole Muir Gray ha concluso il suo intervento all'ottavo Congresso internazionale di biblioteconomia biomedica che si è tenuto a Londra dal 2 al 5 del luglio scorso.1 Prendendo a prestito la citazione marxiana, Muir Gray ha indicato quella che, secondo la sua interpretazione, è la "rivoluzione" che i bibliotecari dovranno mettere in atto nei prossimi dieci anni affinché si chiuda l'era dell'health knowledge poverty e si garantisca a tutti un facile accesso alle migliori evidenze scientifiche, all'informazione aggiornata e criticamente valutata, attraverso un knowhow di alto profilo. I bibliotecari devono orientarsi per sviluppare la loro capacità critica nei confronti dell'informazione, facendo marketing di essa piuttosto che immagazzinarla e diventando essi stessi i Chief Knowledge Officers dell'organizzazione per cui lavorano. Il richiamo alla evidence-based medicine (la medicina basata sulle evidenze scientifiche), e a quanto di più innovativo questa "scuola" ha portato nella biblioteconomia biomedica degli ultimi anni, è decisamente palese.

Questo il clima dei lavori del congresso, che rappresenta senza dubbio il maggior evento scientifico del settore a livello mondiale e che quest'anno è stato particolarmente significativo, oltre che per i contenuti, anche perché ha ospitato al proprio interno numerose altre conferenze e incontri di associazioni internazionali legate al settore biomedico, come la European Association for Information and Libraries (EAHIL), lo Health Group della Library Association inglese, la Medical Informatics Section della Medical Library Association americana, il network dei centri documentazione del World Health Organisation, l'associazione dei bibliotecari biomedici latino-americana e caraibica, nonché quella africana.

Oltre trecentocinquanta relazioni e sessantaquattro poster presentati, suddivisi in sessantacinque sessioni parallele e in sei plenarie, infine una sessantina di stand espositivi di attrezzature bibliotecarie e tecnologie da parte dei maggiori produttori del settore presenti sul mercato mondiale: tanta e tale è stata l'"offerta" del programma di questa quattro-giorni, cui hanno partecipato oltre mille bibliotecari biomedici provenienti da tutti i paesi del mondo. Difficile quindi rendere conto di tutto, come del resto è stato altrettanto difficile scegliere a quale partecipare fra le numerose sessioni parallele contemporanee, tutte di estremo interesse, scandite dal programma scientifico dei lavori. Ci limiteremo quindi ad una disamina di alcuni filoni tematici di particolare interesse.

Grande spazio è stato dedicato da più di un intervento, e da molti tra i poster presentati, al nuovo ruolo che il bibliotecario-documentalista biomedico deve avere nello scenario della evidence-based medicine.

In un contesto come questo, dove tutte le decisioni devono essere supportate da informazioni scientifiche rilevanti, valutate criticamente e da reperire nella giungla della letteratura biomedica, non è più possibile per il bibliotecario non cogliere la grande sfida offerta: diventare parte integrante e indispensabile di un team di esperti. In questo momento vengono richieste al bibliotecario una nuova professionalità e nuove conoscenze a diversi livelli, ma senza dimenticare le competenze tradizionali: imparare a valutare da un punto di vista qualitativo un articolo o i risultati di una ricerca scientifica (critical appraisal), utilizzare strategie di ricerca valide, recuperare le prove d'evidenza necessarie, essere in possesso di conoscenze di base in ambito statistico per poter interpretare correttamente tabelle e figure all'interno di un lavoro scientifico e, non da ultimo, possedere le conoscenze informatiche per utilizzare al meglio Internet, Intranet e i vari database per comunicare e interagire al meglio e non solo con i propri utenti.

Le biblioteche diventano così Centres of Evidence dove si tengono corsi di aggiornamento e dove il bibliotecario insegna tecniche di ricerca efficaci, mette in evidenza le risorse di qualità presenti sulla rete, spiega l'uso degli evidence-based database e degli strumenti correlati.

Quale sarà quindi il fattore determinante nella biblioteca biomedica dei prossimi dieci anni ? Citando ancora una volta Muir Gray:

1) Skilled Staff

2) Skilled Staff

3) Skilled Staff

4) Everything else

Sfide stimolanti, non c'è dubbio, ma in Italia? In un Sistema sanitario nazionale dove la figura professionale del bibliotecario non è neppure riconosciuta, come possono i bibliotecari biomedico-sanitari fare la loro "rivoluzione"?

Solo negli ultimi tempi il Servizio sanitario nazionale (SSN) ha dato spazio all'evidence-based medicine, mentre la Regione Emilia-Romagna ha colto immediatamente l'occasione e nel Piano sanitario regionale 1999-2000 introduce per la prima volta il concetto che "gli operatori sanitari necessitano di [...] accesso rapido e conveniente ai risultati della ricerca scientifica, incluse le linee guida sulle pratiche assistenziali, come supporto alla formazione permanente e alla attività di revisione sistematica e permamente delle attività svolte, dei risultati raggiunti e delle risorse impegnate". Inoltre lo stesso piano regionale stabilisce che "l'aggiornamento e la formazione continua degli operatori sanitari assume [...] un ruolo sempre più decisivo per adeguare le conoscenze e le capacità tecniche all'evoluzione dell'assistenza [...]. È opportuno, quindi, che si creino le circostanze per un'efficace diffusione delle conoscenze attraverso la valorizzazione dei patrimoni di documentazione esistenti".2

Un altro fondamentale caposaldo derivante dalla pratica dell'evidence based medicine è che anche il paziente deve essere correttamente informato per poter partecipare con cognizione di causa alle decisioni che lo riguardano in tema di salute e assistenza. Negli ultimi anni Internet ha profondamente modificato il panorama dell'informazione medica in tutto il mondo e il numero di siti riguardanti la medicina cresce costantemente. L'accesso all'informazione medica in rete da parte dei pazienti appare oggi estremamente semplice, tuttavia i risultati ottenuti possono essere fuorvianti, se la ricerca effettuata non viene correttamente impostata e, soprattutto, se non si è in grado di valutare criticamente i risultati.

Sempre più oggi si rileva l'esigenza di informare correttamente il paziente, ma sono ancora pochi i siti che si occupano di questo aspetto - come per esempio MedlinePlus (della National Library of Medicine di Bethesda, Maryland) - o che creano pagine dedicate a questo tema utilizzando un linguaggio comprensibile per il non specialista. È importante per il bibliotecario biomedico saper "mediare" o valutare la qualità delle informazioni sulla salute che circolano in rete: il recupero e la valutazione di questo particolare tipo di risorse porta spesso alla creazione di repertori ad hoc di siti del genere. Molto si è cominciato a fare anche in Europa: in Spagna e in Germania, ma soprattutto in Gran Bretagna. Nel 1998 il Servizio sanitario nazionale inglese ha creato l'NHS Information for Health, un servizio in rete che dà accesso anche alla National Electronic Library for Health, concepita sia per il paziente che desidera informarsi, sia per il professionista della sanità. Nel 1999 il progetto è stato sviluppato ulteriormente attraverso NHS Direct Online,3 il public gateway governativo che contiene sia lavori scientifici originali che link a centinaia di siti correlati. Utilizzando questi siti i pazienti possono trovare, ventiquattro ore su ventiquattro, non solo informazioni, chatgroups, liste di discussione, ma anche il contatto diretto con gli operatori sanitari tramite posta elettronica o attraverso un call centre telefonico. In un futuro non troppo lontano ci saranno servizi del genere anche per i disabili e per utenti non di lingua inglese.

Anche in Svezia è stato avviato un progetto simile chiamato "PION (Patient Information ONline)" disponibile dal 1997 su Internet, dove l'utente può trovare dépliant, articoli, informazioni.

La qualità delle informazioni non è solo un problema per i pazienti, ma per tutti i professionisti della sanità. Il progetto "OMNI (Organising Medical Networked Information)" è uno dei più importanti in questo settore: sviluppato nel 1994 ha lo scopo principale di valutare tutte le informazioni che si trovano in rete.4 Partito inizialmente con la valutazione critica di un pool di circa trecento siti, ora ne raccoglie oltre quattromilacinquecento. Accanto al progetto "OMNI" è nato nel 1999 il progetto "BIOME". Valutare la qualità dei siti è un procedimento molto complesso: bisogna infatti considerare sia i bisogni dell'utente sia la natura della fonte che si valuta. Attualmente si possono trovare in rete linee guida e criteri per valutazione, siti dedicati, liste di discussione e newsgroups sulla valutazione delle informazioni mediche in Internet.


Note

(1) Gli atti della sono reperibili in Internet (http://www.icml.org/confproc).

(2) Regione Emilia-Romagna. Piano Sanitario Regionale 1999-2001;

http://www.regione.emilia-romagna.it/sanita/nuovo-psr.htm.

(3) http://www.nhsdirect.nhs.uk.

(4) http://omni.ac.uk.

(1) Gli atti della sono reperibili in Internet (http://www.icml.org/confproc).(2) Regione Emilia-Romagna. Piano Sanitario Regionale 1999-2001; http://www.regione.emilia-romagna.it/sanita/nuovo-psr.htm.(3) http://www.nhsdirect.nhs.uk.(4) http://omni.ac.uk.

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