Rivista "IBC" XXVIII, 2020, 1

Dossier: CRATERI. Rigenerare il territorio

territorio e beni architettonici-ambientali, dossier / leggi e politiche, progetti e realizzazioni

Riconfigurare l’identità di luoghi e comunità

Roberto Balzani
[Presidente IBC]

Con il progetto Crateri, l’Istituto Beni Culturali ha scelto di sondare un terreno finora inesplorato dell’immaterialità: le modifiche che eventi traumatici e inaspettati, ma a lungo impattanti sul territorio e sulle comunità, producono sulle percezioni collettive.
Di solito, per “beni immateriali” s’intendono, a partire dalle tradizioni etnografiche e folkloriche, quelle sedimentazioni di senso e quelle attività, generate da gruppi sociali più o meno ampi, dotate di una rilevabile valenza culturale. L’IBC si è dedicato da tempo, ad esempio, al tema dei dialetti; o al saper fare dei vecchi mestieri, talvolta all’origine delle abilità manifatturiere contemporanee.
In questo caso ci si è mossi in un ambito affatto diverso: c’era una materialità dolorosa, quella delle alterazioni irreversibili prodotte dall’evento sismico del 2012 nei centri urbani e nei paesaggi; e c’era, d’altra parte, una domanda di riflessione, finalizzata non solo alla ricostruzione fisica, ma alla ricostruzione psicologica, identitaria delle persone. Impossibile prescindere, quindi, dal coinvolgimento diretto della collettività. Ristabilire coordinate percettive che consentano di leggere ciò che è accaduto, di definire uno spazio proprio, riconosciuto, di riferimento; e, nello stesso tempo, appropriarsi, anche culturalmente, della nuova realtà, per porvi le fondamenta di uno sguardo prospettico, attivo, traguardato al futuro: sono i percorsi delicati individuati, che nessun risarcimento finanziario può surrogare. Abbiamo creduto, a ricostruzione ormai largamente avanzata, che fosse venuto il momento di aprire questa fase: le urgenze immediate, legate alla quotidianità della vita, sono state risolte e sono ormai alle nostre spalle. Resta il vulnus della rielaborazione della perdita e delle modalità di riconfigurazione di un vissuto comunitario. Le tecniche utilizzate, come si vedrà da queste pagine, curate con passione e competenza da Lorenza Bolelli, sono state varie e suggestive; e non sono che una traccia, un primo esperimento, naturalmente ampliabile e perfettibile. Confido che la frontiera dell’immaterialità qui attinta possa interessare amministrazioni, associazioni, cittadini, ma anche istituzioni di ricerca, artisti, gruppi e individui impegnati nel welfare: avevamo ed abbiamo bisogno non tanto di una procedura, di un protocollo, quanto di un arsenale di strumenti culturali per entrare nella “macchina mentale” che elabora le immagini e stabilizza le cosiddette “identità”. Avevamo ed abbiamo bisogno di capire come funziona questo imponente registratore, che spesso assumiamo come espressione di un dato solidificatosi nel tempo, in base a stratificazioni quasi “geologiche”, naturali, ma che in realtà vive di accelerazioni, frenate, rimozioni, invenzioni della tradizione.
Il nostro approccio, tengo a precisarlo, non è manipolativo. Siamo studiosi, non apprendisti stregoni. A noi preme capire, anzitutto; e poi offrire a tutti i mezzi per decostruire ciò che si è tragicamente vissuto, in modo il più possibile obiettivo; e infine spiegare che la dimensione sociale può, se lo vuole, rielaborare e rifondare valori, percezioni, paesaggi, territori. L’attivazione di una “ragione solidale” non è quindi un espediente retorico: è, invece, il necessario utensile che una civiltà creativa e manifatturiera – ma anche fortemente legata alla tradizione – può manipolare con successo per produrre l’oggetto più difficile da conservare: il senso del sé collettivo nel tempo e nello spazio.

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