Rivista "IBC" XXVI, 2018, 3

pubblicazioni

Una nuova casa editrice e le sue collane.
Scrittori di casa ed eccentrici foresti

Cristiana Minelli
[Giornalista]

Il labirinto cretese di Asterione, essere mostruoso nato dall’unione di Parsifae con un toro, per Jorge Luis Borges è “una casa grande quanto il mondo”. Mentre i percorsi ingarbugliati si ripetono all’infinito, il suo mistero ci ammanta del fascino bifronte della mitologia, la cui magia, per chi è disposto a farsi incantare, si riflette in uno specchio deformante, per trasformarsi in una creatura fantastica: un Satiro, un Centauro, una Chimera.

Forse è nata così anche la casa editrice modenese “Asterione”, appena costituita nel parterre di specie, (se fosse una ballerina si potrebbe dire che sta in cou de pied), ma già piuttosto consapevole della scommessa che vuole giocare: dare vita ad un catalogo che, un titolo dopo l’altro, possa indicare la strada che porta a una delle quattordici uscite del labirinto.

Direttore editoriale lo scrittore Roberto Barbolini, due le collane: “Aemiliana”, che pubblica autori della terra omonima e “Ouroburos”, che presenta il lavoro di eccentrici foresti. E non è un caso che proprio Emiliana uno dei romanzi di Giuseppe Pederiali più legati al nostro territorio, inauguri la collana dedicata ai nostri narratori. Ritorna, oltre vent’anni dopo la prima edizione, la storia che lo scrittore ha ambientato nel ducato di Modena fra la fine del periodo napoleonico e i primi fermenti del Risorgimento.

Marinaio, programmatore di computer, giornalista, Pederiali si è poi finalmente dedicato alla scrittura, diventando un sapiente interprete dell’intreccio, apparentemente impossibile, fra semplicità del reale e ricchezza di un immaginario almanacco di metafore. Il milieu padano gli ha fatto da cornice e da piano sequenza, lo ritroviamo, fra le altre storie, ne Il sogno del maratoneta, romanzo dedicato alla vicenda sportiva ed esistenziale di Dorando Pietri, nelle Fiabe Padane che pubblicava su “Il Giorno”, nei romanzi thriller di cui è protagonista l’ispettore Camilla Cagliostri, in Emiliana, appunto, e nel prezioso Osteria della Fola, che gli valse il Premio Chiara nel 2002.

E l’Emilia, terra romana e bizantina, medievale e ghiotta, dotta e dialettale, marina, montana, pianeggiante e vaga, tunnel di portici, serbatoio di energie, culla di talenti, madre di musici, musica essa stessa, all’arte dello scrivere s’è dedicata parecchio, per “Asterione” quel tanto che basta a pubblicare una collana.

A Roberto Barbolini, cui è affidato il delicato compito di scegliere i titoli in catalogo, chiediamo quali altri autori emiliani conta di pubblicare in collana e qual è la sua visione del paesaggio emiliano-romagnolo dal punto di vista letterario.

“Oltre a Pederiali, che è stato per me anche un caro amico, e sul quale “Asterione” sarà forse in grado di regalare presto qualche inedita sorpresa, vorrei recuperare autori del passato ingiustamente dimenticati come Arturo Loria o il mirandolese Giovanni Cavicchioli, autore fra l’altro di un bel libro sulle origini della maschera modenese di Sandrone. E poi Mario Molinari, il grande amico di Delfini di cui l’anno prossimo ricorrerà il ventennale della morte: c’è un suo curioso romanzo inedito di vampiri ambientato in una Fiumalbo spettrale dove impera l’eresia bogomilista, che varrebbe davvero la pena di pubblicare. Infine, se sarà possibile, vorrei rendere nuovamente disponibile ai lettori l’ormai introvabile Delfini di Modena 1831 città della Chartreuse. Guy Debord definiva “psicogeografia” ‘lo studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui’.

Mi sembra che non ci sia modo migliore per descrivere l’approccio di Delfini alla topografia di Modena, il suo modo di accentrarne e disperderne i contorni attorno all’asse portante della via Emilia. C’è l’idea di una strada che è insieme una cerniera e un taglio. Qualcosa, comunque, che si mette per traverso segnando un confine.

È un punto di vista che ho ritrovato in uno scritto di Sandro Campani nell’ Almanacco 2016-Esplorazioni sulla via Emilia, curato da Ermanno Cavazzoni per le edizioni Quodlibet. Ma qui l’intuizione centripeta di Delfini viene declinata secondo la prospettiva centrifuga d’uno scrittore che da studente faceva il pendolare verso Modena venendo da Montefiorino, sul versante dell’Appennino che fiancheggia la riva sinistra del fiume Secchia. Qui il taglio e la cerniera sono costituiti dal fiume; ma ciò che conta, in autori di generazioni diverse, è l’importanza che assume il paesaggio-urbano nel caso di Delfini, montano in quello di Campani (ma si potrebbero facilmente aggiungere la Bassa modenese di Pederiali e di Loria, l’Appennino avaro di Guido Cavani, o la foce del Po di Gianni Celati) per gli scrittori dell’Emilia-Romagna. Come suggerisce Irene Palladini, che a questo tema ha dedicato uno studio molto documentato e appassionato, in molti autori del nostro territorio c’è una specie di vitale coesistenza, non una semplice correlazione, tra landscape e mindscape, tra il paesaggio fisico e quello mentale”.

“Ouroburos” è la collana dei foresti, la comincia con Vittorio Ornesigo, un autore 92enne considerato, tuttora, una delle promesse della letteratura italiana. Artista, regista e scrittore di inclinazione surrealista, definito dagli intellettuali un autore di culto e dalla critica un caso letterario, presenta una raccolta di prose brevi con le quali, per dirla con Roberto Barbolini, “ci mette faccia a faccia con la mancanza di senso dell’esistenza umana”.

Un vero e proprio caso letterario quello di “Asterione”, introdotto da un titolo d’esordio, una sorta di numero “0” che è stato presentato il 10 novembre a Modena. Alborán, 110 racconti in centodieci parole, di Glauco Ballantini, un autore alla sua prima raccolta di racconti che va a caccia di ricordi fra fachiri e matrimoni, Jessica Rabbit, lectio magistralis, tendoni da circo, amiche delle medie, erba spagna e diseredati, vespri “comunisti” e un trogolo per i porci mannari.

Si potrebbe dire non manca neppure Baudelaire, ma poi si farebbe la figura di quelli che dicono “L’assassino è il maggiordomo”. Perciò, chiunque abbia voglia di mettersi in viaggio, allacci semplicemente le cinture.

 

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