Rivista "IBC" XXVI, 2018, 3

mostre e rassegne

Vasari e gli artisti bolognesi.
Un rapporto difficile

Elisabetta Landi
[IBC]

D’odio e d’amore fu la relazione di Giorgio Vasari con i bolognesi. Lo afferma una mostra, attualmente in corso agli Uffizi; un’esposizione da intenditori che racconta la civiltà artistica fiorita a Bologna alla metà del ‘500. Un omaggio alla città, quindi, e un riconoscimento a Vera Fortunati che di quel periodo è l’esperta. A lei è dedicata la manifestazione. Si deve ai suoi studi, infatti, la conoscenza di quel momento particolarissimo nel quale le novità d’oltre Appennino arrivarono nel capoluogo d’Emilia con il pittore e storiografo di Arezzo, autore delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti pubblicata nel 1550 e riedita nel ‘68. Come dire, il primo “manuale” della storia dell’arte.

A Bologna il Vasari lo avevano chiamato nel 1539 per decorare il refettorio del monastero di San Michele in Bosco, un incarico prestigioso. Lui ci lavorò per un anno e quel soggiorno fu proficuo, per il suo percorso professionale e per gli sviluppi delle arti figurative locali. In realtà, però, il rapporto con la produzione figurativa locale fu controverso. Quei pittori, a suo dire, erano lontani dallo stile classico del centro Italia, un parametro di perfezione. Avevano il “capo pieno di superbia e di fumo”, e non rispettavano i criteri estetici della Capitale. L’espressionismo di Amico Aspertini, poi, artista senza regole e “fuor di squadra”, lo sconcertava. L’unico era il Parmigianino. Era stato a Bologna tra il 1527 e il ‘30, e aveva lasciato opere raffinate. All’epoca lo si credeva un Raffaello reincarnato. In Emilia, Vasari si accostò al linguaggio del parmense: specialmente nell’attività grafica, dove, nei suoi fogli, la monumentalità toscana si stempera nella grazia di Francesco Mazzola. Anche il Salviati, in visita alla città, apprezzò il suo stile e così pure il Bonaccorsi, noto, in arte, con il nome di Perin del Vaga.

Un bell’intreccio di cultura, insomma, anche perché il Vasari, a Bologna, aveva conosciuto Prospero Fontana; gli era piaciuto, a differenza dell’Aspertini, e perciò gli aveva mostrato i suoi disegni instaurando con lui un sodalizio proficuo. Così, la maniera tosco romana si era trasferita nella tavolozza del bolognese e di qui aveva contribuito, e non poco, alla costruzione dell’identità artistica nostrana. Si spiegano, in questo modo, gli accenti centro italiani che ci colpiscono, talvolta, visitando le chiese e i palazzi della città dove pale d’altare o pareti affrescate parlano una lingua nuova, che dimentica il vernacolo e scivola, a tratti, sul tosco romano. Sono le opere della generazione più giovane dei bolognesi, da Lorenzo Sabatini a Orazio Samacchini, che lavorarono dopo la metà del XVI secolo. Al Vasari piacevano, perché erano permeabili alla sua maniera.

Fare il punto sulla situazione, quindi, e ripensare questo incontro di civiltà figurative di qua e di là dall’Appennino, era doveroso. A partire dalle Vite, e in gioco di rimandi tra testo e immagine, i curatori Marzia Faietti e Michele Grasso (due ex allievi della Fortunati) hanno ricostruito quella rete di relazioni e lo hanno fatto con una selezione accurata dalle collezioni grafiche degli Uffizi, integrate con alcuni dipinti tutti ugualmente provenienti da quelle Gallerie, ad eccezione di un bozzetto per la Disputa di santa Caterina d’Alessandria di Prospero Fontana proveniente dai Musei Capitolini di Roma. Da segnalare, poi, i nuovi risultati critici introdotti dalla mostra, e in particolare il confronto tra il ritratto di Giovanni Achillini, un disegno qui attribuito al Francia, e il ritratto di Alessandro Achillini, suo fratello, eseguito su tela da Amico Aspertini: un acquisto recente, giunto alle Gallerie nel 2009 grazie all’impegno degli Amici degli Uffizi.

È una mostra dal taglio inedito, condotta su un ragionamento sottile: un commento alle Vite, si potrebbe dire, illustrato attraverso le opere presentate e arricchito con “inediti e scoperte che rivelano la profonda vocazione alla ricerca delle Gallerie degli Uffizi e la loro missione educativa, ai più alti livelli” (Eike Schmidt).

 

Mostra:

D’odio e d’amore. Giorgio Vasari e gli artisti a Bologna
Firenze, Gallerie degli Uffizi
8 ottobre – 2 dicembre 2018

Catalogo:

Marzia Faietti, Michele Grasso, D’odio e d’amore. Giorgio Vasari e gli artisti a Bologna, Firenze, Giunti Editore, 2018.

 

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