Rivista "IBC" XXVI, 2018, 1

convegni e seminari

Un convegno riflette sulla catalogazione del libro antico e sui futuri sviluppi di un progetto che evolve.
Questioni di metodo

Paola Errani
[Biblioteca Malatestiana, Cesena]

Nei giorni 14 e 15 novembre si è svolto a Bologna nella splendida sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio il convegno Il libro antico. Limiti e prospettive dei censimenti, che ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di studiosi e bibliotecari, scrittori e librai antiquari, e di un pubblico numeroso intervenuto da ogni parte d’Italia. Significativa la continuità di questa iniziativa con il precedente convegno Tra i libri del passato e le tecnologie del presente. La catalogazione degli incunaboli, tenutosi a Ravenna e Bologna nel 2009 per iniziativa dell’Università di Bologna, delle biblioteche Classense e dell’Archiginnasio, e dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari dell’Emilia-Romagna, allora istituita all’Istituto regionale per i beni culturali.

In quel contesto si mise in luce l’importanza di una catalogazione che a partire da un grande repertorio internazionale quale l’ISTC (Incunabula Short Title Catalogue) si occupasse delle raccolte conservate nelle singole biblioteche, e si misero a confronto le modalità di realizzazione dei cataloghi di incunaboli. Il convegno “Il libro antico”, invece,si è occupato delle edizioni del XVI secolo, che le tre sessioni del convegno hanno discusso da altrettanti punti di vista: “I fondi librari antichi: un patrimonio da conoscere, promuovere, valorizzare, tutelare”, “Catalogare per conoscere, promuovere, valorizzare, tutelare: le banche dati” e infine “Catalogazione e digitalizzazione: situazione presente e prospettive future”.

I limiti di spazio non consentono di esporre tutta la ricchezza di considerazioni svolte sulla storia della catalogazione del libro antico, sui risultati ottenuti in decenni di attività, sui nuovi progetti e sulle prospettive di sviluppo. Rinviando per questo alla pubblicazione degli atti, qui ricorderò solo i vari interventi, raggruppandoli in base all’affinità dei contenuti.

Ha introdotto il convegno Claudio Leombroni, responsabile del Servizio Biblioteche, archivi, musei e beni culturali presso l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali dell’Emilia-Romagna, che ha ricordato l’impegno pluridecennale dell’IBC e della Regione Emilia-Romagna nel campo della catalogazione del libro antico, sottolineando come il convegno non intendesse rappresentare la chiusura di un progetto, ma un momento di riflessione in vista di una prosecuzione di tale impegno. 

Storia e metodi della catalogazione del libro antico
Il primo intervento, The way we were, è stato di Lorenzo Baldacchini. Egli ha ripercorso la storia della catalogazione delle cinquecentine durante il secolo scorso, citando i contributi di Luigi De Gregori, Francesco Barberi, Guerriera Guerrieri. Egli ha poi ricordato la nascita, agli inizi degli anni Settanta, del progetto EditXVI, il ruolo di coordinamento attribuito all’Istituto Centrale per il Catalogo Unico, e il lavoro vero e proprio di censimento, a partire dal 1979. Infine ha sottolineato l’importanza della convenzione stipulata tra l’ICCU e la Regione Emilia-Romagna, in base alla quale le biblioteche della regione hanno censito non solo le edizioni stampate in Italia nel XVI secolo e quelle in lingua italiana stampate all’estero, ma tutte quelle da loro possedute.

La relazione di Simonetta Buttò ha approfondito la storia del censimento di EditXVI e ne ha illustrato i risultati: sono stati pubblicati sei volumi a stampa, relativi alle lettere A-F, poi si è scelto di implementare il catalogo on line; dal 2000 è consultabile in internet la base dati di EditXVI, che contiene la descrizione di oltre 68.000 edizioni, corredate da 64.000 immagini, e che consente l’accesso a edizioni digitalizzate e ad altre banche dati del libro antico. Tra i risultati positivi Buttò ha incluso la formazione di catalogatori del libro antico e l’impulso alla riscoperta dei fondi antichi da parte delle singole biblioteche. Ora l’ICCU ha aggiunto agli obiettivi che aveva indicato come linee guida del censimento, cioè la cooperazione e la normalizzazione, l’integrazione, nel senso della creazione di un punto di accesso unico a tutte le banche dati gestite dall’ICCU (SBN, Manus on-line, EditXVI, Internet culturale). L’ICCU conferma poi l’impegno a dare nuovo impulso al recupero dei libri antichi, a coinvolgere le biblioteche oggi non presenti in SBN e a recuperare i data base elaborati dalle singole biblioteche per metterli a disposizione di tutti.

Andrea De Pasquale ha focalizzato il contributo della bibliologia alla catalogazione del libro antico: essa consente infatti il ruolo di contemperare l’esigenza della descrizione del libro antico con quella della standardizzazione; in tal modo essa media tra i sostenitori del libro antico quale “pezzo unico”, impossibile a essere soggetto a una descrizione uniforme, e quelli che pensavano a modelli uniformi, come la descrizione proposta dagli ISBD(A). De Paquale ha poi ricordato una serie di importanti contributi al dibattito tra le due posizioni, a partire da quello di Alfredo Serrai, che ha insistito sulla necessità di identificare sia le edizioni sia le opere e di stabilire un collegamento tra le une e le altre, seguito da quello di Valentino Romani, che ribadì l’importanza di un approccio bibliologico al libro antico, distinguendo la funzione inventariale fornita dal catalogo da quella di descrizione dell’esemplare, e infine ha ricordato come Giovanni Solimine sia intervenuto sul problema dell’informatizzazione dei dati, sostenendo l’essenzialità dell’informatica per accedere ai numerosi dati che di un libro antico si possono ricercare. Delle esigenze della bibliologia hanno tenuto conto le norme SBN(A) redatte nel 1995: esse si differenziano per certi aspetti dagli ISBD(A), e avendo recepito le critiche mosse alla standardizzazione della catalogazione, costituiscono uno strumento utile e ben congegnato alla natura del libro antico.

 

Edizione/esemplare; raccolte librarie; biblioteche e comunità

Alberto Petrucciani ha ricordato che nel volume di Lorenzo Baldacchini Il libro antico (1982) si presenta il libro antico all’interno di un contesto, per cui lo scopo della catalogazione non è limitato alla descrizione di un’edizione ma vuole essere “l’edizione critica di una raccolta libraria”. Secondo il relatore il libro viene visto sempre meno come testimone di un’edizione da repertoriare e sempre di più come esemplare e come tessera di una raccolta: si descrive il libro come oggetto d’uso, rilevando le tracce che riguardano la sua storia, come l’acquisto, i passaggi di mano, le testimonianze della lettura. Parallelamente è diminuito l’interesse per l’estrazione dalle raccolte di una bibliografia di materiali particolari, mentre si è concentrata l’attenzione sulla descrizione di una raccolta nel suo insieme: per studiarla occorre partire dalla sua collocazione nello spazio, consultare i registri topografici, verificare gli spostamenti e gli scorpori. Questo lavoro può avere sia un interesse scientifico, sia un interesse civico; infatti le biblioteche possono assumere in questo senso un ruolo centrale per la diffusione e la comprensione della storia di una comunità e per la crescita stessa dei singoli.

L’intervento di Fiammetta Sabba si è posto sulla stessa linea del precedente, mettendo in luce la differenza tra la catalogazione tradizionale e quella intesa invece come ricostruzione delle raccolte: mentre la prima trascura il contenuto e la semantica dei libri, limitandosi a un censimento e non valorizzandoli sul piano culturale complessivo, la seconda “riabilita” il libro antico, sottolineandone la funzionalità originaria.

Ugualmente Mauro Guerrini, parlando della catalogazione degli esemplari del XVI secolo posseduti dalle biblioteche ecclesiastiche, ha posto in luce l’importanza di ricostruire il contesto storico. Egli ha indicato inoltre la metodologia con la quale ricomporre il patrimonio di queste biblioteche: ricerca e studio delle informazioni d’archivio e dei cataloghi storici, analisi dei processi di dispersione, scelta della produzione catalografica, oggi purtroppo divisa tra elettronica e cartacea. I fini della catalogazione delle cinquecentine ecclesiastiche consistono nel documentare la circolazione libraria, il contesto culturale e la storia della lettura nell’Europa moderna.

Anna Gonzo ha ricordato come spesso le raccolte librarie siano state alterate nella loro consistenza e fisionomia dall’estrazione degli incunaboli e delle cinquecentine presenti al loro interno, estrazione che mirava alla costituzione di fondi “speciali”. Tali raccolte vanno dunque ricostruite partendo dalle indicazioni dei possessori e della provenienza presenti nei volumi. Tale indagine, che si pone le domande su quando, dove e chi ha posseduto un determinato volume, implica un esame attento di tutti gli indizi, compreso quello costituito dalla legatura.

 

Le banche dati
Loris Rabiti
ha descritto la ricchezza delle banche dati di libri antichi gestite dalle librerie antiquarie, ricordando che in passato molti cataloghi di libri antichi sono stati redatti da librai antiquari, come Hoepli e Olschki; pertanto, in mancanza di cataloghi informatici, i bollettini delle librerie antiquarie sono stati un mezzo fondamentale per conoscere il mercato librario del libro antico. Laura Carnelos ha presentato la storia della catalogazione delle cinquecentine italiane conservate nella British Library, nonché il data base PATRIMONiT, che raccoglie i dati relativi alle edizioni popolari del XVI secolo conservate alla British Library. Klaus Kempf ha illustrato il lavoro compiuto dal 1969 in poi con VD16 e la consistenza del data base, che ammonta a oltre a 106.000 titoli per oltre 446.000 esemplari.

Catalogazione/digitalizzazione
Lo stesso Kempf ha parlato del Centro di digitalizzazione dello Stato di Baviera, che si occupa dello sviluppo, della sperimentazione e della diffusione di nuovi processi di digitalizzazione e conservazione, soffermandosi in particolare sul progetto VD16 Digital.

Ruggero Ruggeri ha spiegato come nella Biblioteca dell’Archiginnasio finora siano state digitalizzate e messe in rete oltre un milione di immagini di materiale librario e documentario appartenente alle varie raccolte, a partire dalle opere di Giulio Cesare Croce. Le varie campagne di digitalizzazione susseguitesi in questi anni si sono mostrate pienamente efficaci non solo per la conservazione dei documenti ma anche per la loro valorizzazione, come stanno a dimostrare i numeri della consultazione on line.

Massimo Baucia ha illustrato la digitalizzazione di alcuni fondi librari particolarmente importanti conservati alla biblioteca Passerini Landi di Piacenza. Orsola Braides e Elisabetta Sciarra hanno parlato della creazione di un archivio on line dei possessori dei volumi presenti in Marciana, tra cui è particolarmente importante la voce “Bessarione”: del cardinale sono stati digitalizzati e messi in rete gli stemmi presenti negli incunaboli da lui posseduti. Costanza Messana ha presentato l’archivio immagini di EditXVI, che conta attualmente oltre 64.000 immagini relative a marche tipografiche, notizie bibliografiche e dediche. Sulla digitalizzazione e messa in rete dei libri antichi è intervenuto Pierantonio Metelli, fornendo dati interessanti sul numero di volumi ora consultabili on line e sulle strategie da adottare per l’organizzazione di questo lavoro.

Circa la catalogazione delle cinquecentine nella nostra Regione, Monica Ferrarini e Zita Zanardi hanno descritto il censimento delle edizioni del XVI secolo conservate nelle biblioteche emiliano-romagnole a partire dal 1983 e l’esperienza del polo CER, mentre Silvia Dessì e Elisa Ancarani sono intervenute sul progetto CER nella Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino. Invece Carla Contini ha presentato il portale delle edizioni del XVI secolo conservate in Sardegna.

Alfredo Serrai ha sottolineato i limiti propri dei cataloghi collettivi, le criticità insite nei censimenti dei libri antichi che si fondano su partizioni cronologiche, e le difficoltà che spesso incontrano gli studiosi nella consultazione dei cataloghi delle biblioteche; il suo intervento ha rappresentato dunque una critica costruttiva e quasi una “sfida” a bibliotecari e studiosi del settore per progettare e mettere in campo risorse sempre più appropriate e adeguate alla realizzazione dei cataloghi.

La conclusione di Claudio Leombroni ha ribadito l’impegno della Regione per la conclusione della catalogazione delle edizioni del XVI secolo e la decisione dell’IBC nei confronti della tutela bibliografica, nella consapevolezza che manca una politica nazionale del libro.

Il convegno ha pertanto costituito un momento di utile confronto tra il mondo della ricerca e gli enti preposti alla tutela e alla valorizzazione dei fondi librari antichi. La riflessione ha riguardato il libro antico, le esperienze di censimento e catalogazione delle raccolte librarie antiche, e gli strumenti resi possibili da nuovi indirizzi di studio e dall’utilizzo sempre più ampio dei mezzi informatici.

Va sottolineata infine, la perfetta organizzazione del convegno, a livello scientifico e a livello pratico, dovuta soprattutto all’impegno di Zita Zanardi, che nel frattempo ha raggiunto il meritato traguardo del pensionamento. Per lei il convegno ha rappresentato così il degno culmine di tanti anni di lavoro svolto con grande competenza e passione nella Soprintendenza dei beni librari della nostra Regione. A Zita dunque le felicitazioni ed i migliori auguri da tutti coloro che, pur rammaricati di non averla più formalmente come collega, continuano a confidare in lei come buona amica e competente studiosa.

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