Rivista "IBC" XXV, 2017, 1

Dossier: Il Catalogo forma ed essenza del patrimonio

musei e beni culturali, dossier / progetti e realizzazioni

PatER un percorso che continua

Patrizia Tamassia
[IBC]

Sono venticinque anni che il processo di catalogazione informatizzata del patrimonio culturale regionale ha iniziato il proprio percorso: infatti si è avviato nel 1992 quando viene approvata la legge nazionale 145 che prevede, tra l’altro, il Progetto di precatalogazione dei beni culturali a rischio dell’Emilia-Romagna. Per la realizzazione di una parte dell’operazione di precatalogazione IBC si avvale dei finanziamenti della legge regionale sui musei allora in vigore, L.R. 20/1990, e opera con il coinvolgimento degli enti locali per lo studio del patrimonio dei loro musei.

L’idea, fortemente innovativa, di affiancare al metodo di ricerca consolidato e tradizionale rappresentato dai censimenti e dalle catalogazioni dei beni culturali - una delle ragioni stesse della nascita dell’IBC - la tecnologia informatica si è rivelata davvero vincente. In questo modo si è dato l’avvio ad un importante ambito di intervento regionale, quello della catalogazione informatizzata, che già da allora aveva delineato le due caratteristiche fondamentali ovvero il suo inserimento in un progetto più ampio, di prospettiva almeno nazionale, e il coinvolgimento degli enti locali quali soggetti imprescindibili in quanto detentori dei patrimoni museali. IBC ha scelto, nella prima fase di applicazione sperimentale, di non attuare una vera e propria pianificazione degli interventi di catalogazione sul territorio regionale ma di offrire il servizio di catalogazione informatizzata ai musei per venire incontro alle loro differenti esigenze di studio e valorizzazione. È soltanto ad un certo punto del processo di costruzione del Catalogo digitale che si rende necessario applicare una metodologia volta al coinvolgimento anche dei musei che fino ad allora non avevano fatto richieste magari proprio con la motivazione che il loro patrimonio museale era studiato e catalogato. In questi casi si sono realizzati massicci recuperi di catalogazioni cartacee, prodotte per scopi diversi nel corso del tempo e stratificate, procedendo al loro trasferimento su supporto informatico, sempre accompagnate dalle relative campagne fotografiche o di digitalizzazione delle stampe possedute. È importante sottolineare quanto la documentazione fotografica sia un aspetto essenziale del processo di catalogazione informatica. Tutta la conoscenza dei patrimoni museali realizzata prima dell’informatizzazione, quasi mai completa ma dedicata a singole collezioni o a tipologie specifiche di materiali, era stata realizzata non per essere messa a disposizione del pubblico così come avveniva da sempre per i cataloghi delle biblioteche. Venivano quindi elaborati strumenti di conoscenza dei materiali che necessitavano della mediazione degli operatori: la innovazione più profonda introdotta dal processo di informatizzazione è data proprio dalla possibilità di un accesso diretto da parte del pubblico alle schede di catalogo; elemento fondamentale è l’immagine fotografica che rappresenta la possibilità più immediata di identificazione e che è parte, come già sottolineato, essenziale della schedatura informatica.

Come è noto, dal 2000 il processo di catalogazione è stato sostenuto e finanziato con i piani annuali museali previsti in attuazione della legge regionale 18/2000 relativa a musei e biblioteche. Il continuo incremento quantitativo dei dati ha portato ad un risultato davvero importante, oggi abbiamo circa 130.000 schede di catalogo liberamente accessibili in PatER. Contemporaneamente si è cercato di cogliere le sempre nuove possibilità evolutive della tecnologia informatica per rinnovare e migliorare l’offerta di informazioni al pubblico e agli operatori, moltiplicando e facilitando le possibilità di accesso alla conoscenza del patrimonio culturale.

Per rendere più comprensibile l’attività svolta presentiamo, raccontate dai responsabili stessi, alcuni casi esemplari di catalogazioni complesse realizzate in importanti musei della regione, svolte nell’arco di più anni e su materiali molto eterogenei: ciascun caso illustra aspetti, realtà ed esigenze diverse che possono aiutare a cogliere la complessità di composizione del ricco mosaico costituito dal patrimonio culturale della nostra regione.

Partiamo dalla Romagna, a Bagnacavallo, nel Museo delle Cappuccine, si va dalla ricognizione sul patrimonio artistico alla ricca raccolta di incisioni. È un caso questo veramente speciale perché quest’ultima raccolta era inizialmente schedata in un repertorio a parte e, per scelta della direzione del museo, si è voluto inserirla in PatER che si è arricchito così di 11.000 schede. Le ragioni di questa scelta sono una conferma del lavoro e delle scelte operate da IBC e sono descritte appunto nell’articolo.

Rimaniamo sempre in Romagna con il caso di Forlì: come città capoluogo vanta molti musei con patrimoni ricchi e variegati. La catalogazione informatizzata è avvenuta snodandosi per almeno un decennio, passando dalle schede del Museo etnografico romagnolo a quelle del Museo del Risorgimento passando per il Museo romagnolo del teatro e per l’Armeria Albicini. Il contributo analizza e approfondisce in particolare la questione relativa al patrimonio artistico e soprattutto all’operazione relativa alle collezioni del Novecento che si sono definite proprio attraverso il processo di catalogazione e che sono esposte nel Museo di Palazzo Romagnoli di recente istituzione.

Ancora Romagna, Lugo e il suo museo dedicato a Francesco Baracca e alla Grande Guerra di cui sono stati catalogati tutti i reperti, compresa la ricca collezione di cartoline Baldini. Poi il patrimonio artistico sparso - la Pinacoteca diffusa - che ha una identità a partire proprio dalla catalogazione e le fotografie del fondo Giovannini.

A Ferrara un caso con caratteristiche originali definite da un evento negativo quale il terremoto che ha costretto a disallestire la sede museale di Palazzo Massari: in questo contesto la catalogazione informatizzata è un modo per mettere a disposizione del pubblico il patrimonio non più visitabile, in particolare le collezioni Boldini e de Pisis. La collaborazione è proseguita con la catalogazione delle opere pittoriche di Michelangelo Antonioni, parte di un progetto più ampio relativo al fondo archivistico realizzato sempre in collaborazione con IBC, settore Archivi.

Infine in Emilia il caso Musei Civici di Modena che si compone di nuclei differenziati di materiali a cui corrisponde un altrettanto differenziato percorso catalografico che è tuttora in pieno svolgimento.

Una considerazione finale: PatER non è solamente somma o moltiplicazione dei dati ma è esso stesso un soggetto culturale. Come scrive Umberto Eco «Nella misura in cui una lista - catalogo - caratterizza una serie per quanto difforme di oggetti come appartenenti allo stesso contesto o visti dallo stesso punto di vista essa conferisce ordine, e dunque un accenno di forma, a un insieme altrimenti disordinato».

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