Rivista "IBC" XXV, 2017, 1

mostre e rassegne

Un nuovo "impulso archivistico". Due esposizioni d'arte contemporanea intersecano le collezioni di Palazzo Poggi

Claudia Collina
[Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna]

In occasione di un testo scritto per l’arte di Silvia Camporesi ( 1), ho avuto modo di ritornare sul pensiero critico di Foster, Krauss, Bois, Buchloh e Joselit che, nel 2006, concludevano la prima edizione della miliare riflessione sull’arte planetaria del Novecento indicando nell’ impulso archivistico di alcuni giovani artisti la nuova ricerca d’inizio del nuovo millennio, codificandola nella “volontà di fare formazione storica, spesso persa, marginale o soppressa, fisica e spaziale”, a dimostrazione di un “complesso fisico d’informazione come pure anche una sorta di logica archivistica” che parte da un rizoma e si ramifica “estendendo la propria attività come un albero, o meglio come un’erbaccia”. ( 2) Ed è proprio questo impulso archivistico il tessuto connettivo tra quella “specie di enciclopedia per i sensi” che è l’Istituto delle Scienze, come J.W. von Archenholtzt lo definiva, all’interno dei Musei di Palazzo Poggi e gli artisti contemporanei Bertozzi & Casoni e Mariateresa Sartori ordinati, in questa occasione, da Marco Antonio Bazzocchi e Lucia Corrain.

Nato all’inizio del XVIII secolo, in concomitanza con la compilazione delle prime opere enciclopediche di cui L' Encyclopédie di Diderot e D'Alembert ha rappresentato il prototipo di approdo e novità per eccellenza cui richiamarsi, l’Istituto delle Scienze voluto da Luigi Ferdinando Marsili in Palazzo Poggi nel 1711 era stato concepito per “contenere entro le stanze di un’antica dimora senatoria l’intera enciclopedia del sapere scientifico moderno” ( 3), in una felice coniugazione di Scienza e Arte perché incastonato nell’architettura tardo manierista e nelle sale affrescate dai cicli epici di Pellegrino Tibaldi e Prospero Fontana, e da quelli di gusto più cortese di Nicolò Dell’Abate, all’interno di quell’ unicuum stilistico e artisticamente dialettico creato da Giovanni Poggi nella sua “ domus magna”; e che, nel 1742, si arricchiva anche del trasferimento dei musei di Ulisse Aldrovandi e Ferdinando Cospi, ingrandendosi man mano nel tempo in un mosaico di collezioni di storia naturale, anatomia e ostetricia, fisica e chimica, architettura militare, geografia, nautica, arte orientale, allestite e ordinate nel rispetto di quella precisa mentalità scientifica, classificatoria-disciplinare, che era alla base della cultura illuminista e alle radici dell’età contemporanea.

Le opere di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni dialogano con perfezione nelle sale del museo di Ulisse Aldrovandi – ‘microcosmo di natura’ che racchiuse la catalogazione della realtà naturale, ove tra disegni e xilografie, reperti, esemplari di piante, animali e minerali – nelle scenografiche sale della Scuola di Ostetricia, con le cere anatomiche di Ercole Lelli e dei Morandi-Manzolini, nell’ampio corridoio della fisica elettrica dedicata alla memoria di Galvani, per concludere l’itinerario di mostra nella biblioteca progettata dall’architetto Giovan Battista Piacentini, nella prima metà del XVIII secolo. In ogni spazio architettonico di Palazzo Poggi, le sculture ceramiche dipinte della società artistica imolese trovano un aggancio sintattico con le collezioni museali fondato principalmente sull’ironia beffarda e l’allusione simbolica al contenuto di ogni stanza. Con un’arte tecnicamente squisita, di chirurgica perfezione, che coniuga con sapienza ingredienti apparentemente contradditori, surrealismo e iperrealismo, attrazione per la caducità, la putrefazione e la decadenza della condizione umana occidentale nei rifiuti sociali, culturali, e l’estremo consumismo, Bertozzi & Casoni mantengono il loro operato in uno straordinario equilibrio di valori tra Wertdinge e Dingwert, categorie scheleriane care a Giulio Carlo Argan, che estrae dal tempo la loro arte e la consegna a un’ermetica metarealtà.

“Questi cumuli inquietanti ci fanno pensare che un nuovo uomo dovrà arrivare per osservarli, che il ciclo della storia si è trasformato in un ciclo naturale, dove ormai dominano insetti e lumache. Loro sono i nuovi padroni del mondo”. Si susseguono così “animali, piramidi di ossa, residui di uova, il varano, il gorilla, il vecchio Pinocchio di fronte alla Venerina di cera: di stanza in stanza i reperti del museo si trovano in risonanza con le opere ospitate, le ceramiche rimettono in moto l’immaginazione del visitatore. Ne nasce un percorso di continui rapporti che crea un nuovo racconto di ‘storie naturali’.” ( 4)

Il lavoro artistico di Mariateresa Sartori è sotteso da un’indagine tassonomica delle innumerevoli sfumature che differenziano i particolari della realtà e le sue percezioni, con l’intento di una registrazione di frequenza di minimi scarti che, variando nella sintassi cambiano inevitabilmente la semantica, nella loro somma diventano parole di un’unica poesia. In dialogo con le collezioni Marsili e Monti di Palazzo Poggi – ove è custodita la classificazione marsiliana, di pietre, fossili, minerali, piante marine, terrestri e animali, sulla scorta di un sistema il più possibile attendibile nella restituzione della complessità del funzionamento della natura tra il XVII e il XVIII secolo – Sartori, con la curatela di Lucia Corrain, organizza il suo sistema di classificazione di impronte concettuali di reperti geologici e sabbie alluvionali tradotto a frottage su carta, calchi in Das da pietre d’Istria, fotografie stenopeiche di piante, fotografie al microscopio ottico di sottili sezioni di pietra. Sartori trae suggestione da tecniche antiche d’indagine della realtà naturale per inventare la sua personale, espressiva anch’essa di una metarealtà, ma poeticamente concettuale che con il suo processo artistico ispirato dalla natura organica, astratta e ricreata a nuovo ordine, in base a una gestualità che parte dal prelievo del reperto, spazia nella tecnica e approda a nuovi esiti di “naturalismo concettuale” ( 5); e con l’intento, secondo Angela Vettese, di “astrarsi da sé e di entrare in una relazione matura, non infantile, non egocentrica con il mondo”. ( 6)

Roberto Balzani, direttore dei Musei di Palazzo Poggi, è orgoglioso di questa straordinaria duplice esposizione, così bene orchestrata: “Con l'esposizione di opere di Bertozzi & Casoni in Palazzo Poggi, il Sistema Museale ha assecondato una tendenza che intende praticare anche nei prossimi anni: il dialogo fra gli oggetti delle collezioni e l'arte contemporanea. Gli oggetti sono quasi "pezzi archeologici", conservati nei modi più svariati o replicati secondo intenti iperrealistici fra XVI e XVIII secolo. Essi condensano narrazioni ed esperienze artistiche talora ancora indecifrabili. Percorsi analoghi che partano dal presente, e ribaltino sulle cose che ci circondano analoghi interrogativi (il senso di oggetti, scarti, repliche, riproduzioni, ecc.) non possono che giovare – credo – alla ricomposizione di un quadro che è insieme estetico, "tecnico" ed epistemologico. Di qui la scelta di "confondere" collezioni ed esposizione, in un continuum dall'effetto felicemente spiazzante”. All’insegna delle ricerche artistiche del XXI secolo.

Mostra:

Storie Naturali. Bertozzi & Casoni al Museo di Palazzo Poggi, a cura del DOC. Centro di Documentazione delle arti moderne e contemporanee in Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Percorso ideato da Marco A. Bazzocchi e Lucia Corrain, Musei di Palazzo Poggi, 28 gennaio-26 febbraio 2017

Catalogo:

Storie naturali. Bertozzi & Casoni al museo di Palazzo Poggi, a cura diL. Corrain e M.A. Bazzocchi, Imola, Editrice La Mandragora, 2017 pp. 47, foto a colori, opuscolo della mostra realizzata nell’ambito di Art City Polis 2017

Mostra:

Mariateresa Sartori. Per caso e per necessità. In dialogo con le collezioni Marsili e Monti di Palazzo Poggi, a cura di Lucia Corrain su invito di Angela Vettese, mostra realizzata nell’ambito di Art City Polis 2017, Musei di Palazzo Poggi, 28 gennaio-26 febbraio 2017

 

1 C. Collina, L’archivio romantico di Silvia Camporesi, in Vie di dialogo/4, a cura di C. Collina e M. Pulini, Bologna, Centro Stampa della Regione Emilia-Romagna, 2014, p.9

2 H. Foster, R. Krauss, Y.A. Bois, B. H.D. Buchloh, D. Joselit, Arte dal 1900. Modernismo, Antimodernismo, Postmodernismo, (I ed. 2006), Bologna, Zanichelli, 2013 pp.716

3 W. Tega, Scienza e Arte a Palazzo Poggi, in Guida al Museo di Palazzo Poggi, Bologna, Editrice Compositori, 2001, p.8

4 M.A. Bazzocchi, ma la fine del mondo è già arrivata?, in Storie naturali. Bertozzi & Casoni al museo di Palazzo Poggi, a cura di L. Corrain e M.A. Bazzocchi, Imola, Editrice La Mandragora, 2017 pp. 11 e 12

5 C. Collina, Naturalismo concettuale in Emilia-Romagna, in “Meta. Parole e immagini”, anno XXI, 2007 n. 25, pp. 60-63

6 A. Vettese, Utilità dei fini futili, in Mariateresa Sartori. Sassi. Stones, Roncade, Grafiche Dipro, 2016 p.11

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