Rivista "IBC" XXIII, 2015, 4

itinerari, pubblicazioni

Simboli di una comunità. I caratteri identitari di Finale Emilia dagli Estensi a oggi, a cura di M. Calzolari e F. Foroni, Finale Emilia (Modena), Gruppo Studi Bassa Modenese, 2015.
Finale interroga i simboli

Alberto Calciolari
[IBC]

È plausibile ancora oggi un'indagine sul ruolo sociale e identitario dei simboli culturali di una comunità? A Finale Emilia non hanno dubbi; e proprio per questo l'Amministrazione comunale ha recentemente promosso una pubblicazione al riguardo. Né è un caso che il comune della Bassa modenese abbia intrapreso questo progetto: l'idea, nata ormai diversi anni fa, è stata rilanciata con vigore in seguito al sisma del 2012, che ha segnato questa piccola ma significativa città d'arte, lasciando profonde cicatrici sul patrimonio monumentale. Così questo lavoro non è soltanto un "biglietto da visita", ma assurge anche a una funzione di riscatto, manifestando un legame profondo tra questo centro e la propria storia.

La fortuna del Finale ha radici lontane: già sul finire del Medioevo era un importante presidio, nell'ambito dello Stato estense, della zona di collegamento tra il Ferrarese e il Modenese e, fin dal Cinquecento, fu connotata da significativi momenti di crescita demografica e di espansione economica dovuti alla presenza di attività manifatturiere. Dopo la perdita di Ferrara da parte degli Este e il trasferimento della capitale a Modena, Finale non perse importanza, restando uno strategico nodo di comunicazione nelle vie d'acqua che collegavano la pianura padana con il Po.

Ed è proprio al legame della città con le acque che viene dedicato il saggio di apertura del libro: con il fiume Panaro, infatti, essa ha un vincolo per così dire "fondativo". Il fiume, con le sue diramazioni, in origine passa per il cuore dell'abitato, ne modella la forma e ne condiziona l'evoluzione nel corso dei secoli. Il fiume è linfa vitale e fonte di benessere per Finale: assicura la viabilità e il controllo del territorio, garantisce il commercio, fornisce l'energia meccanica per il funzionamento dei mulini e degli opifici.

E, accanto al fiume, la ricerca dedica una particolare attenzione a tre delle sedi pubbliche che hanno scandito la vita delle generazioni di finalesi: la torre civica, la chiesa della comunità, il "Palazzo del Pubblico". Il primo, uno dei più antichi immobili della città, tristemente assurto a metafora dei danni del recente sisma, per secoli ha connotato lo  skyline urbano e ha scandito i tempi di vita della popolazione e i ritmi della società locale, con il proprio orologio (al quale era forse affiancata una meridiana) e con la campana civica. Queste funzioni in parte vennero riassorbite dal "Palazzo del Pubblico", ora sede municipale, elegante esempio di architettura settecentesca, sulla cui facciata da sempre campeggiano, appunto, tre campane, un orologio e una meridiana. Come il Palazzo, da sempre luogo di particolare frequentazione e significato è pure la chiesa parrocchiale, immobile appartenuto per secoli al demanio locale, come ci attesta la presenza, sulla sommità della facciata, dell'emblema della comunità; emblema alla cui storia ed evoluzione è dedicato un altro saggio nel volume.

Accanto alla storia dei simboli appartenenti alla geografia urbana degli spazi pubblici, il libro tratta anche dei simboli espressione della "società" finalese: le famiglie, i personaggi, le norme che hanno regolato la vita civica, i santi protettori della città. Così nel volume sono presentati ancora il  Libro d'oro della Comunità, pregevole manoscritto ottocentesco, conservato presso la biblioteca comunale, che passa in rassegna la nobiltà locale; la biografia e le opere di Cesare Frassoni, esponente della cultura settecentesca di area padana e autore di contributi sulla storia di Finale; gli antichi statuti della comunità, di cui restano due importanti codici cinquecenteschi; le iconografie e le forme del culto dei santi Giovanni Nepomuceno e Zenone.

Come è ben comprensibile, l'elaborazione di questo libro ha richiesto una lunga preparazione e, poiché gli ambiti di interesse compresi sono così diversificati e specialistici, è stato necessario il coinvolgimento di un'attiva associazione culturale locale e di un gruppo di esperti di varie discipline (oltre a chi scrive questa recensione, vi hanno lavorato Pierpaolo Bonacini, Gian Luca Bonfatti, Mauro Calzolari, Galileo Dallolio, Francesca Foroni, Alessandro Pisa, Matteo Ruini, Marcello Toffanello, Paolo Tollari, Gian Luca Tusini, Vincenzo Vandelli).

Il risultato è un lavoro originale per contenuti e rigoroso per approccio metodologico, che sa mediare serietà scientifica con esigenze comunicative, senza perdere di vista il bisogno di offrire novità nei contenuti: a questo proposito colpiscono, tra le altre, le pagine che recano i frutti delle nutrite ricerche documentali condotte negli archivi, le serie analisi storico-stilistiche sui manufatti e sulle opere d'arte, le importanti ricostruzioni dei contesti storico-istituzionali. Più che un libro, una sorta di risarcimento, in attesa della nuova rinascita del Finale.


Simboli di una comunità. I caratteri identitari di Finale Emilia dagli Estensi a oggi, a cura di M. Calzolari e F. Foroni, Finale Emilia (Modena), Gruppo Studi Bassa Modenese, 2015.

 

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