Rivista "IBC" XXII, 2014, 2

territorio e beni architettonici-ambientali / didattica, leggi e politiche, progetti e realizzazioni

Che ne sarebbe stato di un punto nevralgico della città se fossero stati realizzati i progetti urbanistici ipotizzati? La domanda torna utile mentre se ne prepara una nuova trasformazione.
La città con il se

Maria Beatrice Bettazzi
[docente a contratto alla Scuola di ingegneria e architettura dell'Università di Bologna]
Luisa Bravo
[docente a contratto al Dipartimento di architettura dell'Università di Firenze]
Simone Garagnani
[docente a contratto alla Scuola di ingegneria e architettura dell'Università di Bologna]
Matteo Sintini
[docente a contratto alla Scuola di ingegneria e architettura dell'Università di Bologna]

Quale sarebbe oggi l'aspetto di alcuni luoghi della città di Bologna se a suo tempo fossero stati realizzati i progetti che dovevano trasformarli? Da questa domanda nasce un'ipotesi di ricerca che l'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna ha proposto al Dipartimento di architettura dell'Università di Bologna, nel quadro della collaborazione derivante da una convenzione sottoscritta nel 2013. Il titolo richiama uno studio del 1985 su Venezia, curato tra gli altri da Lionello Puppi e Manfredo Tafuri, Le Venezie possibili. Da Palladio a Le Corbusier , studio che divenne una mostra allestita al Museo Correr.

I tre contributi che seguono fanno il punto sull'avanzamento di questo progetto, che è stato sperimentato riferendosi a un'area, quella a ridosso del viale Panzacchi e della via San Mamolo, oggi nota come ex StaVeCo, interessata nel corso del Novecento da diverse proposte progettuali. Maria Beatrice Bettazzi riferisce sul progetto della Scuola di Ingegneria di Attilio Muggia; Simone Garagnani e Luisa Bravo commentano le ipotesi ricostruttive elaborate in base a quel progetto; Matteo Sintini prosegue il racconto sulle diverse ipotesi di utilizzo dell'area negli anni Trenta e Quaranta.

L'intenzione è quella di estendere nei prossimi mesi il lavoro ad altri ambiti urbani già individuati, con l'intento di suscitare l'interesse e persino la sorpresa dell'osservatore, sottolineando al tempo stesso il valore decisivo del progetto urbano nel processo di riflessione sulla forma della città e sulla riconversione degli spazi a nuovi usi.


Il "quartiere pittoresco" di Attilio Muggia

Attilio Muggia (1861-1936), ingegnere e professore alla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri, affronta, fin dal 1908, il problema dell'insufficienza della sede, allora situata nel convento dei Celestini. Le possibili acquisizioni di alcuni lotti contigui non bastano, però, ad assorbire la crescita della struttura e l'ingegnere bolognese va precisando un progetto che proporrà, nella sua complessa articolazione, nell'anno 1920. Si tratta del trasloco della Scuola nell'area allora occupata dal Terzo Reggimento di Artiglieria e dal Pirotecnico, sotto San Michele in Bosco, fra le porte Castiglione e D'Azeglio. Il progetto di Muggia è, agli esordi, ampio e lungimirante. Nell'immensa area egli prevede infatti, a est, un "quartiere pittoresco", impreziosito, nella sua collocazione paesistica eccezionale, dalla "costruzione di belle case e di villini, disposti su una conveniente rete di strade". 1

Nella parte del lotto più a ovest, occupata dalla chiesa e dal convento dell'Annunziata, numerosi progetti di dettaglio definiscono gli spazi per la Scuola degli Ingegneri. L'ampia struttura conventuale ospita gli studi e le aule; l'aggiunta di un corpo di fabbrica verso nord permette a Muggia di alloggiare l'ingresso dai viali e alcune capienti aule ad anfiteatro. L'antica chiesa ospita, invece, l'aula magna e la biblioteca. La produzione di soluzioni progettuali procede fino al 1925: tuttavia la difficoltà di spostare le strutture militari obbligherà le autorità cittadine e Muggia, divenuto frattanto direttore della Scuola, a cercare una soluzione differente. Il lotto ora occupato dall'autostazione delle corriere e, sfumata questa ipotesi, un'area nella parte dei Giardini Margherita sulla via Castiglione, rivelatasi però troppo esigua, sono le tappe che precedono l'attuale dislocazione della Scuola di Ingegneria (come è ora ritornata a chiamarsi) fuori Porta Saragozza (1932-1935). 2

[Maria Beatrice Bettazzi]


Vedere l'invisibile: il modello digitale del progetto per la Regia Scuola di Ingegneria

Le possibilità offerte dalla computer grafica sono divenute tanto pervasive da essere oramai considerate naturali, soprattutto nel campo conoscitivo dell'architettura storica. Visualizzare l'assente, attraverso immagini tanto reali da confondere l'osservatore persuaso di ammirare scenari veritieri, è un obiettivo divenuto realizzabile, che assume ancora più importanza quando è finalizzato alla divulgazione e alla documentazione di materiale pertinente al patrimonio culturale. 3

Il modello dell'edificio della Regia Scuola di Ingegneria, realizzato presso il laboratorio Silab del Dipartimento di architettura dell'Università di Bologna, sotto il coordinamento di Simone Garagnani e Luisa Bravo, è già latore di questo potenziale immaginifico; 4 riportare in vita il progetto di Attilio Muggia, nell'area del complesso della Santissima Annunziata, presso Porta San Mamolo, immaginarne i tratti contestuali e i dettagli costruttivi è stata una delle sfide prioritarie durante il percorso di interpretazione dei disegni originali, seguendo un cammino di indagine compositivo-architettonica.

Il modello digitale è scaturito da un'analisi attenta della proporzione e del carattere dell'architettura progettata da Muggia nel concorso del 1926. Modanature, decori, bugnati e lesene sono stati riprodotti con perizia per consentire all'osservatore profano di apprezzare un'architettura prima di tutto rispettosa del retaggio storico, poi verosimile nei suoi tratti caratteristici. Il ricco portale d'accesso, così come previsto nel progetto originale, è stato il primo tema sviluppato nella modellazione. L'iconografia classicista del periodo e la sovrapposizione degli ornamenti hanno costituito un interessante cimento nella resa tridimensionale delle forme. Se da un lato i volumi sono stati ripresi abbastanza fedelmente dalle tavole di concorso (piante, alzati e sezioni), gli elementi scultorei e i fregi sono stati ricostruiti tramite campioni reali acquisiti per fotogrammetria digitale, 5 raffinati poi con minuziosa cura e operosa pazienza, operando come "artigiani digitali" tra punti, linee e poligoni.

La modellazione estesa a tutto il fabbricato, ancora in corso di realizzazione, sta verificando l'attendibilità delle ricostruzioni virtuali anche attraverso prototipi fisici in stampa tridimensionale e render visualizzabili in stereoscopia attiva, mirati a valutare con immediatezza la plausibilità delle diverse ipotesi costruttive che non risultano documentate dai disegni originali. 6 Al termine della fase di ricostruzione geometrica, i render saranno contestualizzati all'interno di scenari fotografici attuali, per simulare come il complesso si potrebbe presentare a oggi nel contesto urbano, se fosse stato effettivamente realizzato.

Negli anni Trenta il progetto di Muggia rappresentava un'occasione di ristrutturazione urbana generale, per il complesso della Santissima Annunziata e in particolare per l'area a essa adiacente, oggi conosciuta come "ex StaVeCo". Per gli studenti di Architettura e Ingegneria dell'Università di Bologna, l'area dell'"ex StaVeCo" è un tema quasi "classico", ormai da più generazioni: nell'arco di oltre cinquant'anni lo studio dell'area ha sviluppato numerose proposte e progetti per la reintegrazione agli usi urbani, ragionando su opportunità, potenzialità, strategie di crescita e trasformazione della città di Bologna, cercando anche di ricucire il rapporto tra centro storico e collina. 7 Il recente accordo tra il Comune e l'Università di Bologna, siglato nel marzo 2014, riporta al centro dell'attenzione e del dibattito l'area e il suo destino urbano. La possibile destinazione d'uso a campus universitario internazionale sembra rendere quanto mai attuale il progetto di Muggia.

[Luisa Bravo, Simone Garagnani]


L'area del Pirotecnico negli anni Trenta-Quaranta

Nel periodo che va dalla metà degli anni Trenta alla Seconda guerra mondiale, 8 l'area è interessata da una serie di progetti di trasformazione, che in molte occasioni proseguono la vocazione dell'area indicata nel decennio precedente da Attilio Muggia.

La prima importante occasione è fornita dal concorso per il piano regolatore di Bologna, bandito dal Comune nel 1938. La consultazione vede la partecipazione di alcuni importanti gruppi di progettazione: considerata infatti l'entità del tema oggetto del concorso, si mobilita buona parte della cultura architettonica dell'epoca, tanto del panorama locale quanto di quello nazionale. 9

La proposta più nota e ampiamente trattata dalla letteratura, è quella di Piero Bottoni molto attivo a Bologna in questo periodo in città. 10 Per l'area della collina il progetto prevede la realizzazione di un ampio programma polifunzionale che comprende attività commerciali, residenze e strutture ricreativo-culturali, come un centro sportivo e un teatro all'aperto di ispirazione classica, da localizzarsi in un lotto adiacente al convento dell'Annunziata, e come sfondo il convento di San Michele in Monte. Il fronte sul viale è risolto mediante la tipica soluzione del portico, sul quale si innestano gli edifici residenziali disposti perpendicolarmente verso la collina e immersi nel verde.

Di fatto il progetto disegna una lottizzazione residenziale che mira a spostare una parte dell'espansione urbana verso le aree di grande rendita della collina, per la quale si progettano nuove strade panoramiche da San Luca verso est.

In linea con questa impostazione, si trovano alcune delle altre proposte. 11 Per esempio quella del gruppo Patrignani, che prevede l'isolamento del convento dell'Annunziata, da restituire al culto, l'allargamento di via San Mamolo e la realizzazione, nell'area della caserma (da dislocare in altro punto), di un quartiere semintensivo e di verde pubblico. Il progetto del gruppo Marconi, invece, indica lo spostamento del Pirotecnico a Corticella e la realizzazione, da compiersi nella seconda fase di attuazione del piano, di una lottizzazione in parte intensiva e in parte estensiva, dal disegno assai riconoscibile, costituito da una grande via centrale con fronti costruiti, disposta perpendicolarmente allo sviluppo del lotto e posta in asse con il convento di San Michele in Bosco. Ai lati di questo spazio, disposti simmetricamente, si trovano due grandi edifici a tre corti su ciascun lato. Interessante notare come il disegno non riporti il convento dell'Annunziata, di cui non si fa menzione.

Il concorso viene vinto dal gruppo di Degli Innocenti e Marconi, che assume in seguito l'incarico di "consulente generale" per gli studi attuativi del Piano regolatore avviati a seguito della consultazione. 12 Collaborano a questo lavoro anche alcuni membri degli altri gruppi partecipanti. In questa occasione Bottoni, Legnani e Giordani elaborano un secondo progetto per l'area del Pirotecnico, 13 che diventa un modello di riferimento anche per il successivo sviluppo della collina previsto dal piano, in particolar modo per quanto riguarda la fitta rete viabilistica a servizio di un'ipotizzata crescita residenziale diffusa. 14

Questa soluzione mantiene il portico sul viale e distribuisce le residenze in corpi in linea, uniti da terrazze sul lato corto, disposti in due file di sei blocchi ciascuna: una verso strada, di sette piani, e una di sei, verso monte. Gli edifici mantengono ampi spazi aperti tra un corpo e l'altro, costituendo un'orditura di strade che rende attraversabile l'area tanto trasversalmente quanto longitudinalmente e che mette in comunicazione visiva il quartiere con la collina. Si distinguono chiaramente i percorsi per gli automezzi da quelli pedonali, mentre i dislivelli favoriscono la riduzione di interferenza tra di essi. A differenza del precedente progetto, poi, si decide di edificare anche l'area confinante con il percorso panoramico che delimita San Michele in Bosco. Vengono così inserite 28 basse residenze plurifamiliari immerse nel verde. Al posto del teatro e degli edifici sportivi del progetto del 1938, si prevede la collocazione di un cinema e di una scuola, mentre per quanto riguarda i monumenti esistenti si considera il recupero del convento dell'Annunziata, prima inglobato nella caserma dell'Artiglieria, stabilendo un rapporto con il complesso di San Michele in Bosco.

Abbandonato il progetto nel 1941, l'area è oggetto di un'interessante soluzione contenuta nel "piano Clandestino" di ricostruzione della città, redatto da Vignali, Scagliarini e Pizzighini negli anni della guerra, parallelamente a quello ufficiale dell'Ufficio tecnico, con Graziani e Ramponi tra gli altri. Nella zona del Pirotecnico si prevede la realizzazione di una città universitaria, che riporta all'attualità la vocazione di quest'area. Si intende creare dunque una nuova centralità delle funzioni universitarie, non più solo localizzate nello storico quadrante nord-est del centro. Essa ospita le sedi di sei facoltà, un polo museale ed espositivo, alloggi e spazi comuni per docenti e studenti. Al lotto viene attribuito un assetto semicircolare, interamente percorso da due vie orientate da est a ovest (risultanti dallo sfruttamento della preesistente via Panoramica), incrociate perpendicolarmente da tre grandi arterie, che si estendono dai viali sino alla zona collinare. L'impianto ripropone alcune delle soluzioni insediative dei progetti precedenti, anche se il disegno comunica una maggiore frammentazione rispetto all'omogeneità del progetto bottoniano e presenta una diversa e precisa immagine.

Il complesso è costituito infatti da due corpi a pettine disposti sul viale. Il fronte rettilineo basso riprende l'idea del concorso del 1938 del gruppo Legnani: un prospetto che unifica il fronte su strada. La valenza urbana di questo elemento è accentuata dall'arretramento dei corpi di fabbrica, che lasciano uno spazio pubblico antistante, tra il viale e la nuova edificazione. I corpi perpendicolari, invece, si rivolgono verso la collina e sono pensati come alte torri, che si stagliano sui pendii retrostanti, conferendo una chiara immagine all'intervento, ben visibile nei disegni di progetto. 15 L'impianto planimetrico, che si completa di una serie di volumi in linea più bassi sul lato est del lotto, è pensato per istituire una chiara relazione con la porzione di centro storico che si trova immediatamente dirimpetto. In particolare si intende ricostruire l'asse che dalla piazza del Tribunale conduce alla chiesa di San Michele in Bosco, passando proprio per l'area del Pirotecnico. Ancora, ritroviamo qui un interesse per la valorizzazione e l'integrazione del patrimonio artistico: il vicino convento dell'Annunziata diventa oggetto di un significativo recupero, rigenerato anche dalla presenza di un nuovo corpo di fabbrica che fa da raccordo tra il convento e la nuova edificazione.

[Matteo Sintini]


Note

( 1) A. Muggia, Relazione sui provvedimenti per l'ampliamento, o per una nuova sede della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Bologna, "Atti della Società degli Ingegneri di Bologna", 1921. Il tema del quartiere residenziale verrà ripreso da Muggia a fine carriera ne Il Piano regolatore di Bologna, "Il Comune di Bologna", 1933, 10.

( 2) Le vicende qui riassunte costituiscono la materia del saggio di chi scrive: Tra Attilio Muggia, Remigio Mirri e Giuseppe Vaccaro: dal progetto per la Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneria alla facoltà di Ingegneria, in Giuseppe Vaccaro. Architetture per Bologna, a cura di G. Gresleri e M. Casciato, Bologna, Editrice Compositori, 2006, pp. 47-70.

( 3) Si vedano in proposito: R. Migliari, Geometria descrittiva, volume II, Tecniche e applicazioni, Roma, CittàStudi Edizioni, 2009; G. Guidi, M. Russo, J. A. Beraldin, Acquisizione 3D e modellazione poligonale, Milano, McGraw-Hill, 2010.

( 4) A tal proposito è stato attivato un progetto di tirocinio formativo curriculare rivolto agli studenti presso il Laboratorio Silab della Scuola di Ingegneria e Architettura dell'Università di Bologna, finalizzato alla sperimentazione di tecniche di modellazione professionale.

( 5) Si tratta del metodo di lavoro utilizzato per raffigurare in tre dimensioni i tratti principali della statua posta in sommità del portale di accesso da viale Panzacchi, ricavata da immagini fotografiche di un modello fisico in posa, successivamente elaborate tramite algoritmi di ricostruzione spaziale di punti. Seppure la fedeltà metrica di questa metodologia dipenda da numerosi fattori concorrenti, la finalità di ottenere una geometria credibile è stata soddisfatta anche per i decori più minuti.

( 6) Si veda in proposito: S. Garagnani, La riscoperta della stereoscopia per la rappresentazione dello spazio architettonico, "IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura", 2011, 2, pp. 23-36 ( in_bo.unibo.it/article/view/2356).

( 7) Si veda in proposito l'inserto monografico dal titolo Ex Sta.Ve.Co. Un laboratorio permanente di ricerca nella rivista "IN_BO. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura", 2011, 3, pp. 135-223 ( in_bo.unibo.it/issue/view/280/showToc).

( 8) L'interesse per gli sviluppi dell'area in questo arco temporale nasce in occasione di un lavoro condotto nel Laboratorio di storia dell'architettura del corso di laurea di Ingegneria edile - Architettura nell'anno accademico 2012-2013. Il lavoro, coordinato da chi scrive, è stato condotto dagli studenti Cristina Caputo, Giulia Magnanini, Silvia Massai, Silvia Oliviero, Magda Posani, Gaia Uguccioni, Elsa Uniti. In anni recenti l'area è stata oggetto di un'attenzione costante. Tra i vari contributi si ricordano: "La città proibita", mostra di fotografie dell'area ex StaVeCo, allestita nella Sala delle esposizioni del Baraccano dall'11 al 27 gennaio 2008 (catalogo a cura di S. Cuttin, Bologna, Tipografia del Comune, 2008); F. Evangelisti, Ex StaVeCo: un laboratorio permanente di ricerca, "IN_Bo. Ricerche e progetti per il territorio, la città e l'architettura", 2011, 3, pp. 135-146; e il più recente "Progetto StaVeCo. Un nuovo polo universitario tra centro storico e città", del 2014, che presenta le proposte di quattordici studi di architettura per la realizzazione di un polo universitario, attualmente in fase di attuazione.

( 9) Nove i gruppi partecipanti: 1) Aldo Della Rocca (capogruppo), Giulio Sterbini, Giorgio Calza Bini, Ignazio Guidi, Enrico Lenti, Paolo Zella Milillo; 2) Ulisse De Wolff; 3) Ildebrando Tabarroni, Orlando Veronesi, Duilio Torres (capogruppo); 4) Arnaldo Degli Innocenti, Domenico Filippone, Plinio Marconi (capogruppo), Goffredo Riccardi, Carlo Vannoni, Mario Zocca; 5) Vincenzo Civico, Luigi Dodi (capogruppo), Dagoberto Ortensi, Cesare Perelli, Galliano Rabbi, Giovanni Sacchi, Carlo Tornelli; 6) Piergiuseppe Carbognin; 7) Graziani e Parolini (capogruppo); 8) Piero Bottoni, Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani (capogruppo), Mario Pucci; 9) Pietro Patrignani (capogruppo), Raffaele De Sanctis.

( 10) Si veda l'ampia bibliografia sulla presenza a Bologna dell'architetto milanese. Tra i principali testi: Alberto Legnani, a cura di S. Zironi, F. Branchetta, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1994; Piero Bottoni. Opera completa, a cura di G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon, Milano, Fabbri, 1990; P. Bottoni, G. L. Giordani, A. Legnani, M. Pucci, Concorso per il piano regolatore della città di Bologna anno 1938-XVII, Bologna, Calderini, 1938; G. Consonni, Piero Bottoni a Bologna e a Imola: casa, città, monumento: 1934-1969, Cremona, Ronca, 2003, catalogo dell'omonima mostra a cura di G. Consonni; G. Consonni, L. Meneghetti, L. Patetta, Piero Bottoni. Quarant'anni di battaglie per l'architettura, "Controspazio", 1973, 4.

( 11) I progetti originali presentati al concorso sono conservati presso l'archivio cartografico del Comune di Bologna, Settore urbanistica. Nella documentazione mancano i progetti del gruppo Dodi e Patrignani. Si tratta di materiali relativamente inediti, che si avrà occasione di mostrare. Si vedano: la mostra "100 e più anni in città fra piani urbanistici e opere pubbliche" a cura del Comune di Bologna, Settore lavori pubblici (Bologna, Palazzo d'Accursio, 18-29 novembre 2010); il volume F. Legnani, Bologna: piani 1889-1958, Milano, Fondazione La Triennale-Politecnico, 2001.

( 12) Si veda: P. G. Massaretti, Governare l'emergenza per rilanciare il municipalismo. Il podestà Angoli e il PRG del 1944-45, in G. Gresleri, P.G. Massaretti, Norma e arbitrio. Architetti e ingegneri a Bologna 1850-1950, Marsilio, Venezia, 2001, pp. 330-347.

( 13) Si veda l'Archivio Piero Bottoni presso il Dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano: www.archiviobottoni.polimi.it.

( 14) P. G. Massaretti, Governare l'emergenza per rilanciare il municipalismo, cit., p. 341.

( 15) Il progetto è riportato in S. Zironi, F. Brachetta, Luigi Vignali, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore, 1992, p. 15. Si veda anche G. Gresleri, P. G. Massaretti, Norma e arbitrio, cit., p. 352.



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