Rivista "IBC" XXI, 2013, 2

biblioteche e archivi / itinerari, mostre e rassegne, restauri, storie e personaggi

La palazzina aleottiana di Argenta, che un tempo fu Oratorio di Santa Croce, oggi ospita una ferramenta. Sopravvivendo al tempo e ai terremoti.
Croce e martello

Giuseppe Muscardini
[Biblioteca dei Musei civici d'arte antica, Ferrara]
Francesca Tebaldi
[stagista presso i Musei civici d'arte antica, Ferrara]

L'impressione è ancora forte. Crepe che s'inerpicano seguendo l'andamento del mattone, disegnando contorni sui muri; polveri e sedimenti di cemento che d'improvviso scendono dall'alto; tegole che ancora sporgono, pur entro l'area delle transenne. Il terremoto come sensazione e impatto psicologico resta, ed è motivo di disagio personale. Davanti alla mole di Porta Paula, all'ingresso di Ferrara, il disagio si acutizza. L'edificio si impone nel contesto urbano come teatro esibitorio della potenza del Papa da cui prende il nome: Paolo V, nato Camillo Borghese, eletto nel 1605. Adesso più che mai vien voglia di visitarli i molti edifici progettati da Giovan Battista Aleotti detto "l'Argenta",1 per capire se hanno retto allo "spaventevole furore" (parafrasando Torquato Tasso) con cui la natura un anno fa ha scosso la terra nelle nostre zone.2

La chiesa di San Carlo a Ferrara, quella di Santa Maria della Celletta ad Argenta, Porta Paula e altri monumenti architettonici si stagliano imponenti, come un tempo era imponente la Fortezza di Ferrara, denominata per antonomasia "La fortezza del Papa", parzialmente smantellata dai francesi nel 1805, poi ricostruita dagli austriaci nel 1814 e demolita dopo l'Unità d'Italia con un lungo intervento protrattosi fino al 1865.3 Edifici pubblici che parteciparono all'apoteosi pontificia in un periodo storico contrassegnato da rinnovamento e da stilemi in cui gli orpelli decorativi avevano una parte non accessoria.

L'edificio aleottiano a cui ci riferiamo in questo articolo, invece, era destinato a uso pubblico e cultuale, come si apprende da una gran messe di documenti archivistici esplorati ad Argenta.4 La palazzina, oggi in via Don Minzoni, ha retto bene all'urto del terremoto, senza perdere nulla del suo splendido assetto progettuale. I volumi dei moduli esterni, le modanature e i massicci rilievi ornamentali sono intatti, grazie a un sapiente intervento di restauro effettuato tra il 1999 e il 2000. Disponendosi di fronte al bell'edificio si percepiscono, in continuità con l'utilizzo che gli argentani ne hanno fatto nei secoli, i segni evidenti di un operoso modo di vivere che gli abitanti del luogo possono di fatto vantare. Una ferramenta ben consolidata e gestita da persone amabili, non ingenera alcuna idea di possibili sincretismi, né stride con gli elementi decorativi della facciata.


L'edificio, oggi, reca il numero civico 6 A/B sulla via Don Minzoni, e non è scampato unicamente alla furia dell'ultimo terremoto, ma anche a quella dei devastanti bombardamenti del 1945. La splendida facciata un tempo impreziosiva l'ex Oratorio di Santa Croce, eretto nel 1529, e l'intervento di Giovan Battista Aleotti, risalente al 1610, valse a preservarne i tratti salienti. Con il succedersi degli avvenimenti storici, nell'arco temporale che intercorre tra il governo napoleonico e la Seconda guerra mondiale, l'edificio ha avuto diverse destinazioni d'uso (da magazzino ad abitazione, da pastificio a ferramenta), mantenendo tuttavia immutato l'assetto ornamentale della facciata aleottiana, che nel contesto urbano di Argenta assume una connotazione a sé stante.

La "Societas Crucis", nata su impulso del papa per arginare il diffondersi dell'eresia, commissionò la costruzione dell'oratorio, poi ultimato nell'anno 1600. Si ipotizza che gli stessi "crocesegnati" detenessero all'interno della comunità civile una posizione autorevole, e questo spiegherebbe il sontuoso aspetto della facciata, eccessivo per un oratorio. Nel volgere di quindici anni (1796-1811) l'immobile passò dalla Compagnia di Santa Croce allo Stato napoleonico,5 quindi al demanio pubblico e infine all'argentano Angelo Manica, che lo acquistò per farne un magazzino agricolo.6 Nel 1902, alla morte dell'ultimo discendente della famiglia Manica, il complesso entrò a far parte, come lascito testamentario, dell'istituendo Ente di beneficenza "Manica". Negli anni Trenta ebbe un nuovo cambio d'uso, e da oratorio divenne un pastificio.7

La solidità dello stabile e lo scampato pericolo dei bombardamenti indussero il centese Roberto Sala, insediatosi ad Argenta dal 1959, ad acquistare l'oratorio nel 1963, apportando alla struttura le necessarie modifiche per ridistribuire gli spazi interni. Impiantandovi una ferramenta,8 qui avviò la sua attività commerciale, a cui seguì una ristrutturazione degli ultimi due piani per adibirli ad abitazione. Tuttora la famiglia Sala è proprietaria dell'immobile e all'interno vi conduce la medesima attività commerciale dell'iniziatore. Gli ultimi e definitivi interventi di restauro della facciata risalgono al 1999, in applicazione a quanto richiesto al Comune di Argenta dai tre eredi di Roberto Sala, scomparso nel 1983. Un intervento che riconvoca l'originale fasto architettonico dell'oratorio, ponendolo al centro della scena urbana come espressione del Manierismo seicentesco.


Un inquadramento architettonico si rende pertanto necessario per delineare il contesto storico-culturale nel quale il complesso si trova inserito.9 Realizzata in cotto e intonacata, la facciata è costituita da un doppio ordine di semicolonne, doriche nel piano inferiore e ioniche in quello superiore.

Tre grandi archi a tutto sesto incorniciano i portoni d'ingresso a doppio battente, in corrispondenza dei quali sono inserite, nella parte sovrastante, tre finestre: le due laterali con timpano triangolare, quella centrale con timpano curvilineo. Osservandole con attenzione, le finestre ricordano quelle della Rocca del Boiardo a Scandiano, progettata dallo stesso Giovan Battista Aleotti. È lecito supporre che l'elemento decorativo tragga ispirazione dalla Galleria degli Uffizi a Firenze, opera di Giorgio Vasari e datata 1560-1565, e si riscontra inoltre qualche analogia con la facciata michelangiolesca del Palazzo Senatorio sul Campidoglio.

Nella struttura delle trabeazioni si legge l'influenza dell'arte classica mutuata dal periodo rinascimentale. Sul primo ordine dorico poggia un architrave liscio, dove il fregio sovrastante è decorato con triglifi posti in asse all'ultima semicolonna, e da metope vuote alternate ad altre con motivi floreali di forma circolare. Il secondo ordine ionico presenta un architrave suddiviso in tre fasce, ciascuna leggermente sporgente verso l'esterno, e un fregio liscio aderente ai canoni estetici del classicismo.

L'opera potrà apparire poco slanciata per effetto di un mutamento di visuale: in origine il manto stradale era collocato più in basso, per cui il basamento delle colonne inferiori risultava uguale a quello delle colonne superiori, rendendo il complesso dell'oratorio più armonioso. Un ulteriore elemento da considerare è l'introduzione di otto nicchie intervallate da semicolonne: le specchiature di fondo e le riquadrature a bassorilievo erano probabilmente destinate a racchiudere le decorazioni pittoriche, oggi perdute.

In via Don Minzoni permane l'effetto di un autentico continuum storico-artistico: è curioso e affascinante poter rilevare come questa palazzina del Seicento, dall'aspetto severo e austero, ancora giganteggi sulla quinta urbana. Il fronte strada, un tempo occupato dalle frequenti processioni religiose allestite dalle confraternite locali, ora si connota come via di transito del centro storico, e l'antistante piazza, che nei secoli ospitava le solenni funzioni pubbliche e religiose, è un'area di parcheggio per i clienti del vicino supermercato.

Se vogliamo immergerci nelle più autentiche atmosfere del luogo, anche solo come acquirenti della ferramenta in cerca di una vite o di un barattolo di vernice, dobbiamo necessariamente varcare la soglia della palazzina aleottiana ed entrare negli spazi di quello che un tempo fu l'Oratorio di Santa Croce. Nella prospettiva di quel mutamento che alla fine del Seicento convinse architetti e urbanisti non a sospendere ma a limitare gli interventi finalizzati al potenziamento di roccaforti militari concepite per la difesa, la palazzina aleottiana oggi si erge solida e inalterata come esempio di architettura civile, ben contestualizzata nell'arredo urbano di Argenta.


Note

(1) Si vedano in proposito: G. B. Aleotti celebre architetto ed idrostatico argentano. Cenno biografico-storico per Demetrio Bandi socio di varie Accademie Nazionali ed estere, Argenta, Tipografia Bandi Demetrio, 1878, p. 5; D. Bandi, Giovan Battista Aleotti, celebre architetto ed idraulico argentano. Memorie biografico-storiche per Demetrio Bandi, manoscritto, Argenta, settembre 1880, p. 8, Archivio storico conservato presso la Biblioteca "F. L. Bertoldi" di Argenta; C. Cavicchi, Giovan Battista Aleotti e l'architettura disegnata nell'Album Borromeo, in Giovan Battista Borromeo architetto. I disegno dell'Album Borromeo, a cura di C. Cavicchi, catalogo della mostra tenutasi presso il Centro culturale polivalente Cappuccini di Argenta dall'11 settembre al 2 novembre 1997, Argenta, Comune di Argenta, 1997, dove peraltro la Palazzina che è oggetto del nostro interesse è raffigurata a p. 16 con l'indicazione didascalica di "Oratorio di Santa Croce ad Argenta".

(2) Si veda: T. Tasso, Il Malpiglio secondo o del fuggir la moltitudine, in Opere di Torquato Tasso colle controversie sulla Gerusalemme, poste in miglior ordine, ricorrette sull'edizione fiorentina, ed illustrate dal professore Gio. Rosini, Pisa, presso Niccolò Capurro, MDCCCXXII, volume VIII, p. 288, dove si legge testualmente: "Di questa materia sono stati scritti libri interi, e pieni di molta dottrina in questa città, nella quale il furore del terremoto fu più spaventevole che dannoso".

(3) Si veda: F. Scafuri, La statua di Paolo V nella Fortezza pontificia, ne Il monumento di Paolo V per la Fortezza di Ferrara, opuscolo realizzato in occasione della mostra allestita presso la Casa di Ludovico Ariosto dal 22 marzo al 4 maggio 2003, Ferrara, Comune di Ferrara, 2003, p. 12.

(4) Per le fonti archivistiche e documentarie sugli aspetti storici e conservativi della Palazzina Aleotti, si rimanda all'ampia ricerca condotta da S. Bonsi, M. Carpanelli, N. Masperi et aliinell'ambito del Laboratorio di restauro di monumenti, istituito dalla Facoltà di architettura dell'Università di Ferrara nell'anno accademico 2001-2002.

(5) Si veda: I diari dell'età giacobina. Le cronache di Argenta di Francesco Leopoldo Bertoldi, 1796-1799, a cura di R. Balzani, Bologna, Edizioni Analisi, 1993, p. 81; nella medesima edizione si trovano in appendice Le note al ragguaglio in versi: un diario "ritrovato", ristampa anastatica dell'opuscolo del Bertoldi I Benefizj divini, uscito a Lugo da Giovanni Meandri nel 1800, dove alla pagina 11 [paginazione moderna p. 125] si leggono versi riferiti all'evento in questione, unitamente alla nota 18 contenuta alla pagina 38 [paginazione moderna p. 152]

(6) Si veda: Memorie Biografiche di G. B. Aleotti celebre architetto argentano, Argenta, Tipi Demetrio Bandi, 1871, pp. 11-12, nota 10, Archivio storico conservato presso la Biblioteca "F. L. Bertoldi" di Argenta; si veda inoltre: G. B. Aleotti celebre architetto, cit., p. 23, nota 14; D. Bandi, Giovan Battista Aleotti, celebre architetto, manoscritto 1880, p. 71-72, nota 14, Archivio storico conservato presso la Biblioteca "F. L. Bertoldi" di Argenta; L. Magrini,Argenta nelle memorie storico-cronologiche, raccolte dal Dott. Luigi Magrini, a cura di Angela Ghinato Bruni, Casalecchio di Reno, Banca Popolare di Milano, 1988, p. 85.

(7) Si veda: L. Caravita, Argenta nella leggenda e nella storia. Storia di Argenta parte seconda, chiese, ospedali, ospizi dell'antica Argenta, dattiloscritto, Archivio storico conservato presso la Biblioteca "F. L. Bertoldi" di Argenta, p. 5.

(8Note sul patrimonio artistico di Argenta, a cura della Pro Loco di Argenta, Giugno 1968, p. 7.

(9) Per una trattazione artistico architettonica della Palazzina Aleotti si rimanda a: R. Moretti, L. Moretti, Monumenti e opere d'arte in Argenta, note storico turistiche, Argenta, Pro Loco, 1978, p. 30; D. Giglioli, Argenta e i suoi dintorni Ferrara, Belriguardo, vol. I, 1984, p. 119; G. Bersani, C'era una volta Argenta, Ferrara, Edisai, 2009, pp. 77-80.

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