Rivista "IBC" XIV, 2006, 4

Dossier: Una rete di cataloghi - La catalogazione informatizzata nei musei

musei e beni culturali, dossier /

Dalla terra alla scheda

Fiamma Lenzi
[IBC]

Nell'organizzazione museale emiliano-romagnola l'insieme delle strutture e dei servizi che valorizzano i beni archeologici e le testimonianze dell'intenso rapporto intrecciatosi nei secoli fra l'uomo e l'ambiente rappresentano una delle componenti più significative sia dal punto di vista quantitativo, sia sotto il profilo della qualità museografica e dell'offerta educativa. Degli organismi museali aventi nel patrimonio dell'antichità il principale elemento distintivo fanno parte prestigiose, ultrasecolari, istituzioni municipali e nuove fondazioni che sempre più spesso prendono le mosse da una rilettura critica dell'evoluzione della matrice ambientale per proporsi come mediatori e interpreti di una visione dinamica delle vicende del territorio.

Del resto, i beni archeologici vivono forse più di altri l'autentica contraddizione insita nel fatto che tanto più le trasformazioni economiche, la deruralizzazione, le grandi infrastrutture innescano potenti fenomeni di perdita dell'identità territoriale, quanto più con il loro forte impatto sul paesaggio e sull'ambiente tali macroprocessi fanno riemergere quasi quotidianamente nuove evidenze materiali del nostro passato, ne favoriscono l'esponenziale crescita, generando nuovi bisogni di tutela, conoscenza, valorizzazione. E agendo anche, al contempo, da fortissimo stimolo per le comunità locali a ricucire i frammenti identitari superstiti, a ricercare le proprie radici, a individuare in esse una formidabile leva di rivalutazione e potenziamento socioeconomico.

L'Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna (IBC) ha riservato da sempre viva attenzione alle testimonianze dell'antichità, promuovendo, attraverso una propria struttura organizzativa, molteplici iniziative di carattere conoscitivo. Questa scelta si è mantenuta e accresciuta in occasione dell'affidamento delle competenze sui musei e sui relativi piani poliennali di sviluppo. Ancora oggi - quando il quadro normativo è giunto alla sua ultima definizione con una legge regionale unitaria e con l'inclusione della valorizzazione fra le materie di competenza "concorrente" assegnate alle Regioni - il sistema dei musei, delle raccolte e dei siti archeologici è oggetto di un'intensa programmazione e la catalogazione continua a costituire un consolidato mezzo operativo a supporto del processo di conoscenza e come elemento fondante di ogni azione progettuale. Uno sguardo retrospettivo al cammino percorso in oltre trenta anni di lavoro consente di coglierne la naturale evoluzione determinata dal mutare delle esigenze espresse dagli enti locali, nostri principali interlocutori, dall'affinarsi di metodiche e strategie, dall'introduzione delle tecnologie informatiche che hanno visto il rapido avvento del documento catalografico digitale e il suo subitaneo sostituirsi alla tradizionale scheda cartacea.

La prima fase delle attività di catalogazione, soprattutto agli esordi degli anni Ottanta, si è concentrata su ampie indagini trasversali, di marcato orientamento tematico, con il fine di incrementare e affinare il sapere relativo ai beni archeologici. Coprendo l'intero territorio regionale, oppure in forma di saggi di approfondimento su aree omogenee, o intorno a momenti storicamente nodali dell'organizzazione della cultura, si voleva che tali indagini assumessero un carattere di "esemplarità" e contribuissero in modo fattivo a migliorare l'assetto delle istituzioni conservative locali. Magistrali in tal senso, anche per l'impulso e l'impegno in prima persona di alcuni dei fondatori e primi amministratori dell'IBC, sono rimaste iniziative quali la ricognizione del patrimonio epigrafico regionale curata da Giancarlo Susini.

Il dialogo, assiduo e talora molto serrato, intrattenuto con i musei del settore, e la sensibile attenzione alle vocazioni e alle richieste espresse dagli enti locali - nei riguardi dei quali l'IBC non si è mai sottratto a quel ruolo di "servizio" previsto del resto in statu nascendi - hanno certamente sollecitato e indirizzato con maggiore incisività gli intenti programmatici degli anni a seguire. La catalogazione del patrimonio archeologico si è così venuta diversificando e localizzando in modo puntuale, ora per meglio aderire a realtà oggettivamente eterogenee, ora per offrire una risposta più efficace alle necessità che i musei manifestavano.

In taluni casi si è perseguito l'obiettivo di ricostruire le modalità formative dei nuclei di collezione e di comprenderne le vicende storiche e documentarie. Talora si è invece imboccata la strada dell'appoggio a non procrastinabili operazioni di inventariazione e precatalogazione, ovvero di documentazione grafica e fotografica in favore di materiali che ne fossero ancora sprovvisti o di raggruppamenti omogenei di reperti a rischio di dispersione. In altre circostanze sono state effettuate campagne catalografiche di dettaglio su complessi archeologici particolarmente importanti, in vista di un'edizione scientifica o di una rassegna espositiva. Pur nella consapevolezza dell'onnipresente rischio di omissioni o di citazioni aridamente elencative, può essere utile menzionare almeno alcuni fra i più prestigiosi interventi che hanno visto coinvolto l'IBC, e di cui assai spesso è rimasta concreta traccia nella letteratura scientifica di riferimento.

La continuativa collaborazione prestata al Museo civico archeologico di Bologna ha portato alla schedatura di fondamentali nuclei archeologici, come quelli della necropoli etrusca "Arnoaldi", del ripostiglio di bronzi di San Francesco, della sezione preistorica. Grazie anche al sostegno tecnico e finanziario dell'IBC, anche il Monetiere bolognese è stato fatto oggetto di una fra le più rimarchevoli iniziative a livello nazionale di informatizzazione di una grande raccolta numismatica. Vorremmo poi ricordare il riordino di manufatti metallici delle necropoli villanoviane di Verucchio (Rimini) subordinato a urgenti interventi conservativi, oppure la catalogazione dei depositi pleistocenici del Pedeappennino bolognese in partnershipcon il Dipartimento di scienze della Terra e geologico-ambientali dell'Università di Bologna, il Dipartimento delle risorse umane e ambientali dell'Università di Ferrara e il Museo "Donini" di San Lazzaro di Savena (Bologna); e poi, ancora, la catalogazione dei corredi funerari del sepolcreto celtico di Monte Tamburino in collaborazione con il Museo di Monterenzio (Bologna) e il Dipartimento di archeologia dell'Università di Bologna.

Il passaggio dalla catalogazione cartacea a quella digitale e la progressiva sperimentazione di un sistema informativo-informatico unitario - finalizzato a costruire un servizio di catalogo regionale on line, che ha iniziato a prendere decisivo corpo soprattutto in concomitanza con l'emanazione della Legge regionale 18-2000 - hanno naturalmente investito in modo diretto anche il patrimonio archeologico. Nella pianificazione museale dell'ultimo quinquennio sempre più frequentemente sono stati programmati interventi catalografici integrali a durata pluriennale relativi al patrimonio musealizzato o di prossima musealizzazione. Di essi si dà conto in un'altra parte di questo dossier.

Una breve digressione merita, a questo punto, il tema dei tracciati e degli standard catalografici. Da parte dell'IBC la collaborazione con gli istituti centrali del Ministero per i beni e le attività culturali è stata da sempre ricercata come opportunità di necessario confronto sul piano tecnico-scientifico. Da tale intendimento discende la scelta, compiuta già molti anni or sono, di realizzare la catalogazione dei beni archeologici aderendo quanto più possibile ai modelli nazionali (RA e collegati), nell'intento di garantirsi massime uniformità di linguaggio e di espressione descrittiva. Quando poi, in seguito alle recenti innovazioni normative, le Regioni sono entrate in un più stringente rapporto dialettico con le strutture statali e, anche per loro impulso, l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD) ha ritenuto necessario affrontare la revisione dei propri strumenti catalografici, l'IBC, con le Regioni Lombardia e Veneto, si è fatto promotore e ha contribuito fattivamente all'impostazione della scheda "NU", dedicata alla raccolta di informazioni e dati sui beni numismatici. La partecipazione ai lavori preparatori per l'approntamento di altri tracciati relativi ai beni e ai siti archeologici si inserisce nello stesso percorso. Il recente ingresso nel gruppo tecnico voluto dalla Regione Veneto per la predisposizione di una scheda destinata al "trattamento" dei pavimenti musivi segna infine un'ulteriore tappa verso l'auspicata reciprocità dei diversi sistemi informativi, locali e nazionali, esistenti sui beni culturali.

L'esperienza acquisita "sul campo", integrata e sorretta da un solido impalcato conoscitivo derivante dalla sistematica estensione delle attività di catalogazione, sempre più spesso tende a confluire in iniziative di nuova progettazione museografica o di riorganizzazione, consolidamento e rivitalizzazione di organismi museali già esistenti. Ecco che così la catalogazione dei beni archeologici diviene un presupposto imprescindibile del processo di riflessione e di rielaborazione degli elementi museografici significativi in rapporto a ciò che si intende comunicare al pubblico, a quale debba essere la fisionomia peculiare del nascente o rinnovato museo, a come si possa conferirgli una precisa caratterizzazione rispetto al contesto di riferimento o al sistema tematico o territoriale del quale entrerà a far parte.

In questa chiave di lettura, fra le ultime campagne intraprese vanno annoverati alcuni casi di particolare valore dimostrativo. La catalogazione dei materiali lapidei della chiesa abbaziale romanica di Sant'Ellero a Galeata (Forlì-Cesena) si è innestata, per esempio, nel progetto voluto dal Comune di Galeata per il riallestimento del Museo "Mambrini" nella restaurata sede del Monastero di Pianetto, in stretta contiguità con la città romana di Mevaniola. Il coordinamento scientifico, assicurato specialmente sul versante della catalogazione e del restauro del patrimonio paletnologico e paleontologico, ha dato un apporto non secondario allo sviluppo del progetto di espansione dei servizi e di ampliamento dei percorsi museali, intrapreso dal Museo "Donini", che è sfociato nella creazione di una realtà museografica, per molti versi unica, dedicata all'inusuale tema della preistoria e alla divulgazione di fenomeni ed eventi del nostro più remoto passato.

Prendendo spunto dal trasferimento della Biblioteca comunale e del Museo "Carlo Venturini" in una nuova sede unica, a Massa Lombarda (Ravenna) si sta dando vita a un originale connubio che proporrà l'integrazione tra funzioni bibliotecarie e museali, consentendo, tra l'altro, di restituire unità di tempo e di luogo a un esemplare spaccato delle vicende, dei criteri, delle motivazioni culturali che hanno dato linfa vitale al collezionismo tardo-ottocentesco. Ampiamente supportato da attività di catalogazione è anche il sorgere di una nuova realtà museale nella rocca trecentesca di Bagnara di Romagna (Ravenna), ove la recente inaugurazione di una sezione sull'archeologia del territorio ha segnato il primo passo verso la musealizzazione globale del Castello e il posizionamento di questo centro come luogo di analisi e di studio sul fenomeno dell'incastellamento in Romagna. Sulla stessa linea di pensiero si procederà presto al rilevamento catalografico di materiali archeologici riesumati negli scavi dell'antica città romana di Claterna, presso l'odierno Comune di Ozzano dell'Emilia (Bologna), come propedeutica premessa all'istituzione di un museo di sito concentrato sugli aspetti urbanistici e architettonici e sulla cultura materiale dello scomparso municipium sorto sulla via Emilia.

Ulteriori iniziative previste negli anni a venire proseguiranno lungo la medesima direttrice, mantenendosi nel solco del convincimento secondo cui quella della catalogazione "non è opera di semplice raccolta di dati analitici, ma anche di giudizio storico": convincimento che, dalle pagine del progetto di legge ove si è sancita, ormai trent'anni or sono, la nascita dell'Istituto, ancora coerentemente si riverbera nel suo quotidiano operare.

 

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