Rivista "IBC" XIV, 2006, 3

Dossier: Facile a dirsi - Come divulgare la cultura

musei e beni culturali, territorio e beni architettonici-ambientali, biblioteche e archivi, dossier /

Notti bianche e cattivi pensieri

Orlando Piraccini
[IBC]

Se questa è l'estate, vien proprio da pensare che il bene culturale non fa davvero più tendenza. O anche gli sconcertanti "cartelloni" degli eventi estivi nella nostra regione sono imputabili alla finanziaria, sconsiderata madre di tutti i nostri problemi? Immaginiamo di trovarci, un tal giorno all'inizio della scorsa primavera, nel saloncino di giunta al secondo piano del municipio d'un certo piccolo paese della collina romagnola, a ridosso del mare. Il sindaco che chiede al suo assessore cos'ha in mente per l'estate, come intende animare il vecchio borgo, a quali richiami ha pensato per il turista. E il titolare della cultura che allarga le braccia e dice che lui, "con quei due euri a disposizione", può fare poco: "C'è da mettere a norma il museo con quella storia lì degli standard, ci vogliono i nuovi scaffali della biblioteca, e poi, lo sai bene, ci sono i parrocchiani che insistono per il restauro di quel benedetto affresco del Quattrocento che cade a pezzi e speriamo proprio che se ne interessi la Fondazione della cassa... Ho fatto i conti: per agosto con il calendario dei concerti e dei comici ce la facciamo, ma dobbiamo trovare i soldi per le locandine. Per il palco ci aiutano i soliti due sponsor, ma poi dobbiamo affittare gli impianti, i fari...". Lì nell'ufficio c'è anche il segretario comunale. Pronto a dire la sua, bilancio alla mano.

Ha una faccia un po' così il sindaco. "Ma sì, parlo io con il presidente" e fa un cenno col capo, come a dire che sì anche quest'anno ce la faremo: "Piuttosto, la galleria d'arte cosa fa, sta chiusa? Non si può, l'anno scorso abbiamo fatto un bel colpo con quelle sculture...". L'assessore riallarga le braccia. Come gli capita a scuola quando un alunno interrogato la spara grossa: "Ma come faccio, non ci sono i soldi neppure per il personale di custodia e non possiamo chiedere sempre agli anziani di fare assistenza alle mostre. L'unica è dare la galleria a chi la chiede. Ai pittori che pagano tutto loro. Così noi non abbiamo problemi, neanche per il rinfresco... Facciamo così, per un anno, poi vedremo. D'altra parte non abbiamo alternative. Se qualcuno viene al paese c'è sempre il museo, quello proviamo a tenerlo aperto due ore il mattino e due il pomeriggio e anche la sera, magari fino a mezzanotte quando in piazza ci sono gli spettacoli... Facciamo così. Sei d'accordo, sindaco?".

Colpa dell'iniqua finanziaria se per tutt'estate nelle città, nelle località termali e negli ameni borghi collinari e pedemontani, lungo la riviera delle vacanze è rimasto a mezz'asta il vessillo dei beni culturali, e dell'arte in particolare? O è piuttosto che nella regione modello per tutti in fatto di tutela attiva e conservazione, di manutenzione e valorizzazione del proprio patrimonio storico, artistico e naturalistico - con i suoi innovativi riordinamenti museali, bibliotecari e archivistici, gli avanguardistici piani del paesaggio e i filologici ripristini urbanistici - sta ricrescendo e affermandosi una politica dell'evento? Nessuna risorgenza può esservi, questo è certo, dell'epidemia di nicolinite scoppiata anni fa nella basilica romana di Massenzio e poi propagatasi fino alle nostre città e ai nostri paesi. Ma vedi un po' come sono oggi solerti e industriosi, come s'agitano e come smaniano i grandi cerimonieri del Tutto Quanto Fa Spettacolo.

Dagli Appennini alle onde quest'estate è dunque trascorsa così: con le sue notti magiche. Notti bianche, notti rosa, notti purpuree. Notti sotto le stelle, notti al chiaro di luna. Offerte come all'ipermercato nei festivalieri cartelloni marittimi. Di tutto di più. Anche Cultura con Aperitivo o Cocomero dopocena. Venghino signori! Che questa sera sulla terrazza del bagnomaria c'è l'incontro con l'Autore. Parla del suo ultimo libro, quello ispirato alla vita dei pescatori nell'Oceano Pacifico. E non perdete dopodomani il talk show al palazzo del turismo con domande e risposte su cosa leggono le signore sotto l'ombrellone.

Intanto, nella piazzetta del piccolo paese della collina romagnola hanno montato il palchetto davanti alla facciata della chiesa parrocchiale. Hanno chiuso al traffico la strada che attraversa il borgo e messo in fila una cinquantina di sedie tipo festa dell'unità. Sull'asfalto corrono alla rinfusa dei fili colorati verso la più vicina centralina elettrica. "Finora è andata bene", dice l'assessore alla giornalista della cronaca locale. "La gente di qui c'è sempre stata, qualcuno è arrivato anche da fuori. Speriamo che il tempo tenga per questa sera: viene su la corale dalle Marche".

Ma il bene culturale? Dov'è che quest'estate un qualche storico edificio o "monumento" è stato finalmente riaperto al pubblico? Dov'è che si è brindato a un restauro finalmente ultimato? Dov'è che si è inaugurata una mostra, non importa quale e se rivolta all'antico o all'arte del nostro tempo? Possibile che sia finito quasi ovunque nel dimenticatoio chi è stato protagonista di tante scene estive, così capace di incantarci con le sue infinite e sempre mirabili esibizioni? Possibile che quasi nessuno abbia creduto più in questo bene e nella sua arte di esercitare comunque attrattiva e richiamo, e di generare fascini e sensazioni positive per il pubblico delle vacanze? Come quando, fino a qualche agosto fa, le vie e le piazze di certi borghi e contrade medievali venivano suggestivamente contaminate dalle installazioni di giovani artisti del nostro tempo; o quando celebrati scultori del bronzo e della terra prendevano d'assalto castelli, rocche, fortilizi malatestiani e bentivoleschi con le loro grandi e possenti composizioni; o quando alle complesse e multiformi espressioni della creatività di fine millennio si erano spalancate perfino le soglie delle austere stanze di musei d'antichità e di biblioteche di tradizione.

Dicono che costa troppo e non conviene più pompare petrolio dai mille e mille pozzi dell'italico patrimonio culturale, anche se da tutto il mondo si contano richieste sempre più numerose e consistenti. E dicono che dovranno esser chiusi quei "giacimenti culturali" che solo una ventina d'anni fa, forse meno, i grandi fautori d'una nuova economia della cultura garantivano a tutti noi come il più sicuro serbatoio di energia propulsiva da destinare a una politica di rilancio dell'industria turistica nazionale, e locale, fondata finalmente su un turismo non solo d'occupazione, ma anzi d'esplorazione e di relazione con il territorio. Gli stessi che solo l'altro ieri andavano parlando di promozione e di valorizzazione del Bel Paese come dell'investimento più conveniente per favorire negli anni a venire l'occupazione giovanile. È lecito dubitare che anche nella nostra realtà territoriale la tutela, la conservazione, la gestione, la valorizzazione e la fruizione del Patrimonio Culturale siano ancora effettivamente viste e considerate nella logica politica e amministrativa del pubblico servizio e della pubblica utilità. Chiamala, se vuoi, tendenza.

E però non in ogni luogo della nostra regione quest'estate si sono celebrati i riti sacrificali del Valore sull'altare della finanziaria. Qualche fioritura di bene culturale c'è stata tra mare e monti, e perfino in certi centri urbani. Se qualcuno è stato in esplorazione nelle terre di Romagna sarà certamente rimasto colpito da ciò che è accaduto in una delle sue città capoluogo. Cosa ha fatto Forlì in piena estate? Ancora non spente le luci della ribalta palmezzanesca sulla nuova scena museale dell'ex Convento di San Domenico, ecco servita una nuova "rivelazione". Forlì ha deciso di mettere in mostra la parte più nascosta del proprio patrimonio artistico novecentesco. Ha riconsegnato alla collettività, e fatto vedere ai "forestieri", quadri, sculture, disegni, incisioni risalenti alla "sezione moderna" della civica pinacoteca, tra gli anni Venti, Trenta, Quaranta, e disegnato un primo percorso espositivo per il museo che (presto) verrà. Per la cronaca, il 26 luglio l'assessore alla cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, visita la mostra e lascia scritta una memoria: "Ora più informato, nella notte dei maestri di Forlì".

E che dire della sorpresa riservata da Riccione (Rimini) ai propri ospiti con l'apertura al pubblico di Villa Franceschi, il grazioso villino in stile liberty, interamente restaurato e poi strutturato come sede della Galleria comunale d'arte moderna e contemporanea. Qui ora fanno bella mostra opere d'arte che si legano alla vicenda turistico-culturale della città dal dopoguerra a oggi, accanto alle pitture e sculture dei maestri italiani della "Raccolta Arcangeli" (Moreni, Mandelli, Morlotti, Guidi, Saetti, Ruggeri, Vacchi, tanto per fare qualche illustre nome) in deposito al museo dalla collezione della Regione Emilia-Romagna. Quasi dieci anni di lavori ci sono voluti per un'impresa mica da quattro soldi. Ci dicono che qualcuno abbia sbuffato. "Uffa! Ancora un museo, che già di musei e pinacoteche in Emilia e nella Romagna ce ne sono fin troppi". Noi, che per ogni nuovo museo accendiamo una candelina al sarsinate Vicinio, veneratissimo santo taumaturgo degli ossessi e degli indemoniati, rendiamo onore alla "perla dell'Adriatico".

E onore anche al Comune di Comacchio (Ferrara), che a dieci anni dalla scomparsa di Remo Brindisi ha riaperto al pubblico balneare la Casa Museo di Lido di Spina. Lo ha fatto con una mostra dei "Brindisi di Remo Brindisi": i quadri, i disegni, le sculture, le ceramiche, i vetri colorati lasciati dal maestro in eredità alla collettività comacchiese, assieme alla sua stupefacente collezione di quasi mille opere dei protagonisti dell'arte internazionale del Novecento. Estate di grazia, dunque, questo 2006, per l'"alternativa" struttura progettata da Nando Vigo agli inizi degli anni Settanta. Come Brindisi l'aveva voluta così la casa museo sarà: aperta a tutti, con il suo libero intreccio di vita quotidiana e di forme e di espressioni dell'arte moderna.

Da ricordare, quest'estate, anche l'alta valle del Savio. Alle terme di Bagno di Romagna (Forlì-Cesena) hanno aperto una nuova fonte. Si chiama "Bagno d'Arte" e i suoi benefici sono stati assicurati ai visitatori dell'antico Palazzo del Capitano, dove ha sede pure la Biblioteca comunale (che possiede tra l'altro un buon numero di edizioni cinquecentine). "Qui si fanno mostre d'arte con piccole economie ma con una saggia programmazione", ci ha detto con orgoglio l'assessore alla cultura. Durante l'estate ha avuto successo un'esposizione di sculture e disegni di Ilario Fioravanti, decano dell'arte romagnola, molto apprezzato a livello nazionale. Come architetto, Fioravanti aveva operato alle terme all'inizio della sua carriera, ed è stato bello questo omaggio reso al maestro dalla comunità di Bagno. Nel palazzo hanno poi deciso di esporre un "sito": l'ameno colle di Corzano con il suo santuario e con i ruderi del castello. Vecchie cartoline, fotografie di ieri e di oggi, vedute dipinte, il celebre ciclo delle rocche e dei castelli di Romagna del Museo Etnografico di Forlì dipinto da Giordano Severi nei primi anni Trenta e infine il progetto confezionato dalla Facoltà di architettura dell'Università di Firenze. Un "paesaggio da salvare" si leggeva nel titolo della mostra. Questo il messaggio più importante che "Bagno d'Arte" ha trasmesso dal suo palazzo stemmato.

Chi ci tiene a conservare il titolo di piccola città d'arte è Cesenatico (Forlì-Cesena). Dove otto anni fa Dario Fo aveva inventato le "Tende al Mare", che ancor oggi caratterizzano l'ultima rimasta delle tante rassegne d'arte a cielo aperto di gran moda sul finire del secolo scorso. Qui, nella spiaggia libera tra il grattacielo e il Grand Hotel, l'arte si mostra ai visitatori, e viene fruita dai bagnanti, con il supporto di tipici arredi dei vecchi stabilimenti balneari oramai del tutto in disuso. Qui, ogni estate, l'invenzione di Fo si rinnova grazie alla creatività dei giovani allievi delle accademie italiane di belle arti: a luglio i giovani artisti di Firenze hanno presentato la loro esperienza dell'Amarcord felliniano. Ottimi lavori. Bella scenografia. Un successo per il paese di Garibaldi e di Leonardo. Anche perché si segnalano imitazioni in altre spiagge dei dintorni romagnoli.

In "cartellone" c'è stata anche la Rimini artistica con i documenti sulle più recenti scoperte archeologiche in area romagnola, le visite guidate alla scoperta della città romana e di quella malatestiana, e con le foto d'autore sul pubblico dei musei. Ma non c'era da dubitarne. Bella e inattesa, invece, è stata l'offerta di Dozza (Bologna), una volta tanto non per via dei suoi stravisti murali, ma con l'omaggio a Lorenzo Vespignani, un protagonista del Novecento italiano e artista tra i più amati nella Romagna del secondo dopoguerra. Tutto qui (o poco altro da segnalare). Ma può fiorire il bene culturale, più numeroso e in ogni luogo, se così bianca o rosa o purpurea è la notte dell'estate? Come si vede, nella cultura e nell'estate c'è posto per tutti, anche per chi continua a credere che i beni culturali sono un messaggio di civiltà, cose e luoghi della memoria che danno luce e significato al nostro difficile presente. Anche in Romagna non contano soltanto gli effetti speciali e le notti magiche dell'opulenza turistica.

 

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