Rivista "IBC" XIII, 2005, 3

pubblicazioni

M. L. Pagliani, L'orma del bello. I calchi di statue antiche dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, Argelato (Bologna), Minerva Edizioni, 2003.
L'orma del bello

Angela Donati
[docente di Epigrafia romana all'Università di Bologna]

L'orma del bello, un titolo suggestivo quello scelto da Maria Luigia Pagliani per indicare i calchi di opere d'arte, in particolare quelle dell'antichità conservate nell'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ma perché orma? Nella cultura d'oggi la parola assume a volte una connotazione negativa, di traccia evanida, ma indica anche una via, una direzione da seguire, l'invito a rivolgere lo sguardo verso qualcosa che è lontano da noi, nel tempo e/o nello spazio: questo è quanto ci insegnano le raccolte di calchi di monumenti dell'antichità che si sono formate nei secoli passati. Oggi quando si parla di copie, di calchi, in gesso o in altri materiali, siamo portati a valutarli come fenomeni collaterali a quello artistico, fino a identificarli, in qualche caso, con i falsi.

Nell'antichità la copia non aveva connotazioni negative e i Romani, che ne furono i più attivi realizzatori, non ne furono certo gli inventori; a Roma si realizzavano le copie di originali greci in marmo, o anche in bronzo, o in materiali meno nobili, con motivazioni ancora diverse, ma soprattutto per esporle come status symbol nelle dimore dei nuovi ricchi: "Gente ignorante, sebbene in casa loro potresti trovare dovunque calchi in gesso di Crisippo: infatti segno di distinzione per costoro è acquistare una copia del ritratto di Aristotele", così afferma Giovenale (Satire, II, 9).

Nel momento della riscoperta dell'antico, nell'Umanesimo e più ancora nel Rinascimento, i calchi hanno assunto anche una valenza didattica in quanto ritenuti la sola alternativa possibile all'uso, costoso e pericoloso, ma sempre più diffuso, di inviare gli allievi di bottega direttamente nei luoghi che ospitavano le principali raccolte di arte antica per istruirsi e studiare dal vivo le opere d'arte. È proprio nel Cinquecento che cominciano a circolare elenchi di sculture antiche nei programmi didattici dei Maestri delle arti; in quest'ottica l'Armenini elenca nel 1586 una serie di statue fra le più belle di Roma sui cui gessi gli studenti devono esercitarsi nel disegno; compaiono nell'elenco le statue più note della Grecia e di Roma, e molte di queste (Ercole Farnese, Laocoonte, Apollo del Belvedere, Torso del Belvedere, Venere Medici) si ritrovano anche nel più antico degli inventari storici della raccolta bolognese, quello del 1727. I calchi che compongono il nucleo conservato dall'Accademia Clementina furono quasi tutti donati da esponenti di illustri e benemerite famiglie bolognesi, il Cardinale Gozzadini, il Generale Marsili e, non ultimo, Benedetto XIV.

Cresce sempre più la consapevolezza del preminente valore didattico che una raccolta di calchi può svolgere e si afferma una visione più pragmatica che assegna al calco un valore educativo e soprattutto vede in esso un utile mezzo di documentazione e di lavoro, in linea con le correnti culturali del tempo ed emersa nel corso delle grandi spedizioni archeologiche del Settecento, in Grecia, ma soprattutto a Pompei, dove il calco in gesso conobbe un impiego massiccio per il recupero delle impronte dei corpi umani e degli oggetti travolti dalla lava.

È parte preziosa del volume non solo la ricostruzione passo passo della evoluzione della gipsoteca felsinea e della vita dei suoi protagonisti, ma anche la pubblicazione di documenti, lettere e soprattutto degli inventari storici: attraverso la tavola sinottica degli inventari, dal 1727 al 1912, si evidenziano chiaramente le variazioni nell'interesse prestato ai calchi, come l'apparire sempre più massiccio delle sculture di età romana (non quella che è copia antica di originali greci) e, almeno a Bologna, del significativo gruppo delle statue cipriote recuperate dal Palma di Cesnola, entrato come dono del Metropolitan Museum di New York.

Nuovo impulso si ebbe con la creazione delle gipsoteche universitarie sorte come ausilio didattico, per lo studio dell'archeologia: a Bologna non si possono dimenticare i nomi di Edoardo Brizio e di Gherardo Ghirardini, che dedicò grande attenzione anche alla gipsoteca dell'Università di Pisa. Con questo volume Maria Luigia Pagliani ha reso un servizio veramente prezioso che corona degnamente lo sforzo delle Istituzioni culturali bolognesi che hanno provveduto al recupero e al restauro dei calchi.

 

M. L. Pagliani, L'orma del bello. I calchi di statue antiche dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, Argelato (Bologna), Minerva Edizioni, 2003, 176 p., _ 25,00.

 

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