Rivista "IBC" XII, 2004, 2

musei e beni culturali, biblioteche e archivi / mostre e rassegne, storie e personaggi

Nel 1754 nasceva ad Alfonsine il poeta Vincenzo Monti. Tra le numerose iniziative dell'anniversario, una mostra storico-documentaria è stata organizzata nelle sale della sua Casa natale.
I talenti del giovane Monti

Maria Elisabetta Ancarani
[collaboratrice della Biblioteca comunale "Pino Orioli" di Alfonsine (Ravenna)]
Adis Pasi
[membro del Comitato montiano di Alfonsine (Ravenna)]
Maria Laura Troncossi
[responsabile della Biblioteca comunale "Pino Orioli" di Alfonsine (Ravenna)]

19 febbraio 1754

Vincenzo nato questa mane dal Sig. Fedele Maria Monti e dalla Sig.ra Domenica Maria Mazzarri coniugi, fu battezzato da me Paolo Guerrini Rettore. Fu Padrino Giacomo Antonio Guerrini.Tutti di questa Parrocchia. Così è.

Liber Baptizatorum Ecclesiae Parochialis Sanctae Mariae Alphonsinarum incipiens ab anno 1748 usque ad 1762. Liber 8.


Io mi confondo in mezzo a tanti scompigli e sospiro la solitudine di Fusignano, anzi quella dell'Ortazzo in cui sono nato.

Lettera di Vincenzo Monti all'Ab. Cesare Monti, Roma 1 giugno 1796


Le iniziative promosse dall'Emilia-Romagna per il Duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Vincenzo Monti rientrano in un piano nazionale di celebrazioni, intese a richiamare l'attenzione sulla grande rilevanza del poeta e dell'uomo di cultura. In occasione della ricorrenza si è costituito un Comitato nazionale per le celebrazioni montiane dell'anno 2004, presieduto dal professore Gennaro Barbarisi ordinario di Letteratura italiana dell'Università di Milano, che in collaborazione con il Comitato montiano di Alfonsine (Ravenna), ha approvato un programma di manifestazioni culturali comprendente convegni di studio (Alfonsine, Ferrara, Ravenna, Forlì, Milano, Pavia, Roma) e mostre atte ad illustrare le diverse fasi dell'attività del poeta in relazione ai periodi politici e culturali nei quali operò. Le celebrazioni si sono aperte ufficialmente nel febbraio scorso, sotto l'alto patronato del Presidente delle Repubblica, ad Alfonsine, che ha dedicato a Vincenzo Monti la mostra storico-documentaria "Le Alfonsine nel Settecento" e il convegno "Sessant'anni di studi montiani".

La mostra è stata allestita dal 14 febbraio al 14 marzo 2004 nelle sale del piano superiore della Casa natale del poeta, sita in località Passetto in un podere denominato anticamente "l'Ortazzo", restaurata nel 1998 con il contributo dell'Amministrazione comunale e della Regione Emilia-Romagna e attualmente aderente al Sistema museale della Provincia di Ravenna. Attraverso una selezione di documenti d'archivio, lettere, stampe e carte geografiche, l'esposizione ha cercato di illustrare alcuni aspetti originali di Alfonsine fra Settecento e Ottocento, inseriti nel contesto storico e culturale della Romagna, mettendo in relazione la famiglia Monti e il poeta con le convulse trasformazioni del loro tempo, tra ancien régime, rivoluzione, napoleonismo, restaurazione. L'esposizione, articolata in tre sezioni, si è snodata attraverso le tre sale che costituiscono il percorso museale permanente della Casa natale di Vincenzo Monti ( www.racine.ra.it/casamonti/).

La prima sezione si apriva con la bella riproduzione a penna e acquerello di Domenico Antonio Bastiani della pianta del territorio di Ravenna dell'anno 1735 di Giannantonio Zane e Carlo Gaetano Guizzetti, che evidenzia le terre dell'Alfonsine divise in Territorio Leonino, feudo dei Calcagnini marchesi di Fusignano, così come era stato delimitato da Monsignor Cesi nel 1558, e le Alfonsine-ravegnane o Villa dell'Alfonsine, soggette alla giurisdizione di Ravenna. Nella pianta Bastiani si può cogliere il predominio delle proprietà ravennati che assediavano il Leonino (Canonici di Porto, Spreti, Rasponi) e che erano predominanti anche alla sinistra del Po di Primaro Reno. Nella parte delle Alfonsine-ravegnane, su cui debordava anche una piccola parte dell'Ortazzo, si estendevano, sia a destra che a sinistra del Po, anche i terreni appartenenti ai Calcagnini, a proposito dei quali si aprì il lunghissimo contenzioso fra i marchesi di Fusignano e la Comunità di Ravenna circa le pretese giurisdizionali e le imposte.

La pressione del privilegio feudale dei Calcagnini si estendeva infatti agli abitanti delle Alfonsine con estrema capillarità grazie a una serie di "bandi" che permettevano di controllare le attività economiche e la gestione amministrativa locale e, nello stesso tempo, di contrastare le prerogative degli altri grandi proprietari privilegiati del territorio alfonsinese, in particolar modo dei monaci dell'abbazia di Porto. Esemplare a questo proposito l'Editto a stampa di Francesco Calcagnini, datato 30 luglio 1759, in cui si affermava il diritto privativo del marchese sui proventi del macello, del forno e dell'osteria del Territorio Leonino. Nei fondi di Alfonsine che appartennero ai Marchesi Calcagnini sono conservate ancora (seppur talvolta modificate dai successivi restauri) alcune case coloniche progettate dall'architetto ravennate Camillo Morigia. Il bel Disegno per il palazzo da farsi all'Alfonsine dell'Ecc. za Casa Calcagnini, eseguito a penna e acquerello da Rinaldo Roncarà con interventi a matita del Morigia, testimonia la probabile commissione da parte dei Calcagnini di uno studio per la costruzione di una dimora signorile al di fuori del feudo, di fatto mai realizzata. Del resto, il fatto che i maggiori proprietari risiedessero nei grossi centri, come Ravenna e Lugo, mette in risalto il carattere marginale del Leonino-Alfonsine, caratterizzato da una situazione di arretratezza economica e sociale derivante dallo scarso rendimento dei terreni, dalla malaria e dal dissesto idrico sempre incombenti, situazione ulteriormente aggravata dagli abusi dei poteri privilegiati.

Fu in questo contesto socioculturale che la famiglia Monti, originaria di San Martino in Argine (nel Bolognese), giunse ad Alfonsine. Uno dei documenti più interessanti esposti nella mostra sono state le Memorie diverse che cominciano li 22 decembre 1745 ed altre prima secondo il bisogno del padre di Vincenzo Monti, Fedele Maria (1711-1785), che in questo piccolo quaderno annotò a penna, nell'arco di 24 anni, attività giornaliere, vicende familiari (nascite, malattie, lutti...), osservazioni puntuali e regolari sul clima, sulla situazione dei raccolti, sui prezzi dei prodotti sul mercato.

Fattore dei Calcagnini fin dal 1742, Fedele Maria acquistò dopo pochi anni dal marchese Francesco il podere detto "l'Ortazzo di torn.19.2.9.1 al prezzo di scudi 884", posto nella "maggior parte nel Territorio Leonino ed in parte nel Territorio di Ravenna", come risulta dall'atto del notaio fusignanese Armandi datato 10 gennaio 1749. In mostra c'era anche il contratto d'affitto col quale nel 1773, in procinto di trasferirsi nella nuova residenza di Maiano, il padre del poeta concesse la lavorazione del podere dell'Ortazzo a certo Giacomo Rigelli. Appare evidente che Fedele Maria aveva raggiunto una solida posizione economica e sociale, e che si accingeva a svolgere un'attività imprenditoriale agricola in sintonia coi tempi, continuata e accresciuta dai figli negli anni futuri.

Altro tratto distintivo della famiglia Monti fu la religiosità, particolarmente diffusa nelle zone soggette al dominio temporale dello Stato pontificio, evidenziata anche dal fatto che solo due figli, Francesco Antonio e Vincenzo, non vestirono l'abito religioso. L'indiscutibile spirito devoto di Fedele Maria trapela inoltre dal suo quadernetto manoscritto Massime cristiane proposte a meditarsi in ciascun giorno del mese, con l'esercizio di preparazione alla morte, la cui lettura ispirò probabilmente certe melanconiche riflessioni del giovane Vincenzo, durante un breve soggiorno in famiglia a Fusignano, palesate in una lettera dell'ottobre 1774: "Tutta questa sera (con ciò sia cosa qualmente che scrivo a lume di candela sulle quattro) tutta questa sera non ho fatto che piangere per aver sentita la meditazione su la morte. Mo' la è una gran brutta cosa la morte! Non credo d'averla mai provata, ma assolutamente temo che la sia in verità poco di buono...".

Vincenzo Monti, pur manifestando da subito al padre di non possedere le doti di amministratore e imprenditore terriero perché ben altri erano i propri "talenti", in realtà si interessò sempre delle proprietà famigliari attraverso una fitta corrispondenza coi fratelli Francesco Antonio e Cesare per assicurare loro profitti terrieri e cariche, grazie anche alle amicizie importanti che aveva stretto a Roma e alle alte protezioni di cui poteva disporre presso la Corte papale. Posata sullo scrittoio da viaggio con ribaltina portacarte appartenuto al Monti, era visibile la lettera all'Abate Ridolfi Commissario Pontificio in Ravenna del 4 agosto 1781 nella quale il poeta si raccomanda affinché i periti incaricati di redigere l'estimo dei beni della Romagna non facciano "stime molto aggravanti" bensì "se non che giuste" sulle "varie pezze di terreno" che possiede la sua casa "sul territorio di Fusignano, sul Leonino, ed anche su quello di Lugo".

Due stampe settecentesche, la Fine tragica di Luigi XVI e la Morte di Bassville preceduta da una violenta insurrezione dei Romani introducevano, nella seconda sezione, le sensazioni di timore e minaccia nei confronti della rivoluzione e dei Francesi diffusesi fra la popolazione della Romagna. Le truppe francesi entrarono a Ravenna il 26 giugno 1796, giunsero a Fusignano il 29 e nei primi giorni di luglio a Lugo una violenta resistenza portò a sanguinosi scontri e al saccheggio della città. Nella lettera inviata da Roma il 5 luglio 1796 al fratello Cesare, il Monti, non ancora abbracciata l'ideologia repubblicana, auspicava che egli non avesse avuto parte alcuna "nelle imprudenze lughesi" e di stare separato "dai pazzi, che, senza prevedere le conseguenze, discorrono di armarsi e resistere". Volantini a stampa con i simboli della Cisalpina, alcuni esemplari di carte intestate dei Dipartimenti del Reno, del Lamone e del Rubicone decorate con belle incisioni in stile neoclassico e il delizioso libretto con i disegni a colori Abito dei Rappresentanti del popolo Francese, stampato a Nizza nel 1796, visualizzavano alcuni aspetti della presenza francese nei territori romagnoli. Con la soppressione degli ordini religiosi e l'abolizione dei privilegi feudali finì ad Alfonsine la storia del feudo dei Calcagnini. La carta ottocentesca Alfonsine Territorio di Romagna mostrava l'evoluzione delle proprietà del territorio alfonsinese dopo l'acquisto dei beni dell'abbazia portuense da parte della Società Baronio. Sui nuovi proprietari emerge soprattutto la famiglia Monti che, nei Censi di Alfonsine del 1809, denunciò ben 5.586 tornature.

Il breve ritorno degli austriaci nelle ex legazioni, nel maggio del 1799, fu motivo di altre violente insorgenze popolari contro i giacobini, sobillate dai nostalgici del vecchio regime. Ad Alfonsine pare non si verificasse un'insorgenza armata, bensì "letteraria". Dalla Stamperia Roveri e Casali uscirono infatti nel medesimo anno i Versi dedicati in segno di venerazione e rispetto dal popolo delle Alfonsine all'impareggiabile merito della Regia Cesarea Reggenza di Romagna in Ravenna, una raccolta poetica di sacerdoti-poeti coordinati probabilmente da Don Francesco Antonio Monti, cugino di Vincenzo, celebrativa della gloria austriaca e dell'aquila imperiale.

La saletta montiana, che conserva ancora sul soffitto e alle pareti le decorazioni eseguite nel 1928 dal pittore Marcello Mariani e al centro il busto marmoreo di Monti realizzato da Cincinnato Baruzzi, allievo del Canova, ospitava la terza sezione della mostra, dedicata all'impero napoleonico e alla Restaurazione. La Repubblica Italiana prima, e il Regno d'Italia poi, continuarono a mutare gli assetti del territorio di Alfonsine, spartito fra i maggiori centri limitrofi. Nel 1802 la parte a destra del Senio risultava aggregata a Bagnacavallo, comune di II categoria del Dipartimento del Rubicone. Assai interessante per una parziale ricostruzione politica e socioeconomica del territorio alfonsinese del periodo, un Registro protocollo del Governo Napoleonico degli anni 1800-1802 in cui sono trascritte 262 lettere inviate dall'agente municipale di Alfonsine alla Municipalità e ad altre autorità di Bagnacavallo. A partire da questo periodo vari membri della famiglia Monti, cugini e nipoti del poeta, ricoprirono cariche pubbliche. "Disciolto" il colosso Bonaparte, come ironizza una stampa antinapoleonica del 1814 intitolata Bonaparte di cera, le Romagne furono nuovamente recuperate dallo Stato pontificio. Nel frattempo, gli abitanti di Alfonsine rivolsero una petizione al Governo provvisorio della Romagna austro-britanna per ottenere l'indipendenza da Fusignano e assurgere a dignità di Comune.

Quasi tutto il materiale esposto proveniva dalle Raccolte Piancastelli della Biblioteca comunale di Forlì, nonché dall'Istituzione Biblioteca Classense di Ravenna, dall'Archivio parrocchiale Santa Maria delle Grazie di Alfonsine, dal Circolo filatelico "Vincenzo Monti" di Alfonsine e da alcuni collezionisti privati locali. A tutti va il nostro ringraziamento.

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