Rivista "IBC" IX, 2001, 1

convegni e seminari

E li chiamano "CD"

Andrea Pancaldi
[responsabile del Settore documentazione della Associazione CDH - Centro documentazione handicap di Bologna]

A Ferrara lo scorso 3 febbraio si è tenuto un convegno sul rapporto tra documentazione e volontariato, organizzato dal locale Centro servizi per il volontariato con il patrocinio della Soprintendenza per i beni librari dell'IBC e dell'assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna.

A partire dai primi anni Ottanta in Italia si è sviluppata una attenzione particolare sul versante informativo anche nell'ambito sociale. La TV del dolore, la TV di servizio, "Telethon", il segretariato sociale RAI, la pubblicità progresso, rubriche televisive come "Il coraggio di vivere", la pagina 777 con i sottotitoli per i non udenti, infine Internet con i suoi siti e portali: bastano queste citazioni per dare conto di un decennio di effervescenza informativa sociale che ha visto impegnati i media ma anche le tante associazioni che hanno sfornato riviste, bollettini, trasmissioni radio, siti, campagne pubblicitarie, ricerche sull'atteggiamento dei media nei confronti dell'emarginazione. Il tutto con scarse strategie di collegamento e quindi con alti livelli di ripetitività.

È più recente invece un interesse verso il settore della documentazione che è decollato definitivamente con l'esplodere della stagione del volontariato e del non profit. La formula del "centro di documentazione" (o "CD") è stata quella più praticata, anche se dietro questa sigla esistono strutture diversissime tra loro per identità e operatività. Esistono strutture assimilabili a biblioteche, altre che insieme al lavoro di documentazione svolgono interventi informativi e formativi, altre che sono sostanzialmente sportelli informativi.

Si tratta di un mondo in evoluzione anche in senso quantitativo. Al dicembre 2000, stando alla rilevazione effettuata dal CDH-Centro documentazione handicap di Bologna, sono centotrentatre i centri di documentazione italiani specializzati sui temi dell'emarginazione, del volontariato e delle politiche sociali. La suddivisione geografica vede in ordine decrescente Nord (quarantotto per cento), Centro (trentotto per cento) e Sud (quattordici per cento). Le regioni più fornite sono il Lazio e l'Emilia-Romagna (rispettivamente con ventiquattro e venti strutture), quelle più sguarnite Molise, Basilicata e Sardegna (dove non è stata censita alcuna struttura). Dal punto di vista dei contenuti trattati l'immigrazione e le tematiche ad essa correlate (intercultura, rapporto Nord-Sud, modello di sviluppo, ecc.) sono il settore più diffuso. È stato scavalcato l'handicap, che per molti anni è stato il capofila negli interessi dei centri di documentazione, anche per quanto riguarda l'impegno degli enti locali. Anziani, carcere, prostituzione e zingari sono gli ambiti che riscontrano meno iniziative.

Per armonizzare questa evoluzione diventa sempre più necessario favorire una logica di rete, e questo è stato il tema principale dell'incontro ferrarese. In Emilia-Romagna sono stati sviluppati almeno due grandi progetti, quello relativo alla rete regionale dei centri di documentazione per l'integrazione e quello dei centri di documentazione sul disagio giovanile, entrambi promossi dall'assessorato regionale alle Politiche Sociali della Regione.

Un legame da potenziare è quello con le biblioteche pubbliche, legame che parta anche da occasioni di incontro e reciproca conoscenza. Collaborazione non solo tecnica, ma anche su progetti di taglio culturale che investano, ad esempio, alcuni generi letterari che sono possibili "ponti" tra i due diversi sistemi. Basti pensare a quante parti della letteratura per l'infanzia, della fantascienza, del fumetto, del giallo, della letteratura contemporanea sono continue metafore delle questioni relative all'emarginazione. Naturalmente nel rapporto con la rete delle biblioteche pubbliche la necessità di aderire agli standard dovrà armonizzarsi con le esigenze di informazioni analitiche che queste strutture esprimono.

Per favorire un reale sviluppo dei centri di documentazione, in conclusione, ci sembra possano essere individuate tre piste di ricerca: una prassi di collegamento tra i centri stessi e tra questi e la rete bibliotecaria pubblica, una pratica di lavoro che crei una spola continua tra i poli del "sociale" e del "culturale", infine una azione più diffusa di promozione del materiale documentario attraverso servizi, prodotti e attività di promozione culturale.

 

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