Rivista "IBC" IX, 2001, 1

linguaggi, progetti e realizzazioni

Seminare la lingua...

Giuseppe Bellosi
[poeta dialettale e studioso del dialetto, della letteratura e delle tradizioni popolari della Romagna]
Nel novembre del 1994 la Regione Emilia-Romagna ha approvato una legge per la tutela e valorizzazione dei dialetti e ne ha affidato la gestione all'Istituto per i beni culturali, che ha compiuto in tutte le province una ricognizione delle iniziative esistenti in proposito, suscitando grande interesse tra gli studiosi, gli scrittori dialettali, le compagnie teatrali, le associazioni culturali e gli amministratori locali. L'IBC ha preparato inoltre, con la collaborazione di Fabio Foresti, docente di dialettologia all'Università di Bologna, un progetto per la gestione della legge stessa. Successivamente alcune ricerche sono state compiute direttamente dall'Istituto, a poche altre iniziative è andato il sostegno di esigui contributi, ma dopo due anni i finanziamenti sono cessati.
Tuttavia nelle amministrazioni locali c'è chi non si è rassegnato di fronte al disinteresse dell'amministrazione regionale. L'esempio viene da Ravenna, dove, per iniziativa dell'assessore Valter Fabbri e del sindaco Vidmer Mercatali, il Comune ha concluso con la Provincia (e in particolare con l'assessorato alla Cultura, di cui è titolare Paolo Gambi) un accordo di programma per la tutela e valorizzazione del dialetto romagnolo, rivolto specialmente alla ricerca e documentazione scientifica, ad attività promozionali, artistiche e didattiche, a pubblicazioni editoriali e audiovisive.
A questo proposito i due enti hanno nominato un comitato di coordinamento (Rosella Cantarelli, Tino Dalla Valle, Marco Martinelli, Mauro Mazzotti, Giovanni Nadiani), presieduto da Donatino Domini, direttore della Biblioteca Classense: comitato che ha il compito di elaborare, con la consulenza di un comitato scientifico (del quale fanno parte Eraldo Baldini, Luciano Benini Sforza, Fabio Foresti, Nevio Spadoni e chi scrive), gli indirizzi generali del progetto, di definire i programmi delle attività, di favorire i rapporti di collaborazione tra i due enti promotori e altri soggetti pubblici e privati (ricordiamo infatti che a questo progetto potranno aderire i comuni della provincia di Ravenna).
È prevista la creazione di un Centro di documentazione e studio dei beni linguistici e demologici romagnoli avente come sede di riferimento la Biblioteca Classense, che raccoglierà sistematicamente la documentazione relativa all'intera area romagnola. Per l'attuazione di queste attività è stata proposta l'adozione, con opportune modifiche e integrazioni, del progetto elaborato per conto dell'IBC dal professor Foresti per la gestione della legge regionale del 7 novembre 1994, n. 45, "Tutela e valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna".1
L'attività di documentazione e studio sarà articolata nelle seguenti sezioni: 1) Laboratorio linguistico romagnolo; 2) Archivio dialettale romagnolo; 3) Archivio toponomastico romagnolo; 4) Archivio delle tradizioni popolari romagnole; 5) Archivio romagnolo della memoria contadina, artigiana e industriale; 6) Sezione per i testi della letteratura dialettale romagnola. Si tratta anzitutto di recuperare i testi a stampa e manoscritti e i materiali sonori e audiovisivi esistenti (già individuati attraverso una ricerca finanziata dalla Biblioteca Classense nel 1999), che costituiranno specifici fondi, ai quali i ricercatori attingeranno per la "costruzione" delle singole sezioni. A tali materiali si aggiungeranno quelli raccolti per mezzo di ricerche sul campo.
Si promuoveranno inoltre interventi didattici, seminari, convegni, pubblicazioni editoriali e audiovisive, attività espositive, manifestazioni letterarie, teatrali e musicali. A questo proposito va evidenziato che la vitalità artistica del dialetto romagnolo costituisce un caso del tutto eccezionale, per la qualità degli esiti, nel panorama letterario italiano: la raccolta di poesie Ciacr, di Raffaello Baldini, edita da Einaudi nella prestigiosa "Collezione di poesia", e il "concerto per corno e voce romagnola" intitolato L'isola di Alcina (testo teatrale di Nevio Spadoni con la musica di Luigi Ceccarelli) diretto da Marco Martinelli e interpretato da Ermanna Montanari, presentato al Teatro Goldoni di Venezia nel giugno 2000, ne sono gli esempi più recenti.
Il Centro provvederà alla formazione di ricercatori e manterrà rapporti con gli istituti di ricerca interessati ai beni linguistici e demologici, con l'Istituto per i beni culturali della Regione, l'Università di Bologna (si auspica che nella facoltà ravennate di Conservazione dei beni culturali vengano attivati insegnamenti di dialettologia e di storia delle tradizioni popolari), il mondo della scuola e dell'associazionismo. In quest'ultimo ambito ricordiamo in particolare la cooperativa culturale Un paese vuole conoscersi di Sant'Alberto (Ravenna), che promuove ricerche dialettologiche e folkloriche, e l'associazione Istituto Friedrich Schürr, che ha come scopo principale la valorizzazione dei dialetto e che conta oltre cinquecento iscritti.
Dopo il successo della mostra "Tera bianca, sment negra. Dialetti, folklore e letteratura dialettale nella Biblioteca di Carlo Piancastelli", allestita a Ravenna dalla Biblioteca Classense nella primavera-estate 2000 [su cui si veda il riquadro più avanti, n.d.r.] ci auguriamo che nel corso del 2001 il Centro possa avviare compiutamente la propria attività.

Nota
(1) Si veda F. Foresti, Le proposte dell'IBC, "IBC", IV, 1996, 4, pp. 51-55.

La mostra
"Tera bianca, sment negra / Zenc somna, du arbega": "Terra bianca [la carta], semente nera [l'inchiostro] / Cinque seminano [le dita], due erpicano [gli occhi]". È l'indovinello popolare romagnolo riferito allo scrivere che Carlo Piancastelli studiò nel Commento a un indovinello romagnolo (s.l., s.e., 1903). Il testo, da cui è stato tratto il titolo della mostra ravennate e del relativo catalogo (Ravenna, Longo Editore, 2000), riassume bene le diverse connotazioni del dialetto: da quella popolare a quella colta, da quella orale a quella scritta.
Nell'esposizione è stata presentata una scelta dei materiali dialettali e folklorici raccolti da Piancastelli e conservati nella sua Biblioteca, presso la Biblioteca comunale Aurelio Saffi di Forlì. Ai dialetti e alla cultura del mondo popolare della Romagna Piancastelli dedicò la propria attenzione almeno dal 1889, quando nel territorio di Fusignano cominciò a raccogliere indovinelli, proverbi, modi di dire, canti e altri testi tradizionali, usanze e credenze. Tra le sue pubblicazioni prevalgono quelle di carattere folklorico; oltre al citato Commento a un indovinello romagnolo si possono menzionare: Pronostici ed almanacchi. Studio di bibliografia romagnola (Roma, Stamperia reale D. Ripamonti, 1913), Nel centenario di un albero (Bologna, Stabilimenti poligrafici riuniti, 1923), Nuovi accenni a superstizioni e pregiudizi in Romagna nel secolo XVIII (Ibidem, 1931), Saggio di una bibliografia delle tradizioni popolari della Romagna. I. Usi costumi credenze pregiudizi (Bologna, Ibidem, 1933). Sulle parlate romagnole Piancastelli raccolse i lavori lessicografici editi (di Antonio Morri, Giovanni Tozzoli, Antonio Mattioli, Sebastiano Battaglia, Giuseppe Piolanti) e alcuni inediti (di Giorgio Antonio Morini, Gian Marcello Valgimigli, Giulio Nazari); gli studi settoriali, di argomento botanico, ornitologico e ittico, in cui sono riportati i termini dialettali; infine le ricerche linguistiche di Bernardino Biondelli, Adolfo Mussafia, Friedrich Schürr, Gino Bottiglioni e altri.
Consistente è anche la raccolta piancastelliana di materiali relativi alle tradizioni popolari romagnole. Vi sono le opere dei precursori settecenteschi della demologia (Prospero Domenico Maroni, Filippo Onofri, Agostino da Fusignano, Giovanni Antonio Battarra); materiali dell'inchiesta sui consumi e le tradizioni popolari nel Regno italico (1811-1813); la prima descrizione organica delle tradizioni popolari di una regione italiana: Usi, e pregiudizj de' contadini della Romagna del forlivese Michele Placucci (Forlì, Barbiani, 1818); i contributi alla raccolta e conoscenza di usanze e credenze forniti dagli altri folkloristi dell'Ottocento e da quelli della prima metà del Novecento, tra i quali Giuseppe Bagli, Tommaso Randi, Benedetto Pergoli, Maria Spallicci, Giuseppe Nardi, Giovanni Bagnaresi, Luciano De Nardis, Nino Massaroli, Walter Anderson, Francesco Balilla Pratella, Paolo Toschi.
Della letteratura dialettale romagnola, dalle origini agli anni Trenta, esiste nella Piancastelliana una documentazione pressoché completa. Sono presenti le edizioni ottocentesche dei testi cinquecenteschi (la Commedia Nuova di Piero Francesco da Faenza e il poemetto cesenate Pulon Matt, entrambi curati da Giuseppe Gaspare Bagli), le commedie con parti dialettali del riminese Francesco Moderati (XVII secolo). Tra Sette e Ottocento troviamo le poesie del ravennate Jacopo Landoni e del fusignanese Pietro Santoni; nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento le opere poetiche di Giuseppe Acquisti, Carmelo Cantalamessa Carboni, Pasquale Miccoli, Olindo Guerrini, Gino Vendemini, Aldo Spallicci, Giannetto Zanotti, Nino Lombardi, Eugenio Pazzini, Lino Guerra, Francesco Talanti, Gino Cerè, Nettore Neri e i lavori teatrali di Ubaldo Valaperta, Eugenio Guberti, Giuseppe Cantagalli, Paolo Poletti, Icilio Missiroli, Guido Umberto Majoli.
Tra i periodici di interesse dialettale e folklorico non mancano naturalmente il quindicinale "Il Plaustro" (1911-1914) e il mensile "La Piê" (1920-1933), fondati da Aldo Spallicci, che hanno dato un contributo importante alla diffusione della letteratura dialettale e alla raccolta e conoscenza delle tradizioni popolari della Romagna. Numerosi sono inoltre gli almanacchi, i periodici satiricoumoristici e le pubblicazioni annuali in occasione di festività locali che contengono testi dialettali in versi e in prosa.
È significativo il fatto che questi materiali siano inseriti nel contesto di una raccolta relativa alla storia e cultura della nostra regione: i dialetti e le tradizioni popolari non sono infatti elementi chiusi nel ghetto delle classi popolari, separati dalla storia e dalla cultura, ma ne sono componenti di importanza non secondaria. Così il loro studio deve tener conto di più ampi contesti. Ne era ben conscio Piancastelli quando concludeva l'introduzione al suo Saggio di una bibliografia delle tradizioni popolari della Romagna con queste parole: "Io penso che ogni argomento trattato debba senza dubbio avere i suoi limiti ben precisi, ma anche una sfera, diciamo così di influenza, di attrazione, dentro la quale non debbono rimanere sterili le occasioni di sviluppo della cultura generale".

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