Rivista "IBC" VIII, 2000, 3

pubblicazioni

Ambiente: etica e storia

Jonathan Sisco
[redattore della rivista modenese "Energie Nuove"]

Non è detto che una morale abbia bisogno della storia, ma è certo che un'etica seria, soprattutto se estensiva e misuratrice dei beni comuni all'esistenza degli uomini, non può farne a meno: un pensiero etico cede consapevolezza storica solo a rischio di un deprezzamento radicale delle proprie proposte.

Anche per questo, per non perdere di vista il nesso che lega la responsabilità della collettività vivente alla storia, potrà essere utile leggere in parallelo due libri come la Storia dell'ambiente in Italia tra Ottocento e Novecento, curata da Angelo Varni, e il volumetto einaudiano Sull'orlo dell'abisso, in cui Paolo Becchi ha riunito dieci interviste "sul rapporto tra uomo e natura" concesse dal filosofo Hans Jonas a periodici tedeschi tra anni Ottanta e Novanta. Si tratta di due opere molto diverse, come struttura e come prospettiva, ma in esse, a dispetto di una generica convergenza tematica, "l'ambiente e l'umanità", si può rintracciare un comune e importante approccio interpretativo al mondo naturale.

Pregio specifico della raccolta curata da Becchi è fornire una porta d'ingresso fedele ma accessibile alla proposta etico-filosofica che, fino alla morte avvenuta nel 1993, Jonas è venuto elaborando nelle sue opere maggiori, Organismo e libertà, Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, Tecnica, medicina ed etica. E non va dimenticato che, nei suoi risvolti più esplicitamente ecologici e bioetici, il lavoro del filosofo ebreo-tedesco ha ottenuto anche una notevole influenza sulla politica internazionale. Come chiarisce Jonas, la sua ipotesi originaria è che l'incremento tecnico che caratterizza la nostra civiltà ha esteso a dismisura e modificato qualitativamente il potere degli uomini sul mondo naturale e poiché "la responsabilità è una funzione del potere", essa è aumentata e si è modificata in proporzione. Non si tratta, insomma, di rigettare i principi che regolano la vita corrente, ma di prendere atto di un mutamento storico che impone di avventurarsi su un terreno nuovo. "Ogni sforzo morale della filosofia", si legge nell'intervista che apre il libro, "si riferiva sinora al rapporto fra uomini. Il rapporto dell'uomo con la natura non è mai stato oggetto di riflessione etica. Adesso lo è diventato".

È questa linea di pensiero che cerca di fare in modo che "dall'estasi dei bisogni sempre crescenti e del loro soddisfacimento illimitato si torni a un livello compatibile con la sopravvivenza dell'ambiente". Il rapporto tra uomo e ambiente non poggia più su un fondo sicuro, nascono dubbi reali che chiamano a "un tipo completamente nuovo di dovere", alla "responsabilità per le generazioni future e la condizione della natura sulla terra", ovvero a ipotizzare un mondo non più abitabile come oggi: "In pericolo non è tanto la 'terra', bensì la sua attuale ricchezza di specie [...] la vera minaccia, più che l'esistenza biologica dell'uomo, riguarda l'esistenza dell'uomo, di questa grande creazione che è andata di pari passo con la distruzione delle condizioni che l'hanno resa possibile".

Se si viene a questo punto alla Storia dell'ambiente in Italia, dove Varni ha riunito gli scritti di undici studiosi intervenuti a un convegno svoltosi in Sardegna nel 1998, nella varietà dei contesti analizzati (si passa dal problema idrico e igienico nella Bologna tardo ottocentesca ricostruito da Fiorenza Tarozzi, alla lettura, proposta da Andrea Battistini, delle rappresentazioni ambientali nei romanzi neorealisti, al "dibattito sul disboscamento a fine secolo" portato alla luce da Gabriella Ciampi) si ritrovano delle costanti in certo modo connesse alle riflessioni di Jonas, sebbene non improntate ai presentimenti catastrofici del filosofo e esposte nella prospettiva non solo concettuale ma anche investigativa propria degli storici. Fin dalla presentazione, infatti, viene posto a punto di riferimento per la storicizzazione dell'ambiente "il recente procedere della rivoluzione tecnologica" che avendo spezzato "il nesso di sempre tra l'uomo e la 'sua' natura" ha posto in evidenza la presenza storica del contesto ambientale. E, se è vero che "già nel secolo scorso era chiarissimo il legame tra intervento dell'uomo sulla natura e depauperamento ambientale", finalità esplicita del volume sarà quella di "presentare agli ottimisti del progresso il sedimentare secolare di errori... e ai catastrofisti dei paradisi perduti le complesse motivazioni di un intervento sulla natura".

Ne dà esempio tra gli altri molto concreto il discorso di Marco Cammelli su "problemi e prospettive di riforma della bonifica" che, prendendo in considerazione particolare il caso dell'Emilia-Romagna, rileva una fondamentale variazione "qualitativa" tra la situazione del 1933, quando venne dettato il "regio decreto" sulle bonifiche e oggi: "La bonifica era un problema che prevalentemente nasceva da realtà private a cui si riconosceva un rilievo pubblico [...] oggi questo settore è contrassegnato dalla presenza di interessi pubblici, come il regime delle acque, l'ambiente, il suolo". La libertà personale non offre più una misura adeguata ai doveri ecologici.

Anche questi due libri testimoniano dell'esigenza di una sensibilità culturale a cui non è più possibile rimanere indifferenti, tantopiù se si vive in una regione che in poche decine di chilometri racchiude lo scenario dei distretti industriali, le praterie appenniniche, il litorale adriatico e altre località ancora. Oltre l'occhio occorre un pensiero che vi penetri.


Storia dell'ambiente in Italia tra Ottocento e Novecento, a cura di A. Varni, Bologna, il Mulino, 1999, 254 p., L. 38.000.

H. Jonas, Sull'orlo dell'abisso, a cura di P. Becchi, Torino, Einaudi, 2000, 150 p., L. 22.000.

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