Rivista "IBC" XXII, 2014, 1

editoriali

Un nuovo annale, una nuova versione per il web: la rivista "IBC" cambia, facendo rimandare cartaceo ed elettronico l’uno all’altro, nell’ambizione di accrescere il valore e la forza divulgativa di entrambi.
Continuare, cambiando

Angelo Varni
[presidente dell'IBC]

L’annale con cui l’Istituto per i beni culturali si presenta ai lettori della sua tradizionale rivista offre uno spazio di riflessione sui temi che più hanno caratterizzato l’attività svolta nell’anno trascorso, ma nel contempo mira a misurarsi con la complessa problematica del rapporto tra la scrittura affidata al supporto di sempre, la carta, e quella mediata dagli strumenti on line. Già, perché – e il lettore più attento lo avrà ben notato – la consueta pubblicazione trimestrale si è interrotta ed è stata sostituita da una proposta, a mio parere non meno ricca di suggestioni e di analisi, “lanciata” negli spazi illimitati dell’informatica. Una scelta sofferta, per la necessaria rottura di una tradizione di successo, ma pure rivolta con qualche coraggio a trovare un punto di passaggio, o forse di ancoraggio, tra passato e innovazione.

Certo non sono mancate, in tale iniziativa, le ragioni di natura economica, che in un periodo come questo non possono non avere un peso per chi opera con denaro pubblico e deve restare in saggio equilibrio tra valore della proposta culturale e stretta dei bilanci. Sono però convinto che il passaggio effettuato fosse comunque indispensabile, di là da ogni considerazione contingente, e in particolare proprio per un’istituzione che fa della valorizzazione del mondo culturale la propria ragion d’essere. Appunto per capire dove sta andando la “cultura” in un mondo che avanza a ritmi incalzanti e che trasforma incessantemente tutto quanto ci circonda e prima di tutto noi stessi. Per capire in che modo trasmettere i contenuti di sempre con un’efficacia che forse deve affrontare le necessità di nuovi linguaggi e di nuove metodologie. Per capire quali nuove forme di dialogo con il pubblico stiano affiorando, diverse da quelle con cui ci siamo formati.

È un piccolo passo il nostro. Altri certo ne seguiranno, per meglio riuscire a calare le nostre valutazioni e le nostre interpretazioni dei “beni culturali” nel magma indistinto di una comunicazione sempre più affollata e convulsa. Forse con la necessità di ben più profonde meditazioni sulle modalità stesse di presentazione delle nostre proposte di lettura della società. Ma intanto ci collochiamo in questo ambito intermedio, dove cartaceo ed elettronico si rimandano l’uno all’altro, nell’ambizione di accrescere il valore e la forza divulgativa di entrambi. Un tentativo per il quale ringrazio tutti i collaboratori dell’Istituto che con grande generosità l’hanno reso possibile.

 

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