Rivista "IBC" XIII, 2005, 4

editoriali

Il rapporto tra il mondo dei beni culturali e l'universo dei più giovani è un capitolo di straordinario interesse: un discorso che passa di generazione in generazione e aiuta a fondare un sentimento di identità nazionale. Non per nulla i beni culturali sono anche la nostra vera storia.
Gli anticorpi dell'intelligenza

Ezio Raimondi
[italianista, presidente dell'IBC]

Come il lettore potrà vedere, questo numero ha quali protagonisti i più giovani, tra il concorso dei "6000 caratteri per un museo" e la "Città mutevole" con la sua serie di fotografie e di scoperte colte da un occhio libero e fresco. E, a splendido e collaudato completamento, bisogna citare anche le biblioteche, che da tempo si aprono ai ragazzi e mobilitano una realtà umana limpida e curiosa. Certo, è un capitolo di straordinario interesse, e ricco di futuro, quello del rapporto tra il mondo dei beni culturali, nei due luoghi ospitali e canonici della biblioteca e del museo, e l'universo giovanile: come un discorso che passi di generazione in generazione e aiuti a fondare un sentimento di identità nazionale. Non per nulla i beni culturali sono anche la nostra vera storia.

E nella nostra intenzione si trattava di vedere come si possa allargare ai più giovani l'esperienza della lettura e della visita, facendone non più un evento unico, tra festoso e svagato, ma una consuetudine, una pratica che si ripete nel tempo e diviene avventura, interrogazione, intelligenza del nostro passato e del suo molteplice stile creativo. Ma nello stesso tempo, proprio pensando alle giovani generazioni e ai loro "anticorpi", come diceva Giuseppe Pontiggia, ci sorrideva l'idea che la giovinezza potesse investire con il proprio calore e la propria fantasia lo spazio tradizionale delle biblioteche e dei musei, e vi restituisse quello stupore, quell'inquietudine gaia e vitale che sono tra i doni dell'infanzia e dell'adolescenza. Naturalmente non è cosa facile, lo sappiamo bene: l'avventura può tradursi sempre in atto burocratico, in presenza imposta e passiva, ma occorre tentare di approfondire il rapporto e trovare nuove forme di esperienza e di emozione che possano imporsi anche nel quotidiano e renderlo più ricco e più lieto.

Senonché ora anche l'IBC, a fronte del suo carico di iniziative e di esperimenti, deve fare i conti con la crisi dei finanziamenti e delle risorse, rivedendo programmi e propositi, e adattandoli a una stagione che sembra meno propizia e meno liberale. È un invito insieme al rigore e alla saggezza misurata delle scelte; e tuttavia resta il fatto che la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, l'attenzione vigile ed efficiente, alle "belle contrade" - è l'Italia dei nostri poeti - costituiscono una funzione non secondaria del nostro sviluppo e della nostra crescita di paese moderno, un investimento con frutti durevoli per un futuro solido e dialetticamente concorde. Anche tra le difficoltà dei bilanci e delle previsioni non si può rinunziare a una politica di promozione rigorosa ma finanziariamente adeguata del nostro straordinario patrimonio artistico e culturale, comune ai grandi centri e alle attivissime periferie. Se questo non avvenisse, o si fermasse a un disegno di semplice amministrazione rassegnata e minore, le più colpite sarebbero alla fine le nuove generazioni, quelle che sono la voce vera del futuro, insieme custode di una possibile memoria nazionale nel tempo della globalizzazione. Un momento critico è sempre l'occasione per una riflessione e un fermo e ragionato esame di coscienza istituzionale. Intanto vi si aggiunge il piacere delle immagini e delle voci giovanili che hanno invaso anche le pagine della nostra rivista. Chissà che non siano davvero i nostri anticorpi.

 

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