Rivista "IBC" XIII, 2005, 1

biblioteche e archivi / didattica, progetti e realizzazioni, leggi e politiche

La cooperazione fra le biblioteche pubbliche e quelle scolastiche si fonda su un obiettivo comune: formare i cittadini alla selezione e all'uso critico delle informazioni. L'esempio della provincia di Modena.
A scuola di lettura

Rita Borghi
[Servizio biblioteche del Comune di Modena]

Gli esordi del sistema bibliotecario comunale di Modena sono stati contrassegnati da un forte investimento nelle biblioteche scolastiche che, dalla metà degli anni Settanta, hanno contribuito a creare un sistema di servizi bibliotecari complesso e fortemente integrato. Attraversando fasi alterne di entusiasmo e delusione, il Servizio biblioteche del Comune di Modena ha compiuto insieme alle scuole un cammino quasi trentennale, nella speranza - tuttora viva - che le biblioteche scolastiche possano uscire dalla marginalità per vedersi finalmente riconosciuto un ruolo decisivo nell'insegnamento e nell'apprendimento.1 La continuità di questo impegno ci consente di testimoniare un'esperienza ampia e sedimentata in differenti modelli di relazioni tra biblioteca pubblica e scuole e il cui esito attuale è un progetto coordinato sull'intero territorio della provincia modenese.

 

Le convenzioni con le scuole nel decennio 1976-1986

 

Delle convenzioni stipulate nel primo decennio tra il Comune di Modena e cinque scuole - quattro superiori e una media -, tre sono ancora attive. Una si è chiusa dopo alcuni anni per l'impossibilità della scuola di rispettare gli impegni assunti. Due - Liceo "Tassoni", Istituto "Venturi" - avevano carattere "a termine"2 finalizzato alla riorganizzazione delle rispettive biblioteche. Dopo di che, è stata stipulata con il "Tassoni" una nuova convenzione "per servizio", ovvero per la partecipazione alla rete provinciale, mentre l'Istituto "Venturi" ancora non è riuscito a creare le condizioni minime per entrare nel polo provinciale.

- 1976. Liceo classico "Muratori" di Modena (convenzione per servizio, ancora attiva)

- 1978. Scuola media "Lanfranco" di Modena (convenzione per servizio, modificata nel 1985, poi disdetta)

- 1979. Istituto magistrale "Sigonio" di Modena (convenzione per servizio, ancora attiva)

- 1985. Liceo scientifico "Tassoni" di Modena (convenzione per progetto, concluso nel 1988; successiva convenzione nel 1999)

- 1986. Istituto d'arte "Venturi" di Modena (convenzione per progetto, concluso nel 1989)

Il modello organizzativo adottato per le biblioteche scolastiche è stato mutuato dalla biblioteca pubblica. Il sostegno all'apertura anche al pubblico esterno di queste biblioteche intendeva da un lato affermare la centralità della biblioteca nella formazione culturale dei cittadini e, dall'altro, offrire alle scuole l'opportunità di innovare la didattica con progetti autonomi, che incoraggiassero l'apprendimento critico degli studenti. Uscite da uno stato di inerzia e di abbandono, queste biblioteche si sono offerte alla città sia come servizi di consultazione - in alcuni casi anche di prestito - sia come luoghi di attività culturali pubbliche,3 dando vita a formule ibride di servizi, a un tempo scolastici e pubblici. Non sempre, però, i risultati hanno corrisposto alle aspettative, prevalentemente per la difficoltà delle scuole ad assumersi la loro parte di responsabilità e a trasformare le biblioteche scolastiche in vero e proprio ambiente di apprendimento. Insegnanti e studenti hanno infatti continuato ad utilizzarle in modo indifferenziato rispetto alla biblioteca pubblica, a considerarle una risorsa accessoria e pressoché gratuita, in quanto gestita con l'impegno quasi esclusivo della biblioteca pubblica.4

Occorre riconoscere che su queste inadempienze ha giocato una parte rilevante la mancanza di una riforma scolastica, che avrebbe dovuto creare le condizioni per una più equa condivisione degli oneri e, soprattutto, avrebbe contribuito a radicare tra gli insegnanti una cultura della biblioteca, inclusa tra le strutture essenziali delle scuole. Nonostante le promesse mancate, la biblioteca pubblica non ha rinunciato al rapporto con le scuole e, in uno scenario tecnologicamente più evoluto, ha proposto un cambiamento dei termini della cooperazione, scommettendo in particolare sulla formazione comune di docenti e bibliotecari pubblici.

 

Le convenzioni con le scuole nel periodo 1999-2003

Nel corso degli anni Novanta si sono aperti molti altri rapporti di collaborazione - anche informali - con scuole di diversi ordini. Anche elementari e medie hanno chiesto aiuto per dar corso, finalmente in modo non improvvisato, alla revisione dei patrimoni e all'organizzazione di biblioteche, riconoscendo in tal modo la specificità delle competenze professionali bibliotecarie. Ma soprattutto le scuole superiori negli ultimi anni hanno mostrato un vivo interesse per le opportunità offerte dallo sviluppo della rete e per la possibilità di partecipare al progetto di catalogo collettivo provinciale. Oggi le esperienze di collaborazione sono estese al territorio provinciale, grazie anche all'autonomia scolastica nella prospettiva del sistema formativo integrato a rete.

1999. Liceo scientifico "Formiggini" di Sassuolo (convenzione con la Biblioteca di Sassuolo)

2000. Istituto tecnico e liceo scientifico "Cavazzi-Sorbelli" di Pavullo (convenzione con la Biblioteca di Pavullo nel Frignano)

2000. Istituto musicale "Orazio Vecchi" di Modena (convenzione con il Servizio Biblioteche del Comune di Modena)

2001. Istituto agrario "Spallanzani" di Castelfranco Emilia (convenzione con la Biblioteca di Castelfranco Emilia)

2001. Istituto per le attività sociali "Selmi" di Modena (convenzione con il Servizio Biblioteche del Comune di Modena)

2002. Istituto tecnico industriale "Corni" di Modena (convenzione con il Servizio Biblioteche del Comune di Modena)

2003. Istituto tecnico commerciale "Barozzi" di Modena (convenzione con il CeDoc)

 

Il progetto coordinato provinciale per le biblioteche scolastiche

La rete bibliotecaria provinciale modenese si è costituita nel 1989 e comprende oltre 60 biblioteche di diversa appartenenza istituzionale, convenzionate con il Centro di documentazione della Provincia di Modena (CeDoc).5 Dal 2001 si è ulteriormente qualificata e potenziata, costituendosi in Polo provinciale modenese del Servizio bibliotecario nazionale (SBN). La cooperazione, che sempre più è stile di lavoro dei bibliotecari, ha suggerito di far convergere in un unico progetto tutte le attività che le diverse biblioteche dei sistemi urbano e provinciale gestiscono individualmente.

Sono partner del progetto le scuole secondarie superiori della città e della provincia di Modena, il CeDoc, le biblioteche comunali del sistema urbano e dei sistemi territoriali. Gli accordi sono fissati in convenzioni tra le scuole e il Comune che gestisce la biblioteca pubblica del territorio di riferimento, a sua volta convenzionata con il CeDoc. Tre sono gli obiettivi prioritari del progetto:

- accogliere progressivamente nel polo bibliotecario modenese tutte le scuole superiori della provincia;

- sostenere le scuole nello sforzo di adeguare i servizi delle loro biblioteche agli standard regionali e alle raccomandazioni internazionali;

- collaborare ad affermare l'identità delle biblioteche scolastiche, definendo e consolidando il loro ruolo formativo.

 

L'ingresso delle scuole in SBN

A differenza del passato, oggi si può parlare di uno sforzo condiviso tra scuole e biblioteca pubblica: le risorse finanziarie sono reperite dalle scuole che ricevono in cambio l'indispensabile supporto professionale, tecnico-informatico e biblioteconomico e partecipano con loro progetti di sviluppo alla formazione dei piani bibliotecari provinciali.

L'onere della catalogazione dei patrimoni solo in alcuni casi è stato assunto dalle biblioteche centro-sistema; nella quasi generalità dei casi è affidato a professionisti pagati direttamente dalle scuole e coordinati dai catalogatori della biblioteca pubblica, che garantiscono la qualità delle notizie immesse nella base di polo e la loro conformità ai protocolli stabiliti. La gestione in economia di questa attività da parte delle scuole, al momento, non sembra opportuna, per l'impossibilità di formare adeguatamente un personale scolastico assegnato alle biblioteche in forme ancora troppo precarie.

Per parte sua, il CeDoc fornisce alle biblioteche scolastiche il supporto tecnico per il collegamento alla rete del polo ed eroga contributi a fronte delle spese che le scuole sostengono per il recupero catalografico dei loro patrimoni documentari. Le scarse energie disponibili nelle scuole sono così convogliate verso la gestione delle biblioteche. Gli accordi prevedono un orario settimanale di almeno 18 ore e la partecipazione al prestito interbibliotecario; le scuole inoltre sono impegnate a svolgere ad ogni inizio di anno un programma di accoglienza delle classi in biblioteca, per una prima conoscenza delle risorse disponibili e delle modalità di accesso.

 

La formazione degli insegnanti

In questa fase del progetto il CeDoc è impegnato in particolar modo ad offrire gratuitamente agli insegnanti opportunità di formazione professionale, favorendo in tal modo il dialogo con i bibliotecari delle biblioteche pubbliche. I corsi di formazione in programma da alcuni anni si propongono anche di aiutare gli insegnanti responsabili delle biblioteche scolastiche a predisporre programmi specifici per l'insegnamento agli studenti di competenze e abilità di ricerca e uso dell'informazione, sottolineando l'importanza di condividere con i colleghi di tutte le discipline l'impegno a far ricorso nella programmazione e nella didattica alle fonti documentarie disponibili in biblioteca. Infatti, mentre la formazione degli studenti per l'apprendimento autonomo (long life learning) è compito in parte svolto con modalità diverse anche dalla biblioteca pubblica, l'obiettivo di far interagire le risorse della biblioteca scolastica con i processi educativi della scuola è di pertinenza esclusiva degli insegnanti, che a questo fine devono mettere in gioco competenze disciplinari e capacità di relazione.6

 

Il ruolo delle biblioteche pubbliche

Rientrano fra le azioni formative rivolte agli studenti sia le visite e le attività concordate con i docenti per promuovere l'utilizzo integrato dei servizi bibliotecari pubblici e scolastici, sia le proposte alle scuole di attività di invito alla lettura. Biblioteche pubbliche e scolastiche hanno in comune l'obiettivo di formare cittadini colti, capaci di orientarsi tra una disponibilità crescente di informazioni e di farne un uso critico, capaci di mantenere vivo per tutta la vita adulta il gusto di leggere e la curiosità per le diverse forme in cui la lettura si presenterà in futuro.

Il progetto modenese per le biblioteche scolastiche insiste quindi sul principio che "uno dei più importanti rapporti istituzionali per la biblioteca pubblica è quello con le scuole e con il sistema dell'istruzione nel territorio servito"7 e per questo sollecita la piena condivisione di tutte le risorse - documentarie, professionali, tecnologiche e strutturali - fra le scuole e le biblioteche del territorio provinciale.

 

 

Note

(1) Numerose sono state le iniziative nel corso degli anni Ottanta. Nel 1982 alla Biblioteca nazionale centrale di Roma si tenne un corso residenziale per docenti; nel dicembre dello stesso anno l'onorevole Giovanna Bosi-Maramotti presentò la proposta di legge sulla "organizzazione delle biblioteche scolastiche nella media e negli istituti di scuola secondaria superiore", poi decaduta; nel 1988 una circolare ministeriale istituì il ruolo del docente coordinatore di biblioteca e affidò all'IRRSAE Lombardia il compito di definirne profilo e iter formativo. Dopo dieci anni di silenzio, nel triennio 1999/2001 si ebbe una nuova breve stagione di progetti ministeriali a favore dell'istituzione e dell'adeguamento delle biblioteche scolastiche.

(2) Le convenzioni per servizio e per progetti a termine erano le due modalità principali di cooperazione interistituzionale previste dalla legge regionale Emilia-Romagna 42/1983, in vigore fino al 2000.

(3) In tutte le convenzioni citate la biblioteca pubblica ha fornito alle scuole le risorse per allestire le biblioteche e, in due casi, l'amministrazione comunale ha messo a disposizione delle scuole anche il personale per la loro gestione.

(4) Difficilmente accettabili sono da un lato l'uso troppo modesto che gli studenti fanno della biblioteca scolastica (nel 1999, dopo 25 anni di regolare funzionamento, al Liceo "Muratori" la utilizzava solo il 25% degli studenti) e, dall'altro, l'ancora più scarsa attenzione che i dirigenti scolastici e gli insegnanti riservano alla loro biblioteca. Uno sguardo ai siti web delle scuole (giugno 2004) rivela che su 14 scuole impegnate nella valorizzazione della biblioteca, solo in 4 questa è adeguatamente descritta e soltanto in un caso figura come progetto didattico nel Piano dell'offerta formativa (POF). In 6 casi è completamente ignorata nel web e in 10 assente dal POF. Negli altri, appena un rigo ne segnala l'esistenza.

(5) La rete bibliotecaria modenese comprende tutte le biblioteche di ente locale, la Biblioteca estense universitaria, biblioteche scolastiche e di istituzioni private (tra le altre, la Fondazione Collegio San Carlo, l'Accademia di scienze lettere ed arti, la Fondazione Cassa di risparmio di Modena, il Centro documentazione donna), per un totale di quasi 600.000 titoli.

(6) Assume finalità formative anche la proposta di un gruppo di lavoro trasversale alle diverse scuole, al quale partecipano insieme bibliotecari e insegnanti responsabili delle scuole convenzionate. Il compito del gruppo è di mettere a punto moduli di lavoro per la biblioteca, realizzarli e verificarne gli esiti e le criticità. Il progetto "Teseo nel labirinto" prevede un modulo base per il biennio con esercitazioni e approfondimenti, un percorso breve di ricerca per le terze classi e un percorso completo di ricerca per le quarte.

(7) Il servizio bibliotecario pubblico: linee guida IFLA/Unesco per lo sviluppo, Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2002, p. 52.

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