Rivista "IBC" IX, 2001, 2

convegni e seminari, pubblicazioni

Profonde sono le radici

Laura Miani
[Biblioteca universitaria di Bologna]

La pubblicazione del libro di Rino Pensato, La raccolta locale (Milano, Editrice Bibliografica, 2000) è stata l'occasione per la giornata di studi "Radici. Raccolte, studi, autori locali" svoltasi il 5 aprile 2001 presso la Biblioteca Universitaria di Bologna. Si è trattato di un proficuo momento d'incontro e di scambio d'esperienze tra bibliotecari, studiosi e scrittori, interessati al "locale" e quindi naturalmente portati a confrontarsi con l'opera di Pensato. Per Rosaria Campioni, che ha aperto i lavori, quest'opera è una conferma che il dibattito sulla raccolta locale non è passato di moda, intendendo con questa espressione quello strano oggetto biblioteconomico, difficilmente definibile, che partecipa della natura della biblioteca, dell'archivio e del museo. Un esempio di come debba essere una raccolta locale di largo respiro è, quasi "dietro l'angolo", il fondo Piancastelli della Biblioteca Comunale di Forlì, più volte citato nel corso del convegno.

La giornata di studi è stata poi scandita dal susseguirsi di tre sessioni. La prima (Le biblioteche della città e le raccolte locali: obiettivo cooperazione) ha messo in risalto da un lato le affinità e le differenze delle due biblioteche storiche bolognesi, l'Universitaria e l'Archiginnasio, e dall'altro la novità della Biblioteca Sala Borsa, che, a differenza delle prime due, non si pone come obiettivo principale la conservazione, ma la massima accessibilità dei documenti. Biancastella Antonino e Pierangelo Bellettini nei loro interventi hanno posto l'accento sulla "connotazione locale" delle prime due biblioteche ed hanno illustrato i rispettivi progetti da attuare in cooperazione: per l'Archiginnasio, la digitalizzazione di bandi, gazzette ed opuscoli di Giulio Cesare Croce, mentre per l'Universitaria è stata avanzata la proposta di creare un gruppo di lavoro "bolognese", facendo di questa giornata di studi la prima di una serie d'appuntamenti annuali. Da segnalare anche l'importante progetto illustrato, per la Sala Borsa, da Annamaria Brandinelli, di spoglio dei periodici locali, con la creazione di un archivio concordato, su di un supporto che sarà deciso di comune accordo.

Nella seconda tavola rotonda (Le raccolte locali nel sistema provinciale delle biblioteche) Gabriele Mignardi ha parlato della "schizofrenia" dei bibliotecari divisi tra universale e locale e del rapporto tra storia locale e storia nazionale, già affrontato nella sua relazione da Bellettini, precisando però che, quando si parla di storia locale, si può fare storia nazionale non solo nel caso di grandi città come Bologna, ma anche di piccoli centri come Zola Predosa. Marina Baruzzi ha ripreso la citazione, già fatta nella mattinata, dal libro di Pensato, a proposito di quello che dovrebbe fare la sezione locale di una biblioteca per porsi come soggetto attivo nei confronti della memoria collettiva (organizzazione e gestione dei documenti, ma anche loro valorizzazione e creazione di punti d'accesso d'informazione, per farli interagire con il contesto sociale) ed ha lanciato un condivisibile appello alla "passione civica", propria dei grandi bibliotecari della tradizione, per bilanciare quella per la rete e le nuove tecnologie.

La terza tavola rotonda (Raccolte locali, studi locali, autori locali) è stata coordinata dallo stesso Pensato, che ha posto ai partecipanti due domande specifiche: che cosa sia un "autore locale" e che cosa siano per gli scrittori le "radici". Per Renzo Cremante, la definizione di "autore locale" si applica, come un'etichetta impropria, non tanto ad una determinata categoria di scrittori, quanto ad un particolare momento della vita e del percorso creativo tipico della biografia di molti di loro, mentre sarebbe forse più giusto parlare della "provincia", come di una dimensione esistenziale e di una cifra stilistica propria di molti letterati del Novecento. Per lo scrittore Marcello Fois (autodefinitosi argutamente "bilocale"), occorre distinguere tra il "localismo" inteso come difetto, come condizione limitativa e la coscienza delle proprie origini; a suo giudizio, tutti nascono locali, per caso o per scelta. Quest'affermazione è stata controbattuta da un altro scrittore (e cantautore), Francesco Guccini, per il quale, in realtà, avere delle radici è da considerarsi un privilegio. Inoltre, a suo parere, nella distinzione tra storia locale e storia nazionale ciò che fa la differenza è il modo in cui le vicende sono raccontate, per cui, ad esempio, una "storia di vaccari" come quella del lontano West è diventata un'epopea nota a tutti.

Per un medievista come Massimo Montanari, invece, il discorso delle radici s'identifica con quello del sostrato culturale di ognuno e, citando dall'opera di Pensato, afferma che la rete favorisce l'universalizzazione e quindi la valorizzazione di ciò che è locale, anziché il suo annientamento, poiché una cosa diventa locale solo nella misura in cui si confronta con l'universo: per questo nel nostro tempo si nota una grande tensione verso il locale, anche nella letteratura. Egli sostiene che per cogliere il senso della microstoria, bisogna sostituire un processo induttivo ad uno deduttivo. Una nota di pessimismo nei confronti della rete è invece emersa dalla relazione del bibliotecario-scrittore Piero Meldini, che ha ripreso il discorso del rapporto tra locale ed universale, affermando che tutto oggi è locale relativamente alla globalizzazione, per cui, paradossalmente, l'Italia intera è "un paese locale con una lingua locale", come un'isola nella corrente dell'anglomania dilagante. Egli ha risposto anche alla prima delle domande di Pensato, affermando che ogni scrittore ha come limiti quelli del proprio io, è "autoreferenziale", e questo è "l'unico localismo da cui non si esce".

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